REX STOUT.
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SINFONIA FUNEBRE.
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Titilo originale: The Broken Vase. 1941.
Traduzione di: Luciana Agnoli Zucchini.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Jan Tusar, giovane violinista di grande avvenire,  giunto a quella che dovrebbe essere la sua definitiva consacrazione: dare un concerto nientemeno che al Carnegie Hall, la pedana di lancio dei pi grandi artisti. Eccolo di fronte al pubblico sul palcoscenico, accompagnato dalla pianista Dora Mowbray, accolto da scrosci d'applausi. E incomincia... ma che succede? Dal suo violino, un preziosissimo Stradivario, le note escono fredde, inespressive, senza vita: irriconoscibili... La fine del concerto  salutata con un gelido applauso di convenienza. Il crollo di un sogno! E poco dopo, nel suo camerino, Jan Tusar  trovato morto, fulminato da un colpo della rivoltella che ancora impugna.
Suicidio? Tutto lo fa pensare: Jan ha persino lasciato un biglietto per gli intimi... ma qualcosa non convince Tecumseh Fox, il detective privato. D'accordo,  un suicidio; ma potrebbe essere "anche" un assassinio! Tecumseh Fox chiarir il mistero attraverso un incalzare logico di indagini e di eventi serrati e appassionanti, come solo Rex Stout, il creatore del famosissimo Nero Wolfe, sa congegnare.
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Tecumseh Fox  un personaggio creato da Rex Stout per fornire qualche diversit dal suo rivale NERO Wolfe, Per quanto il nome sembri derivare dai nativi americani in controfigura per la morte (Double for Death),  l'autore spiega che il nome completo, William Tecumseh Sherman Fox deriva dal generale William Tecumseh Sherman che combatt durante la guerra civile. Sembra probabile che il nome sia stato scelto per giustificare il soprannome "Tec" (Una parola che in slang significa detective). Probabilmente lo stesso motivo per cui fu scelto il nome per la bella Theodolinda "Dol" Bonner. Il soprannome fu scelto, probabilmente, anche per analogia con "Wolf(e)"
La Westchester County si trova nello stesso universo della New York di Wolfe. Ambedue conoscono gli agenti della Bonner & Raffray e della Bascom Agency.  Personaggi delle due serie cenano da Rusterman e ballano al Flamingo Club, frequentano il Churchill Hotel, leggono la Gazette e guidano convertibili Wethersill, pur senza incontrarsi mai.
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L'AUTORE.
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Rex Todhunter Stout  (Noblesville, 1 dicembre 1886. Danbury, 27 ottobre 1975)  stato uno scrittore statunitense, capace di unificare due fra i generi, tradizionalmente separati, della narrativa poliziesca: il giallo d'azione americano (hard boiled) ed il giallo all'inglese, pi intellettuale (giallo deduttivo). Questi due aspetti si incarnano nei suoi personaggi pi famosi, Archie Goodwin e Nero Wolfe.
Stout si dimostr subito un piccolo genio: a tre anni aveva gi letto la Bibbia, a dieci tutti i testi del padre su filosofia, storia, scienza, poesia. A tredici anni fu campione di ortografia del Kansas. A diciotto anni, e fino al 1908, serv nella Marina degli Stati Uniti a bordo del Mayflower, lo yacht del presidente Theodore Roosevelt, con la mansione di sottufficiale addetto al servizio amministrativo.
Finito il servizio, gir per quattro anni l'America da una citt all'altra, lavorando come contabile ambulante, come venditore di sigari a Cleveland, di souvenir indiani ad Albuquerque, guida turistica a Santa Fe, invogli i turisti ai tour in pullman a Colorado Springs, e vendette libri a Chicago, Indianapolis e Milwaukee. Fece pure lo stalliere a New York.
Nel 1912 cominci a scrivere, inizialmente per le riviste e i settimanali. Guadagnava bene, ma spendeva altrettanto bene. Progett quindi un particolare sistema bancario dedicato agli scolari, che venne adottato in 400 citt degli Stati Uniti. Ci gli forn negli anni venti un introito regolare e sufficiente a pagarsi molti viaggi anche in Europa, mentre continu a lavorare arrivando a fare anche il direttore d'albergo.
Nel 1916 spos Fay Kennedy; divorzi nel 1933, per sposarsi una seconda volta, con Pola Hoffman. Ebbe da lei due figlie, Barbara e Rebecca. Nel 1929 incorse nel tracollo del marted nero di Wall Street, perdendo molto del suo denaro.
Subito dopo esord con un romanzo, non giallo, intitolato How Like a God; ebbe un modesto successo, quindi si volse del tutto al genere giallo, pi in forza del successo ottenuto, che per scelta. Infatti nel 1934, pubblic Fer de Lance (tradotto in italiano "La traccia del serpente") dove fa il suo esordio la splendida accoppiata Wolfe Goodwin.
Il successo si ripet regolarmente per tutti i 42 successivi volumi, sfornati pressappoco al ritmo di uno all'anno.
Nel 1959 viene premiato con il Mystery Writers of America Grand Master. Rex Stout presenta numerosi punti di contatto e anche di distacco da Nero Wolfe. Da un punto di vista fisico, Rex era longilineo, agile, energico; Wolfe tutto il contrario, obeso, pigro, sedentario, abitudinario. Wolfe curato e pulito, Rex spesso con barba lunga e trasandato. Wolfe  misogino, Rex era molto innamorato della seconda moglie. Le somiglianze si accentuano quando si esaminano le idee e i gusti: entrambi amanti della buona cucina, delle orchidee, della lettura e accesi discorritori. Entrambi odiano i politici, i maneggioni, gli ottusi, il cinema e la televisione.
L'effetto Nero Wolfe con l'arrivo della Seconda guerra mondiale pass in secondo piano e Rex Stout cominci a scrivere propaganda interventista tramite la Writers War Board, organizzazione finanziata dal governo che dirigeva e che fu chiamata la pi grande macchina propagandistica della storia. Negli anni della guerra present per tre settimane un programma radiofonico (Speaking of Liberty), e coordin gli scrittori americani per il sostenimento dello sforzo bellico. Dal 1979 fino ad oggi, l'associazione The Wolfe Pack istitu in suo onore il Premio Nero Wolfe (detto anche Nero Award) per il romanzo poliziesco dell'anno.
Rivest parecchie cariche a capo delle maggiori associazioni letterarie statunitensi (Authors Guild e Mystery Writers of America).
Ha scritto alcuni racconti sotto lo pseudonimo Evans Day. Il "corpus" delle sue opere giallistiche  stato valutato come "miglior serie del secolo" al Boucheron 2000, la pi grande convention per la letteratura gialla, e Rex Stout  stato nominato Miglior Giallista del Secolo.
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SINFONIA FUNEBRE.
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Personaggi principali
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TECUMSEH FOX: detective privato.
JAN TUSAR: violinista.
FELIX BECK: maestro di Jan.
DORA MOWBRAY: accompagnatrice di pianoforte.
GARDA TUSAR: sorella di Jan.
DIEGO ZORILLA: ex violinista.
HEBE HEATH: attrice cinematografica.
IRENE DUNHAM POMFRET: ricca mecenate.
HENRY POMFRET: secondo marito di Irene.
PERRY DUNHAM: figlio di Irene.
WELLS: segretario di casa Pomfret.
ADOLPH KOCH: commerciante e melomane.
THEODORE GILL: agente pubblicitario.
DAMON: ispettore della Squadra Omicidi di New York.
CRAIG: sergente della Squadra Omicidi.
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CAPITOLO 1.
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In quella rigida serata di marzo, correnti d'aria gelida turbinavano dietro le scene della Carnegie Hall. Gli stessi spifferi freddi che in altri tempi avevano spinto Paderewski, Heifetz e Scialiapin, grondanti di sudore, a correre a gambe levate fino al camerino, e avevano costretto le cameriere della Melba o della Sembrich a stare vigili dietro le quinte, con in braccio le stola di ermellino con le quali avvolgere le spalle nude e accaldate delle dive. Ma questo accadeva nell'intervallo o alla fine del concerto, s'intende, mentre adesso, alle otto e un quarto, il grande palcoscenico era ancora vuoto e un uomo robusto non aveva motivo di essere gi agitato e grondante sudore. Chiunque ritenga che un virtuoso del violino non debba necessariamente essere robusto, provi a suonare il Trillo del diavolo senza possedere muscoli d'acciaio.
Jan Tusar, che nel prossimo quarto d'ora avrebbe dovuto esibirsi col violino, per dimostrare di essere degno di calcare le scene su cui avevano trionfato Ysaye e Kreisler, in quel momento non sembrava un uomo robusto. Era uscito dal camerino e si era fermato sulla soglia, una mano sul pomello, l'altra che stringeva il violino al di sopra dei piroli. Superava il metro e ottanta, ma aveva l'aria di un ragazzino spaventato, la faccia contratta, gli occhi spalancati, il labbro inferiore stretto fra i denti. Le persone che gli stavano attorno, una quindicina, lo fissavano attentamente. Solo il vigile del fuoco di servizio se ne stava con discrezione accanto alla parete. Sapeva da tempo che la mezz'ora che precede l'ingresso in scena rende un artista nervoso come un cavallo da corsa sulla linea di partenza. Vi fu un ondeggiamento fra i presenti, come se stessero per avvicinarsi, ma poi tutti si frenarono, eccetto una donna non pi giovane che si stringeva attorno al collo, con le dita lunghe e ossute, una stola di martora.
Un uomo avanz rapido per sbarrarle il passo e la donna rinunci, scrollando le spalle e lanciando un'occhiata velenosa all'ampia schiena che si era interposta fra lei e il giovane spaventato.
Jan Tusar piant i suoi occhi sbarrati sull'individuo, ma non fiat.
Questi gli appoggi una mano grassoccia sulla spalla e disse in tono persuasivo: Torna dentro e siediti. La voce era profonda, il tono metallico, malgrado l'evidente desiderio di essere affettuoso e rassicurante. Alto come Tusar, era pi corpulento e pi vecchio, sui cinquanta, elegante nel suo abito da sera. Un uomo che occupava una posizione di rilievo nell'ambiente cui apparteneva. La mano sulla spalla del giovane, dapprima leggera, si fece decisa quando l'uomo aggiunse: Cos non va, Jan. Siediti e sta' calmo finch non ti chiamano.
Ho le mani fredde, si lament Tusar, e nella sua voce tremava il panico debolmente represso.
Non riesco a scaldarle, ho le dita rigide... Che ore sono?
Le otto e un quarto. Devi...
Dov' la signora Pomfret?
 andata a casa e ha chiesto a Henry di accompagnarla. Non dovevi...
Lasciami in pace! Sto benissimo. Ma vorrei... Chi  quello laggi, con Diego?
Con Diego Zorilla? L'uomo si volt a guardare. Non lo so.
Mi ha lanciato un'occhiata penetrante. Cos' quell'affare che gli esce di tasca? Il tono di Tusar era petulante, irritato. Come si fa a venire a un concerto con le tasche piene di pacchetti? Diego, vieni qui, per piacere.
Tozzo, leggermente pi anziano di Jan, pi piccolo, la pelle olivastra, i capelli e gli occhi neri, Diego si avvicin, esclamando in tono cordiale: Che Orfeo guidi il tuo archetto, Jan!
Grazie. Chi  quel tale? Voglio conoscerlo.
 un amico. Non credevamo...
Voglio conoscerlo!
Certamente. Diego fece un cenno e lo sconosciuto si avvicin.
Di statura e robustezza medie, dimostrava una trentina d'anni e nel suo aspetto non v'era nulla di notevole. A meno di non incontrare direttamente lo sguardo, vivace e penetrante, dei suoi occhi neri e di non essere abbastanza osservatori da notare la forza nascosta in ogni suo movimento felino.
Prima che l'altro si fermasse accanto a Zorilla, Tusar chiese:
Perch mi guardava in quel modo? Che cos'ha in tasca?
 un mio amico, disse Diego seccamente.  naturale che tu sia nervoso, Jan, ma non sei un bambino. Il mio amico si chiama Tecumseh Fox. Poi si volt verso il nuovo venuto.
Questo  il signor Jan Tusar. Le parole erano rivolte anche all'uomo elegante, pi anziano, che Zorilla present come Adolph Koch. Poi, con voce di nuovo tagliente, riprese: Mi hai gi sentito parlare del signor Fox, che dietro mia preghiera ha contribuito all'acquisto...
Ah! esclam Tusar aggrottando la fronte e dando un'occhiata al violino che stringeva in mano, quasi l'avesse dimenticato. Ha aiutato... D'un tratto, mutando espressione e tono, divenne cortese e disse con voce contrita: Mi scusi.
Non importa, rispose Fox, sorridendo. Diego non avrebbe dovuto parlarne e non avrebbe dovuto trascinarmi qui. Non frequento molto il bel mondo e ho la cattiva abitudine di squadrare la gente. Chiedo scusa. Questa, aggiunse toccando il pacco che gli usciva di tasca,  una stecca di sigarette. Un'altra mia cattiva abitudine.
Una stecca? fece il giovane con un risolino. Una stecca intera? Si mise a ridere apertamente, ma il suono era stridulo e nervoso. Ha sentito, signor Koch? Porta in tasca un'intera stecca di sigarette.  troppo buffo... anche pi di lei! La sua risata riecheggi nell'aria, pi acuta e fragorosa.
Dagli astanti si lev un mormorio, seguito da esclamazioni scandalizzate. Un uomo dall'aspetto cupo e tetro si stacc dal gruppo e si avvicin a Koch. Lo afferr per un braccio e gli mormor qualcosa all'orecchio. Anche gli altri si avvicinarono e la donna con la stola di martora si fece largo urtando Fox, che approfitt della confusione per allontanarsi nel corridoio verso il palcoscenico.
Zorilla lo segu scrollando il capo e borbottando qualcosa tra i denti, con aria seccata.  Fox osserv per qualche istante la confusione generale, poi si rivolse a Zorilla. Vuoi dire che questo  il normale preambolo di un concerto di violino?
In quello che vedi qui non c' nulla di normale, brontol Diego. Lo so, perch un tempo questo era il mio ambiente. Alz la mano sinistra e mostr medio e anulare, due miseri moncherini privi di falange. Prima che succedesse questo!
S, ma...
Niente, fra due ore Jan sar sulla cresta dell'onda, o sar precipitato in un crepaccio, forse per non uscirne mai pi.
Capisco, ma chi diavolo sono gli altri? Chi  quello che gesticola parlando con lo scheletro avvolto nella stola di martora?
 Felix Beck, il maestro di Jan.
E quella graziosa ragazza raggomitolata su se stessa, che pare in preda al terrore?
 Dora Mowbray, l'accompagnatrice.  naturale che abbia paura. Suo padre  stato impresario mio e di Jan. Sai, quel Lawton Mowbray che qualche mese fa  precipitato dalla finestra del suo ufficio, andando a spiaccicarsi sul selciato. E quel giovane alto che allontana la gente  Perry Dunham, figlio della signora Pomfret, Irene Dunham Pomfret.  nato dal suo primo matrimonio.
Lei dov'?
Non lo so, rispose Diego scrollando le spalle. Forse nel suo palco, ma credevo di trovarla qui.
Santo cielo, guarda quelli che stanno uscendo dal camerino. C'erano anche loro! Chi sono?
Conosci certamente la donna.
No.
Guarda meglio. Andrai qualche volta al cinema.
Di rado.  un'attrice?
Lo credo bene.  Hebe Heath, ma non conosco il giovane che l'accompagna. Guarda quante smorfie fa a Jan e come l'osserva Koch.
Non ho voglia di guardare, rispose Fox, che pareva disgustato. L in mezzo ci vorrebbe qualcuno dotato di buon senso. Vieni, andiamo ai nostri posti.
 quasi ora, ammise Diego, manca un minuto o due.
I suoi occhi neri erano rivolti verso Jan, ancora impalato sulla soglia del camerino, in mezzo alla confusione e al baccano.
 terribile, per un ragazzo, quel lungo percorso fino al palcoscenico, disse poi, con le dita umide, strette sulle corde, oppure tremanti e asciutte, il che  ancora peggio. Andiamo, Fox.
I loro posti erano accanto al corridoio centrale, nella decima fila di platea dell'ampio teatro.
Diego, dopo aver sistemato cappotto e cappello, rimase qualche minuto in piedi a guardare la sala.
Ormai era quasi piena, gli ultimi arrivati stavano rapidamente occupando le poltrone vuote ma, come Diego ben sapeva, ci non significava nulla. Qualunque impresario in gamba, organizzando un debutto alla Carnegie Hall, avrebbe saputo provvedere a riempirlo in modo adeguato. Inoltre c'era la signora Pomfret, per non parlare di altri mecenati meno importanti, pronti ad agevolare il cammino di giovani artisti verso il successo e la ricchezza. Osservando certe facce sparse qua e l in mezzo al pubblico, specie nei palchi, Diego not che per Jan la serata era stata preparata con ogni cura.
Aveva sbagliato per pensando che ci fosse anche la signora Pomfret; infatti la donna non era presente. Sedendosi mormor a Fox: C' un particolare che ti pu interessare: manca la signora Pomfret.  sempre nel palco FF, che stasera  vuoto.
Fox annu con un cenno distratto e continu a studiare il programma.
"Al piano, Dora Mowbray. Introduzione e Rond capriccioso op. 28, Saint-Sans; Pastorale e Scherzo op. 8, Lalo. " Quei nomi non gli dicevano niente. Volt la pagina.
"Commenti sul programma di Philip Turner." In fondo avrebbe dovuto frenare maggiormente l'abitudine di comprare cose strane e poi cacciarsele in tasca, ma d'altra parte perch non avrebbe dovuto cedere al desiderio di portare una stecca di Dixie a Crocker, che non fumava altro tipo di sigarette? Diede un'occhiata all'orologio e vide che erano le otto e quaranta.
"Era uno dei numeri da concerto preferiti da Sarasate, che lo suonava con allegre note cristalline. " Le luci della sala si abbassarono. Un mormorio di attesa si lev dal pubblico, e si plac quando si apr la porta a sinistra sul palcoscenico e apparve una ragazza con un abito color albicocca, che avanz verso il pianoforte. Si ud qualche applauso isolato, a cui la ragazza non parve prestare ascolto. Era talmente pallida che il suo volto sembrava una macchia confusa, in contrasto con il vivace colore dell'abito. Fox trov ridicolo che nessuno avesse avuto l'iniziativa di darle un po' di trucco, ma ammir ugualmente la regolarit del suo profilo mentre sedeva sullo sgabello, a capo chino. Quando la porta si apr per la seconda volta, uno scroscio di applausi accolse l'eroe della serata. Jan Tusar avanz a passi rigidi, ma non privi di una certa grazia, fino al centro del palcoscenico, s'inchin verso il pubblico, senza sorridere, s'inchin di nuovo, attese, e prima che gli applausi si fossero completamente spenti si volt a guardare Dora Mowbray. Le mani della donna si mossero, risuon una nota e Tusar, alzato il violino, se lo appoggi sotto il mento.
Fox, con la coda dell'occhio, vide la mano sinistra di Diego, la mano a cui mancavano due dita, stringere con gesto convulso il polso destro, nel momento in cui l'archetto faceva riecheggiare l'ouverture che, secondo il commento del programma, era "un adorabile andante malinconico".
Non accadde nulla. Il pubblico ascolt educatamente in silenzio, e vi furono soltanto i normali colpi di tosse e l'abituale frusciare degli immancabili programmi, mentre violino e pianoforte diffondevano le loro note melodiose e piene di delicata armonia. Tecumseh Fox non era assiduo ai concerti, ma provava una sensazione tutt'altro che sgradita, anzi piuttosto piacevole. Verso la fine del pezzo, per, cominci a sentire un vago senso di disagio. Era una sua impressione o Diego, rigido, tratteneva il fiato solo per un eccesso di buona educazione? E perch l'ometto seduto alla sua destra scuoteva la testa in quel modo? Quando la musica tacque e Tusar rimase ritto, la faccia pallida, seria, contratta, mentre gli applausi risuonavano freddi, privi di entusiasmo, offerti con imbarazzo per cortesia, Fox si chin per chiedere a Diego: Che cosa  successo? Ha suonato un pezzo per un altro? Diego scosse la testa senza rispondere, ma Fox ud la signora seduta davanti mormorare al suo vicino: Non capisco, non ho mai sentito un tono pi spento. E s che di musica ne ho ascoltata, in vita mia! Se continua cos, sar un delitto non farlo smettere.
Intanto sul palcoscenico Tusar faceva un cenno a Dora e iniziava il secondo pezzo. A Fox, questo sembrava molto simile al precedente, ma dopo qualche minuto gli parve di notare un certo crescendo nel mormorio del pubblico. Cominci a sentirsi sempre pi a disagio e non riusciva a stare fermo sulla poltrona. L'ometto alla sua destra si agit, irrequieto, e fece cadere il programma. Dopo il pezzo di Lalo gli applausi furono ancora pi freddi e Fox evit di guardare Diego. Mosse di nuovo le gambe, sperando che l'ultimo pezzo prima dell'intervallo, l'Obertass di Wieniawski secondo il programma, fosse breve. Lo fu, infatti, e altrettanto breve fu l'applauso che ne segu, ma non quanto il ringraziamento di Tusar: il volto pallido e teso, il giovane fiss il pubblico per un attimo, poi gir sui tacchi e scomparve. La platea comment quel gesto con un brontolio concitato. Dora Mowbray, pi pallida ancora di Jan, rimase ancora qualche secondo seduta sullo sgabello, infine balz in piedi e si diresse correndo verso la porta.
Andiamo, brontol Diego chinandosi a raccogliere cappotto e cappello.
Fox prese la sua roba e lo segu nel corridoio.
Nell'atrio, Diego brontol di nuovo: Devo andare a bere qualcosa. E quando Fox annu con un cenno, lo precedette fuori del teatro, fino a un bar poco distante.
Fox sorseggiava il suo whisky osservando lo spagnolo ingollarne due doppi, uno dopo l'altro.
L'espressione dipinta sulla faccia dell'amico scoraggiava ogni tentativo di conversazione. Del resto anche lui era in preda a un certo imbarazzo e non avrebbe saputo cosa dire. Un anno prima, spinto da Diego, aveva versato duemila dollari per contribuire all'acquisto di un violino per un giovane virtuoso che, a quanto diceva Zorilla, era o sarebbe divenuto un secondo Sarasate. Quella sera era stato condotto alla Carnegie Hall per assistere a un trionfo a cui, in minima parte, aveva contribuito.
Di conseguenza, non solo era imbarazzato, ma anche in preda a una certa irritazione. Non aveva desiderato andare al concerto, non capiva nulla di musica, non voleva sentirsi dire d'avere acquistato il diritto a condividere il trionfo di un altro. Continuava a sorseggiare il suo whisky in silenzio, mentre l'amico fissava con occhio tetro la fila di bottiglie dietro il bancone del bar.
D'un tratto Diego si volt e disse: Non sai che cosa  accaduto, vero?
No, rispose Fox posando il bicchiere vuoto.
Neanch'io.
Suppongo, disse Fox tentando di mascherare la propria irritazione, che fosse tanto impaurito da non riuscire a controllarsi. Ne aveva tutta l'aria.
No, ribatt Diego scuotendo il capo. Il movimento delle dita e anche i passaggi andavano bene. Non capisco... Il tono era fiacco, assolutamente privo di decisione. Quel violino avrebbe dovuto cantare! E lui faceva del suo meglio, sentivo e vedevo che lottava... Ha avuto un coraggio formidabile, si  battuto fino alla fine. Ma lo hai sentito? Sembrava la musica di un organetto. Non riesco a capire, e provo la sensazione che ebbi quando mi accadde questo.
Mostr la mano alla quale mancavano le due dita.
Se mi vuoi scusare desidero fare due passi, o bere ancora. Non me la sento di parlare.
E Tusar? chiese Fox.
Non lo so.
Cercher di portare a termine il concerto?
Non lo so, ti dico. Non capisco.
Neanch'io, ma vorrei capire. Credevo si trattasse di panico, ma tu dici che non  cos. Torniamo dentro a vedere lui e il suo violino.
Non servir a nulla. Per questa volta  tutto finito. Met del pubblico se n' andato, e comunque Tusar non pu lottare pi di quanto abbia gi fatto. Diego fu scosso da un brivido. Non affronterei di nuovo un supplizio simile neppure per recuperare un dito.
Fox insistette, asserendo che era necessario affrettarsi se volevano trovarsi dietro le quinte prima che finisse l'intervallo. Pag il conto e usc in fretta, ma Zorilla esitava ancora. Mentre passavano davanti all'ingresso del teatro, prima di svoltare l'angolo, videro la gente scendere alla spicciolata i gradini, avvolta nei cappotti, i cappelli in testa, con l'evidente proposito di non tornare. Nessuno ferm i due alla porta d'ingresso degli artisti, e questo li avrebbe stupiti, se il loro stato d'animo avesse concesso loro di notare tale irregolarit. Salirono le scale.
Percorsero un corridoio e attraversarono un ampio salone ingombro degli oggetti pi disparati, dalle tele da sacco ai cavalletti taglialegna. Quindi aprirono una porta.
Dove prima c'era una dozzina di persone ora il numero era raddoppiato, e se l'atmosfera precedente lo spettacolo era stata tesa e nervosa, ora Fox vedeva facce piene di orrore e d'incredulo sgomento. La sola eccezione era costituita da due poliziotti in uniforme, zitti, la schiena contro il muro, ognuno a un lato della porta chiusa del camerino. La persona pi vicina a Diego e a Fox era Adolph Koch, appoggiato a una sedia, pi che mai elegante, che respirava a bocca aperta.
Che cosa c'? gli chiese Diego.
Come? Koch alz la testa. Oh, Jan si  ucciso. Si  tirato una rivoltellata.
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CAPITOLO 2.
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Uno dei poliziotti si avvicin con passo pesante e chiese: Come siete entrati, voi due? Non c' un guardiano, fuori? Diego lo fiss, ma non riusc a spiccicare una sola parola.
Siamo entrati dall'ingresso del personale, disse Fox. Ne abbiamo il diritto.
Perch?
Sono amici del signor Tusar, intervenne Koch, e il poliziotto parve soddisfatto.
Diego fissava la porta del camerino, la faccia contratta come quella di chi cerca di sollevare un peso troppo gravoso. Fox, ritiratosi in un angolo, osservava la scena per istinto e abitudine. Un tempo aveva considerato questa sua predisposizione come un difetto organico e non l'approvava tuttora, sebbene lunghe e talvolta dolorose esperienze l'avessero costretto a rassegnarsi. Situazioni e fatti che normalmente facevano martellare il cuore o raggelavano il sangue nelle vene della gente lo trasformavano in uno strumento di precisione, pronto ad annotare ogni particolare.
Gli piacesse o no, questo era il suo atteggiamento di fronte ad avvenimenti tragici, mentre altri gemevano o si lasciavano sopraffare dallo sgomento.
Dei presenti, nessuno era sopraffatto; erano tutti riuniti a piccoli gruppi e fissavano la porta del camerino, o parlottavano tra loro a bassa voce. Una donna reprimeva a stento una risatina, mentre un'amica e un uomo le stringevano un braccio, ordinandole di tacere. Felix Beck, il maestro di Jan, camminava su e gi, agitando in aria le mani. Diego Zorilla, riacquistata la favella, stava parlando con Koch. Hebe Heath non era presente, ma non mancava, in fondo alla stanza con le mani in tasca, il giovane che prima era con lei nel camerino e che Diego aveva detto di non conoscere.
Fox osservava la scena con fredda attenzione. Fece involontariamente un passo, la fronte aggrottata, poi piant gli occhi su Dora Mowbray. La donna era seduta su una sedia contro la parete opposta, e il suo viso, ora addirittura cadaverico, era privo di espressione. Sembrava non udire le parole che Perry Dunham, chino su di lei, stava dicendo con aria seria.
Quando la porta si apr ed entrarono tre uomini, tutti si voltarono. Pur non essendo in uniforme, il loro atteggiamento svelava la loro identit.
Infatti uno dei poliziotti esclam: Qua dentro, capitano! E il primo entrato, dopo una rapida occhiata circolare, attravers la stanza con passo fermo, poi si gir di scatto. Il suo modo di fare era deciso ma non brusco, e il tono della voce cortese.
Eviteremo perdite di tempo, disse quasi con l'aria di scusarsi, se darete i vostri nomi e indirizzi ai miei uomini. Vi prego di non agitarvi.
Apr la porta del camerino e la richiuse dopo aver fatto entrare uno dei poliziotti. Gli altri due, taccuino e matita in mano si misero all'opera. L'arrivo delle autorit competenti pareva aver fatto dileguare parte dello sgomento e della tensione. Gli astanti si agitarono e le voci, prima un sommesso mormorio, acquistarono volume. Fox non si mosse dal suo angolo e attese con pazienza che il poliziotto lo interrogasse.
Nome, per piacere?
Tecumseh Fox.
Come si scrive? Fox lo ripet lettera per lettera, poi disse tutto d'un fiato: Tecumseh Fox, Brewster, New York.
Professione?
Investigatore privato.
Ah. L'agente lo fiss con attenzione. Gi, lei  quel tale... Dopo aver annotato il nome, aggiunse:  qui per lavoro?
No,  la mia sera di libert.
Con un grugnito il poliziotto fece uno strano commento.
Sembra piuttosto un giocatore di scacchi, disse con aria indifferente, allontanandosi.
Fox si diresse discretamente verso l'altro lato della stanza, avvicinandosi al giovane sconosciuto, e riusc a sentire che si chiamava Theodore Gill e che faceva l'agente pubblicitario.
Quando il poliziotto pass oltre, Gill lo guard con un sorriso divertito e gli chiese: Ha sentito bene? Theodore Gill, ma gli amici mi chiamano Ted.
Fox sorrise a sua volta, leggermente imbarazzato, e not che gli occhi di Gill erano pi grigi che azzurri, i capelli piuttosto castani che biondi. Mi sembrava di conoscerla, disse poi, ma mi ero sbagliato. Mi chiamo Fox.
Lo so, rispose l'altro con un cenno. So tutto e conosco tutti, il mio mestiere lo richiede.
Secondo lei,  peggio... Ah, ecco gli esperti. Ce l'hanno fatta prima del medico... No, c' anche lui.
Guardi un po'! Siamo un'assoluta necessit per il mondo moderno, noi agenti pubblicitari. Senza di noi nessuno pu vivere, e certi poveri diavoli non possono neppure morire: li fotografiamo centinaia di volte. A proposito, mi sbaglio o le ho sentito dire che  entrato dall'ingresso del personale?
 probabile, infatti l'ho detto.
Non ha per caso visto da qualche parte una donna incantevole? Bionda, per il momento.
Se intende parlare di Hebe Heath, no, non l'ho vista. L'ha persa?
Spero di no. Era qui, ma  scomparsa.
Lei ...
Sono il suo araldo, con tromba in piena regola!  una mia cliente, e se lei dovesse aver bisogno... Non importa, per ora soprassediamo. Ecco il terzo atto.
Il capitano era uscito dal camerino senza cappotto n cappello, chiudendosi la porta alle spalle. Il suo sguardo abbracci tutti i presenti e, sebbene l'atteggiamento fosse un po' pi aggressivo di prima, la sua voce risuon piuttosto grave e formale che ostile e minacciosa.
Jan Tusar, disse,  deceduto a causa di un proiettile che gli  penetrato in bocca e uscito dal cranio. Per ora dobbiamo concludere che si tratti di suicidio, e non c' alcuna ragione di ritenere che questa dichiarazione debba in futuro subire mutamenti. Ha lasciato un breve messaggio. Alz la mano per mostrare un biglietto. "Agli amici che hanno avuto fede in me. " Non lo legger, per ora.
La scrittura verr esaminata dagli esperti, ma vorrei che qualcuno che la conosceva ci desse un'occhiata. Chi vuole prestarsi? Seguirono un brusio, occhiate, gesti, poi una voce si alz tra il confuso mormorio: Io.
Grazie. Si chiama?
Beck, Felix Beck. Il maestro si fece avanti, e dopo qualche vano tentativo di parlare riusc finalmente a dire con voce sonora, come volendo stabilire un fatto d'importanza capitale:
Ero il maestro di Tusar. Sono stato il suo maestro per anni.
Bene. Il capitano gli porse un foglio di carta, aggiungendo:  la sua scrittura? Beck scrut il pezzo di carta. Il silenzio era rotto soltanto da voci sommesse e da vaghi rumori provenienti da dietro la porta chiusa del camerino. Il maestro si pass il dorso di una mano sugli occhi, guard di nuovo il foglietto, poi, fissando gli astanti, disse con un tremito nella voce: Sapete che cosa dice? Agit il foglio e riprese: Io faccio parte degli amici che avevano fede in lui, non  vero? Lo chiedo a voi! Sapete... Le lacrime gli corsero sulle gote, impedendogli di proseguire.
Signor Beck! esclam il capitano seccamente. Le ho chiesto se  la scrittura di Tusar. Tese la mano e gli strapp il foglio.
Beck si asciug di nuovo gli occhi e grid: S, certo che  la sua scrittura!
Grazie, disse il capitano riponendo la carta in tasca.
Ora devo rivolgervi qualche domanda, poi avr finito. Qualcuno di voi era in questa stanza quando Tusar  uscito dal palcoscenico ed  andato nel suo camerino?
Io, disse di nuovo Beck.
L'ha visto entrare?
S, rispose il maestro con tono pi calmo. Mi trovavo dietro le quinte, ma dopo il pezzo di Lalo non ho pi resistito e sono venuto via. Dopo essere entrato nel camerino ne sono uscito, e quando Jan  passato, io ero qui.
Perch lei era entrato nel camerino?
Volevo guardare l'astuccio del violino.
Perch?
Perch ero convinto che non suonasse con il suo strumento. Queste parole provocarono un mormorio fra i presenti. Beck si guard attorno con aria di sfida prima di aggiungere: E ne sono tuttora convinto.
Perch? chiese ancora il capitano, la fronte aggrottata.
A causa del suono. Ho orecchie per sentire, perdio!
Intende dire che il suono non era come avrebbe dovuto essere? Il violino di Tusar era uno strumento eccezionale?
 uno Stradivari! Anzi, non solo uno Stradivari, ma addirittura l'Oksmann. Le basta?
Non ancora. Quando Tusar  passato, proveniente dal palcoscenico, non aveva con s lo strumento?
Certo, ma non si  voluto fermare. Gli ho parlato, ma non mi ha risposto. Ha tirato dritto senza guardarmi, e dopo essere entrato nel camerino ha chiuso la porta. Ho cercato di aprire e gli ho parlato di nuovo, ma mi ha gridato di non entrare. Ho creduto opportuno lasciargli il tempo di calmarsi, e intanto sono arrivati la signorina Mowbray, il signor Koch, il signor Dunham e gli altri...
Quando  entrato per guardare l'astuccio, c'era qualcuno nel camerino?
Qualcuno... ripet Beck, stupito. No.
Ha visto una pistola?
No, ma doveva essere nella tasca del suo cappotto. O almeno, generalmente la teneva l da quando, dopo aver suonato a un concerto di beneficenza per la Cecoslovacchia, aveva ricevuto lettere minatorie. Gli avevo detto pi volte che era sciocco, ma non mi aveva dato ascolto.
Capisco, disse il capitano. La pistola era dunque di sua propriet. Secondo la sua testimonianza, la signorina Mowbray  stata la prima ad arrivare, dopo Tusar. Chi ?
 l'accompagnatrice.
 questa, la signorina Mowbray, interruppe una voce secca, e sarebbe ora che la si accompagnasse via di qui. Non  in condizioni di rispondere alle vostre inutili domande.
Il giovane che aveva parlato teneva una mano sullo schienale della sedia di Dora. Bello, occhi e capelli scuri, elegante nel suo abito da sera, come Koch, ma pi snello e atletico. Il suo tono, pur non essendo sprezzante, dava l'impressione che se ne avesse avuto voglia sarebbe stato capace d'insegnare a vivere al suo prossimo. Tutti lo fissarono.
Lei si chiama? chiese il capitano.
Perry Dunham. La signorina Mowbray  gi svenuta una volta. Non  necessario interrogarla.
Oltre a lei ero presente anch'io, quando Jan si  ucciso.
Davvero?
Quasi tutti i presenti possono confermarlo. Quando sono entrato qui, la signorina Mowbray e il signor Koch c'erano gi. Gli altri sono arrivati dopo. Tutti vociferavano chiedendosi che cosa avesse Jan, alcuni hanno tentato perfino di entrare nel camerino, ma io ho gridato loro di stare fuori. Poi, finito l'intervallo, Beck e Koch hanno invitato la signorina Mowbray a entrare. Io l'ho accompagnata, temendo che Jan potesse lanciarle qualcosa addosso. Era in piedi di fronte allo specchio, la pistola in pugno. Conservando la calma, ho detto alla signorina Mowbray di chiudere la porta e lei mi ha ubbidito. Poi ho cominciato a parlare a Jan, avvicinandomi pian piano, ma quando ero a un paio di metri si  cacciato in bocca la rivoltella e ha premuto il grilletto.
Capisco, disse il capitano tirando un profondo respiro. Come ho gi dichiarato, signor Dunham, sono certo che Tusar si  ucciso. Non  mai successo che un individuo spalanchi la bocca in modo che altri possano ficcarci dentro la rivoltella, puntando verso l'alto. Naturalmente, ora non restano dubbi, ma per pura formalit devo rivolgere una domanda alla signorina Mowbray. I fatti sono avvenuti come li ha descritti il signor Dunham, signorina? Dora annu con un cenno, senza guardarlo, senza alzare gli occhi.
Mi dispiace insistere, continu il capitano, ma se riusciamo a chiarire tutto ora, l'inchiesta sar conclusa. Quando Tusar si  ucciso era presente, insieme al signor Dunham?
S, mormor Dora alzando il capo. Il suo sguardo incontr quello del capitano. La donna aggiunse, con voce sorprendentemente forte e chiara:  successo in nostra presenza, come ha detto Perry. Io ero dietro di lui e cercavo di non... di non gridare. Quando Jan ha alzato l'arma, Perry ha fatto un salto, ma non  riuscito a...
Il suo gesto  stato troppo rapido, la interruppe Dunham seccamente, oppure il mio troppo lento.  caduto e io sono inciampato. Quando mi sono rialzato, mi sono reso conto che la signorina era svenuta e il suo corpo afflosciato contro la porta impediva agli altri di entrare. Non mi pareva il caso di permettere alla gente di precipitarsi dentro, ma poi, non sapendo cosa fare, ho spostato la signorina e ho lasciato entrare tutti.
Il capitano borbott qualcosa passandosi una mano sul mento, poi, guardandosi attorno, disse:
Be',  inutile disturbarvi oltre. Abbiamo i vostri nomi, in caso di bisogno, ma non credo sar necessario chiamarvi. Se non sbaglio, uno degli agenti ha avvertito telefonicamente la sorella di Tusar.  gi arrivata? Gli rispose qualche cenno negativo. Sar bene che rimanga qualche intimo.
Gli altri vadano pure, se nessuno ha qualcosa da aggiungere a quanto  stato detto.
Si guard nuovamente attorno. Sembrava che nessuno dovesse rompere il silenzio generale. Ma una voce profonda disse: C' ancora un piccolo particolare.
Adolph Koch si era alzato in piedi ed era avanzato al centro della stanza. Il capitano lo fiss.
Ebbene?
Dov' finito l'altro biglietto?
Quale biglietto?
Lei dice che Tusar ha lasciato un messaggio agli amici che avevano avuto fede in lui. Ma subito dopo lo sparo, molti di noi sono accorsi nel camerino e, malgrado la confusione, ho sentito il signor Dunham dire: "C' un suo biglietto" La signorina Mowbray ha risposto: "Ce ne sono due". Dunham ha ribattuto: "No, ce n' uno solo". E la signorina ha insistito: "Sono due, li ho visti". Forse non avr importanza, aggiunse Koch sospirando, ma le consiglierei di cercare il secondo biglietto, prima che noi ci allontaniamo.
Sulla faccia del capitano apparve un'espressione seccata. Era evidente che il poliziotto non gradiva affatto il nascere di una sgradevole complicazione in un chiaro caso di suicidio. Assumendo un tono decisamente aggressivo, disse a Dora:  esatto? Ha detto che i biglietti erano due? La ragazza annu con un gesto stanco. S, credevo di averne visti due, ma indubbiamente mi sono sbagliata. Li ho visti mentre Jan aveva la pistola in mano e Perry gli si stava avvicinando.
 stata un'impressione vaga... e certamente errata, perch Perry dice di averne visto soltanto uno. Che importanza pu avere?
Allora, fece il capitano con tono perentorio, non  disposta a dichiarare in modo assoluto di averne visti due?
Oh, no! Doveva essere uno solo.
Lei, signor Dunham, ne ha visto soltanto uno?
Certo. Il giovane lanci un'occhiata ostile a Koch, ma questi parve non accorgersene e si rivolse alla ragazza con aria scettica.
Hai un'ottima vista, Dora. Poi fiss il capitano e aggiunse: Sembra molto probabile che i biglietti fossero due e che uno sia stato sottratto.
Come si chiama? chiese il capitano seccato.
Adolph Koch, commerciante e cultore delle arti.
Insiste nella sua versione? Ritiene che sia mio dovere chiedere a questi signori di lasciarsi perquisire?
Per nulla, rispose Koch impassibile. Non le permetterei neppure di perquisire me. Ho accennato alla cosa soltanto perch lei ha chiesto se qualcuno avesse nulla da aggiungere.
Ebbene, ha altro da aggiungere?
No.
E gli altri? L'espressione del capitano non incoraggiava certo nuove obiezioni, ma una voce baritonale chiese cortesemente: Posso fare una proposta?
 Tecumseh Fox, capitano, spieg un'altra voce proveniente dal fondo della stanza.
Sono qui soltanto in veste di spettatore, si affrett a precisare Fox. Volevo chiederle se non sarebbe opportuno, prima di mandarci tutti via, che il signor Beck desse un'occhiata al violino, visto che aveva alcuni dubbi in proposito.
Certamente, non me n'ero dimenticato, ma...
Le dispiacerebbe provvedere mentre siamo tutti qui?
Potrebbe riconoscere il violino di Tusar? chiese il capitano a Beck.
Senza dubbio, rispose questi deciso, come se gli avessero chiesto d'identificare la propria faccia riflessa in uno specchio.
Prego tutti di restare qui un momento, disse il capitano dirigendosi verso il camerino e chiudendosi poi la porta alle spalle. Cessarono i rumori sordi che prima provenivano dall'interno e si ud un confuso mormorio di voci. Poi l'ufficiale usc dal piccolo locale, chiuse la porta e fiss i presenti, la faccia pi cupa di quando Koch aveva accennato alla questione dei biglietti. Guard tutti a lungo, in silenzio, poi disse in tono secco: Il violino non c'.
Le sue parole suscitarono esclamazioni e commenti di vario genere. Beck si precipit verso la porta del camerino, ma un poliziotto lo afferr per un braccio e lo trattenne. Qualcuno manifest la sua incredulit, asserendo di aver visto lo strumento. Il capitano alz una mano per ristabilire l'ordine, quando la porta in fondo alla stanza si apr lentamente e apparve una donna. Il mantello di visone aperto, gli occhi scuri e assenti sul volto pallido, aveva le labbra scarlatte socchiuse e il respiro affannoso. Attravers quasi di corsa il passaggio formatosi fra due ali di spettatori, diretta verso il camerino. Il capitano le sbarr la strada.
Adolph Koch le si avvicin con passo deciso, esclamando: Garda! Non dovevi...
Mio fratello! grid la donna stringendo spasmodicamente il braccio del capitano. Jan! Dov'? Tecumseh Fox si ritir silenziosamente nell'angolo dal quale si era allontanato poco prima.
...
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CAPITOLO 3.
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Non sono d'accordo, disse Diego Zorilla con voce convinta, non sono affatto d'accordo. Jan ha agito in modo sensato e io avrei dovuto fare lo stesso quando persi le dita. Quanto al violino, non ti credo. Se fosse avvenuta una sostituzione, Jan se ne sarebbe inevitabilmente accorto. Dopo aver bevuto depose il bicchiere e scosse il capo. No, riprese,  stato semplicemente rubato. Come e da chi, per...
Gi, chiariscimi questo punto, sugger Fox.
Erano seduti al bar del Rusterman, dopo aver finalmente lasciato la Carnegie Hall verso mezzanotte.
Le ultime due ore trascorse dietro le quinte del teatro non avevano fruttato nulla, oltre alla conferma della scomparsa del violino. Non c'era dubbio che lo strumento fosse nel camerino, subito dopo il suicidio di Tusar, e tutti negavano di averlo preso o solamente toccato, ma riconoscevano all'unanimit che nella confusione sarebbe stato possibile rubarlo senza che nessuno se ne accorgesse. Un'attenta indagine aveva stabilito con quasi totale certezza che soltanto tre persone erano uscite dalla stanza prima che arrivasse il capitano: una certa signora Briscoe, un certo Tillingsley e Hebe Heath. Tutti e tre avevano dichiarato ai poliziotti di non sapere dove fosse il violino. Non si poteva negare che nella camera fossero ammucchiati cappotti e mantelli sotto i quali poteva essere stato nascosto lo strumento, e qualcuno dei presenti poteva essersi assentato per pochi minuti senza farsi notare dagli altri, ma le ricerche in tutto lo stabile rimasero infruttuose.
Seduto in una comoda poltrona, Diego stava spiegando che, delle tre persone uscite prima dell'arrivo della polizia, la signora Briscoe era la donna che Fox aveva definito "lo scheletro dalla stola di martora", e che si poteva cancellarla dalla lista dei possibili sospetti. Tillingsley, direttore dell'orchestra sinfonica di Manhattan, era altrettanto insospettabile. Quanto a Hebe Heath, sebbene fosse una stella del cinema e quindi non propensa a ragionare con logica e normale acume, non poteva aver rubato un violino, all'acquisto del quale aveva contribuito con la non lieve somma di duemilacinquecento dollari.
Anche lei  un'ammiratrice delle arti? chiese Fox.
Era ammiratrice di Jan Tusar, rispose Diego deciso. Jan era una figura romantica, e stasera ha dimostrato quanto lo fosse veramente. Invece io sono un realista: quando in seguito a un incidente dovettero amputarmi le dita, privandomi di quanto possedevo di meglio, portai forse a termine l'opera? Niente affatto! Accettai la tua ospitalit, il tuo aiuto caritatevole, e rimasi per alcuni mesi nella tua casa di campagna, perch un realista deve pur mangiare. Vogliamo bere ancora qualcosa? Ora faccio adattamenti musicali per la compagnia radiofonica del Metropolitan.
Molta gente ascolta il tuo programma e tu sei sistemato bene. Parlami invece degli altri.
Diego gli spieg come Tusar desiderasse sposare Dora Mowbray, e come la ragazza non l'avesse mai incoraggiato. Il padre di lei, poi, si era decisamente opposto all'idea di tale matrimonio.
Quando, pochi mesi prima, Lawton Mowbray era morto, precipitando dalla finestra del proprio ufficio, certe malelingue avevano sparso la voce che Jan non doveva essere estraneo all'incidente.
Poteva essere stata una soluzione per liberarsi di chi ostacolava il coronamento del suo sogno d'amore. Diego aggiunse che si trattava di pettegolezzi malvagi, perch Jan non era romantico fino a quel punto. Dopo un certo intervallo di tempo, Dora aveva accondisceso a fargli di nuovo da accompagnatrice, perch Jan aveva insistito, dicendo che altrimenti non avrebbe potuto suonare, e anche perch aveva bisogno di soldi. Pur essendo stato un impresario di ottima fama, Lawton aveva sempre speso pi di quanto non avesse guadagnato e quindi aveva lasciato soltanto debiti, ricordi piacevoli e una figlia in pessime condizioni finanziarie.
Dunham mi  sembrato in ottimi rapporti con Dora, disse Fox.
Diego sperava di sbagliarsi, ma Perry Dunham era uno scimmiotto arrogante, incapace di apprezzare una creatura deliziosa come la piccola Dora. La chiamava "piccola Dora", perch quando l'aveva conosciuta, sei anni prima, era una ragazzina di quattordici anni, con lunghe gambe da cerbiatta. Mancava tuttora delle curve predilette dagli amanti latini, ma la sua bellezza era innegabile e il talento musicale tutt'altro che disprezzabile. Quanto a Perry, per lui esisteva solo il jazz, e questo, a giudicare dal tono di Diego, non richiedeva ulteriori commenti. Il giovane frequentava la Carnegie Hall unicamente per non perdere il denaro della madre, Irene Dunham Pomfret, mecenate di innumerevoli artisti. Forse Garda, la sorella di Jan, era il tipo adatto a Perry.
Ah, erano dunque... No, Diego non l'aveva mai sentito dire. Come lo stesso Fox aveva potuto notare, la bruna e appassionata Garda aveva il volto, le movenze e la figura tipici della seduttrice, ma se stava servendosi del suo fascino per tale scopo, lo faceva con prudenza e discrezione.
Si diceva che avesse un'occupazione nel mondo della moda ma doveva trattarsi di un impiego ben remunerato, se riusciva col proprio stipendio a pagare gli abiti che indossava, l'appartamento di lusso e la macchina con autista.
Quando Fox chiese se Garda avesse nutrito affetto per il fratello, Diego rispose di esserne certo, sebbene di recente i rapporti fra i due si fossero un po' raffreddati. Proprio il giorno prima Jan gli aveva detto che Garda era tanto in collera con lui da essersi rifiutata di assistere al suo concerto, per non gli aveva rivelato la causa della rabbia della sorella. Aggiunse poi in tono contrito che negli ultimi mesi anche lui si era un po' allontanato da Jan, per invidia. Preso da rimorso, dopo aver bevuto sei o sette whisky, lo ammise: Jan si stava preparando alla fase pi importante della sua carriera e avrebbe riscosso un sicuro trionfo. Diego non poteva sopportare tale pensiero, ma ora non si sarebbe mai perdonato di aver trascurato il giovane amico proprio nel momento in cui aveva bisogno di aiuto. Era deciso a fare il possibile per riparare, per vendicare l'ignobile tradimento che aveva fatto precipitare Jan in quella fatale, se pur ingiustificata, disperazione, spingendolo a togliersi la vita. Con l'aiuto di Fox avrebbe scoperto chi aveva sostituito il violino con una volgare scatola di legno munita di un manico, rubandola, poi, una volta ottenuto l'indegno scopo.
Subito dopo dichiar che, se la sostituzione fosse realmente avvenuta, Jan non avrebbe potuto non accorgersene. Fox sorrise.
Devi deciderti, Diego. Un minuto fa hai detto...
Ebbene, che importa? L'aria cupa dello spagnolo non si dilegu di fronte al sorriso dell'altro.
Avevo ragione. Non serve dire che Jan non si sarebbe lasciato ingannare, perch invece  andata cos. Intendo scoprire chi  stato. Ora sono ubriaco, ma domani agir.
Buona fortuna, disse Fox guardando l'orologio. Mi spiace non poterti aiutare, devo prendere il treno per Louisville. Ho un lavoretto da sbrigare, ma un paio di giorni basteranno. Ti telefoner, probabilmente gioved mattina, per sentire i tuoi progressi.
Un'inspiegabile epidemia di disturbi intestinali in una scuderia di cavalli da corsa, tra i quali un concorrente per il Derby, trattenne Fox a Louisville un giorno in pi del previsto. Di conseguenza l'investigatore arriv a New York il venerd anzich il gioved, alle due del pomeriggio invece delle otto del mattino, e non all'aeroporto La Guardia, ma a Pennsylvania Station. Non ebbe comunque bisogno di mettersi in comunicazione con Diego per sapere gli sviluppi del suo piano di vendetta. Gli aveva parlato per telefono gioved sera ed era al corrente delle novit.
Inoltre aveva avuto certe informazioni e una richiesta che ora l'avevano costretto a ingollare un pranzo affrettato nel ristorante dell'aeroporto, a prendere la metropolitana per Manhattan, poi un taxi fino a un indirizzo di Park Avenue.
Era stanco, aveva la borsa piena di regali per i Trimble e per gli altri abitanti dello Zoo, come era comunemente chiamata la sua casa di campagna, e portava inoltre una valigia sconquassata. Riteneva che il suo aspetto avrebbe suscitato una leggera sfumatura di freddo disprezzo nell'impeccabile maggiordomo che lo fece entrare in un vasto ingresso, dopo che l'ascensore lo ebbe portato al ventesimo piano; invece questi rimase impassibile, e Fox concluse che il personale di Irene Dunham Pomfret doveva essere abituato a certe apparizioni allucinanti. Il maggiordomo rimase cortesemente al suo fianco mentre un secondo servitore in livrea lo liberava, altrettanto cortesemente, della valigia e del pastrano. In quel momento sotto una porta ad arco si materializz una donna.
Buon giorno. Non ho cameriere perch non mi piacciono, preferisco gli uomini. Ne avevo in passato, ma si ammalavano sempre e ho preferito farne a meno. Lei  Fox? Tecumseh Fox? Diego mi ha parlato spesso di lei.  stato molto buono con lui all'epoca della sua disgrazia. Vogliamo entrare? Fox nascose con lodevole sforzo l'ammirazione per l'ambiente. Nel grande salone, riccamente ammobiliato, riconobbe due rari e stupendi esemplari di porcellane cinesi. Alla parete di fronte era appesa una stampa colorata della Cruche casse di Greuze. Non poteva naturalmente sapere che era stato il quadro preferito di James Garfield Dunham, il sentimentale primo marito di Irene, n poteva sapere che la signora Pomfret era capacissima di disprezzare i canoni del convenzionalismo e del gusto quando erano in ballo i suoi sentimenti personali. Tuttavia, dopo il primo sguardo, sarebbe stato facile indovinare questa peculiarit del suo carattere.
Anche l'aspetto della donna suscit in Fox un vago senso di stupore. Nulla rivelava la fredda, indifferente indolenza che la sua fama di mecenate in gonnella gli aveva fatto prevedere. La figura opulenta, gli occhi vivaci e intelligenti, la bocca turgida dall'espressione bonaria e soddisfatta, la pelle sorprendentemente fresca e giovanile, poich a giudicare dal figlio Perry doveva certamente essere fra i quaranta e i cinquant'anni, formavano un insieme che Rubens avrebbe guardato con gusto, e Fox era dello stesso parere.
L'ampia sala in cui la donna lo precedette era sontuosa ma. non opprimente, e i due enormi pianoforti a coda si notavano appena. La signora Pomfret si ferm al limitare di un magnifico tappeto Zendjan, e grid con una voce in cui erano fusi un tono di tenero affetto e una noia di comando che non ammetteva repliche: Henry! Un uomo si alz dalla poltrona. Quando si fu avvicinato, la signora Pomfret disse: Mio marito.
Aveva usato lo stesso tono con cui avrebbe detto "il mio Fox terrier", oppure "la mia sinfonia prediletta". Ma questo non sembr offendere la dignit di Henry Pomfret.
Questo  Tecumseh Fox, present la signora Pomfret. Poi si rivolse all'investigatore. Devo dirle che se fossi sua moglie e lei andasse in giro con una barba cos lunga... Fox, imbarazzato, lasci la mano di Henry Pomfret e cerc di scusarsi scioccamente. Ho dovuto precipitarmi all'aeroporto e non ho avuto il tempo di radermi. Inoltre sono scapolo, e farmi la barba mi secca terribilmente.
Si guard attorno e vide che, oltre ai due Pomfret, nella stanza c'erano anche un ragazzo e una ragazza seduti su un divano.
Credevo... aggiunse. Diego mi ha detto per telefono che lei avrebbe convocato qui tutti quelli che...
Infatti, ma Adolph Koch mi ha informato che non potr venire prima delle quattro. Lei era gi partito e Diego non ha potuto avvertirla. Il mio segretario, d'altra parte, non  riuscito a rintracciare Dora e Gill in tempo... Li conosce? Suppongo di no.
Quando Fox si avvicin al divano i due giovani si alzarono, e mentre la signora Pomfret diceva i loro nomi, Fox vide Dora tendere una mano esitante. L'investigatore allung la sua e constat che la stretta della ragazza era decisa. Le guance erano meno piene di quanto lui non ricordasse ma, pensando che la ragazza aveva trascorso momenti angosciosi, si trov d'accordo con Diego circa la sua bellezza. Strinse poi la mano a Ted Gill. Questi aveva l'aria distratta e leggermente corrucciata di chi  stato strappato a un'occupazione piacevole e importante.
Assomiglia a un tenore norvegese che ho conosciuto a Ginevra nel 1926. Pareva che cantasse con il pomo d'Adamo, disse la signora Pomfret.
Non allude a me, si affrett ad aggiungere Henry Pomfret ridendo. Io probabilmente ai suoi occhi assomiglio a un coccodrillo che ha visto in Egitto nel '28. Parlava di lei, Gill.
Un coccodrillo strabico, ribatt la moglie con un sorriso affettuoso. Il tenore norvegese si chiamava... S, Wells, cosa c'? Era apparso un uomo di mezza et, lo sguardo preoccupato e l'aspetto ansioso. C' il signor Barbinini al telefono.
Oddio, sta litigando di nuovo! esclam la signora Pomfret, allontanandosi in tutta fretta.
Vuole bere qualcosa? offr Pomfret. Tu, Dora?
No, grazie.
Anche Gill rifiut, mentre Fox disse che avrebbe gradito un bicchierino. Il salone non era fornito di bar. Attraversarono un'altra stanza meno ampia, un corridoio, fino a un accogliente salotto con comode poltrone ricoperte in pelle.
Pomfret si avvicin a un mobiletto che ospitava un frigobar e tir fuori il necessario. Fox, nel frattempo, osservava una porcellana Lang Yao, o Sangue di Bue, appollaiata sopra uno stipo in un angolo, e un'altra Fior di Pesco sopra un tavolo. Quando si avvicin alla seconda, per esaminarla meglio, Pomfret alle sue spalle gli chiese se gli piacessero le porcellane.
Mi piace questa, rispose Fox.
Non mi stupisce, ribatt Pomfret con orgoglio.  uno Hsuan Te.
Mi pare di capire che lei ne vada matto.
Sono un appassionato di porcellane cinesi. Fox intu che lo sguardo e la voce dell'uomo rivelavano assoluta sincerit. Ora il volto di Pomfret aveva qualcosa di simpatico, sebbene sulle prime non lo avesse trovato attraente, con quella bocca larga in disarmonia col naso a punta, gli occhi grigi irrequieti, troppo piccoli in rapporto alla fronte sfuggente che li sovrastava.
Non esiste Fior di Pesco pi bello, riprese Pomfret porgendogli il bicchiere. Ne ho un altro molto simile in camera di mia moglie. Se le interessa glielo mostrer, prima che se ne vada, insieme ad altre porcellane. Rise con un leggero imbarazzo e aggiunse: Forse ne sono cos orgoglioso anche perch sono le sole cose al mondo che mi appartengano. Naturalmente le ho acquistate col denaro di mia moglie, personalmente non possiedo un soldo. Ma sono mie.
Come fa a procurarsele? chiese Fox sorseggiando il suo whisky. Ha incaricato qualcuno che fa ricerche, o le trova lei stesso?
Niente del genere. Ormai ci ho rinunciato, perch a mia moglie non piacciono gli oggetti racchiusi in vetrine e preferisce vederli sparsi per la casa. Sono anch'io del suo parere, ma un anno fa uno zoticone fece cadere un Ming a cinque colori, il pi bello che io avessi mai visto, frantumandolo in mille pezzi. Crederebbe che ho pianto? Non sono riuscito a frenare le lacrime. Da quel giorno fu la fine. Era un oggetto di tale bellezza... Mi sentii responsabile. Aggrott la fronte fissando il proprio bicchiere, poi riprese: L'autunno scorso subii un'altra perdita, un Wan Li rettangolare, nero... Aspetti, voglio mostrarglielo. Pos il bicchiere, prese un volume da uno scaffale e, sfogliando alcune pagine, disse: Ecco una fotografia a colori. Era un pezzo unico, il gioiello della mia collezione. Guardi questo smalto giallo dorato, e il verde, e il bianco! Anche se la fotografia non ne rende assolutamente la bellezza... Dopo aver guardato la pagina Fox chiese: Si  rotto?
No, rubato. Un bel giorno spar e... Ma non voglio annoiarla con questa storia.
Fox stava protestando cortesemente di non essere affatto annoiato, quando si ud bussare alla porta. Alla risposta di Pomfret, apparve Perry Dunham.
Porto gli ordini, disse in tono energico. Controllo. Tutti presenti eccetto Koch, e la mamma voleva sapere dove eravate voi due. Tese la mano a Fox. Buon giorno, sono Perry Dunham. Forse ricorda di avermi visto l'altra sera. Poi diede un'occhiata al bicchiere mezzo vuoto di Fox ed esclam:
Questa  una buona idea!
Bevi qualcosa? offr Pomfret. Fox not che la sua voce non era eccessivamente cordiale.
S, se hai del bourbon.
No, mi dispiace. Ho roba scozzese, irlandese, rye...
Lo trover io. Il giovane che Diego aveva definito uno "scimmiotto arrogante" si volt prima di uscire, Stavi mostrando al signor Fox le porcellane della mamma? chiese.
Anche i suoi fiorini e i suoi ducati? Poi si chiuse la porta alle spalle.
Una chiazza di sangue arross le guance di Pomfret. Fox se ne accorse. Imbarazzato, tent di aiutarlo a superare l'emozione, evidentemente troppo violenta per permettergli di continuare la conversazione.
Fiorini e ducati? disse. Davvero interessante. Ha anche dinari e ghinee?
Alludeva, rispose Pomfret, a una piccola raccolta di monete alla quale mi sono dedicato per consolarmi, dopo aver rinunciato alle porcellane.  roba che se cade non si rompe, e anche se si rompesse non varrebbe la pena di piangerci sopra.
Vecchie monete? Mi piacerebbe molto vederle.
Ne dubito, rispose Pomfret, molto meno entusiasta delle monete che delle porcellane. Non reclamizzava con orgoglio il suo nuovo hobby.
Fox ribatt che "dinaro" per lui era soltanto una parola esotica e che gli sarebbe piaciuto vederne qualcuno, se era compreso nella piccola raccolta. Pomfret osserv che avrebbero dovuto raggiungere gli altri nel salone, poi si lasci sfuggire che possedeva un dinaro dell'epoca dei Fatimidi. Infine trasse di tasca un mazzo di chiavi, ne scelse una e apr lo sportello di una piccola credenza, mettendo in mostra i ripiani sui quali poggiavano dei vassoi concavi. Ne prese uno diviso in tanti piccoli scompartimenti foderati di velluto, in ognuno dei quali c'era una moneta.
Indicandone una, disse: Eccola, ma non  in ottimo stato di conservazione. Quest'altra, molto pi bella e di maggior pregio,  una moneta dell'epoca di Luigi I. Questa invece risale al regno di Giacomo V di Scozia. Questa?  un antico statere britannico... Avanti! Entr Diego Zorilla. Guard i presenti con i suoi vivaci occhi neri, salut Pomfret, strinse poi con affetto la mano di Fox. Disse che lo avevano incaricato di chiamarli. Pomfret ripose il vassoio e chiuse la credenza, mentre Fox trangugiava il whisky rimasto nel bicchiere.
Nel salone? chiese Pomfret.
No, sono in biblioteca.
Quando vi giunsero, parve a Fox che la stanza non avesse alcun diritto all'antiquato e dignitoso appellativo di "biblioteca". Sebbene i libri non mancassero, si perdevano nella confusa accozzaglia di oggetti eterogenei seminati dappertutto. Nelle scansie c'erano numerosi strumenti musicali di forma antica, un'enorme arpa, busti in bronzo e marmo di musicisti, un mappamondo della circonferenza di circa tre metri sul quale qualcuno aveva disegnato linee nere sfreccianti in ogni direzione. E l'inventario non era ancora esaurito. Erano presenti varie persone sedute ai lati di un grande tavolo rettangolare che dava all'ambiente l'aspetto di un salone per assemblee. A capotavola sedeva Irene Dunham Pomfret, e alla sua destra Wells, il segretario dall'aria angosciata. La donna interruppe la sua conversazione con Koch e lanci un "Sedete" ai tre nuovi arrivati, senza neppure guardarli.
 veramente unica, mormor Diego a Fox. Un giorno, durante una riunione del comitato artistico del Metropolitan, lanci il registro dell'assemblea contro Daniel Cullen, ordinandogli di uscire.
Non c' ragione, in fondo io non c'entro, stava dicendo intanto Pomfret agli astanti.
Siedi, gli ordin sua moglie.
L'uomo prese posto fra Perry e Hebe Heath, accanto a cui c'era Felix Beck. All'altro lato del tavolo, vicino a Fox e a Diego c'erano Dora Mowbray, Ted Gill, Garda Tusar e Adolph Koch, proprio nell'angolo. Tutti parlavano tra loro in tono sommesso. La signora Pomfret, quando termin il discorso con Koch, picchi sul tavolo con le nocche per imporre il silenzio.
Vi ho radunati qui, disse con l'autorit naturale e semplice della donna abituata a presiedere assemblee, per due ragioni. Per prima cosa ritengo abbiate diritto di leggere il biglietto lasciato da Jan quando... o almeno di udirne la lettura. Dietro mio suggerimento la polizia non ne ha permesso la pubblicazione, consegnandolo invece a me. Me lo dia, Wells.
Il segretario trasse un foglio di carta da una cartella posata davanti a lui sul tavolo e lo pass all'austera signora.
 scritto, prosegu Irene Pomfret, su un foglio strappato dal notes per le comunicazioni telefoniche che si trovava nel camerino. Eccone il contenuto.
...
Agli amici che hanno avuto fede in me. Non sono stato all'altezza della vostra fiducia e non ho il coraggio di tornare sul palcoscenico: l'ho consumato tutto in quella tremenda ora. Quel suono atroce... ho tentato con tutte le mie forze di farlo cantare, ma non mi e` stato possibile. Dora, non voglio dire che tu avresti potuto farlo cantare, se avessi voluto, ma capirai.
Perdonami. Perdonatemi tutti voi. Non sto per uccidermi, perche sono gia` morto. Lascio il mio violino a coloro ai quali appartiene veramente, a coloro che me lo hanno dato. Io non ho il diritto di possederlo. Non ho altro da lasciare.
Jan.
...
Mentre Irene Pomfret finiva di leggere con voce tremante, le lacrime le scorrevano lungo le gote.
Diego bofonchiava fra s, Beck gemeva e Dora si era nascosta il viso tra le mani.
Garda esclam con voce stridula, vibrante di tensione: Voglio quel biglietto! Lo voglio, mi appartiene! La signora Pomfret non sembr neppure udirla, intenta com'era ad asciugarsi gli occhi col fazzoletto.
Lo voglio e intendo averlo!  l'ultimo ricordo di mio fratello e ho il diritto...
No! disse la signora Pomfret seccamente. Potr parlarmene pi tardi. L'unica persona nominata  Dora ed  l'unica che pu rivendicarne il possesso.
Ma io...
Basta cos, Garda. Mi meraviglio che qualcuno non pianga, ma io non riesco a trattenermi. Ho ritenuto che aveste il diritto di conoscerne il contenuto, ma sono certa di trovarvi tutti d'accordo sul fatto che non debba essere divulgato, soprattutto per quanto riguarda l'allusione molto intima a Dora.
La lista, Wells.
Irene Pomfret prese il secondo foglio passatole dal segretario e continu.
Questo  l'elenco delle persone che hanno contribuito al fondo per l'acquisto del violino: "Lawton Mowbray, millecinquecento dollari; Tecumseh Fox, duemila dollari; Hebe Heath, duemilacinquecento dollari; Adolph Koch, diecimila dollari; Irene Dunham Pomfret, ventimila dollari". Il totale ammonta a trentaseimila dollari e, come sapete,  stato possibile acquistare lo Stradivari Oksmann a tale prezzo per un caso fortunato.
Non capisco... cominci Koch.
La prego di lasciarmi finire. Non tutti i presenti hanno contribuito al fondo. Ho invitato Dora perch  nominata nel biglietto, e anche perch deve rappresentare gli interessi di suo padre. Se, dopo la discussione in merito, si decider di vendere il violino, da cui sono certa che si pu ricavare la somma spesa, e di rifondere il denaro ai contribuenti, i millecinquecento dollari saranno molto utili a Dora, troppo fiera e troppo sciocca per accettare aiuto dagli amici. Ho invitato Garda perch  la sorella di Jan. Felix perch era il suo maestro e Diego perch, oltre a essere stato suo amico, aveva anche ottenuto il contributo del signor Fox. Il signor Gill doveva essere presente in rappresentanza della signorina Heath, che aveva detto in un primo momento di non poter presenziare alla riunione, ma che poi evidentemente ha mutato parere.
L'appuntamento urgente che avevo con un importante...
Capisco benissimo, signorina. La voce della signora Pomfret si era fatta d'un tratto acida. Ci sono alcune cose che vorrei rimproverarle, ma non posso perch sono in casa mia. Mi permetto comunque di dirle che sar un sollievo generale se vorr incaricare il signor Gill di parlare a suo nome. Prima d'iniziare la discussione, devo per riferirle...
Quale discussione? chiese Adolph Koch. Che cosa c' da discutere? Se allude al violino, a che serve parlarne, visto che non sappiamo dov'?
Lo sappiamo, invece:  qui.  arrivato per posta, indirizzato a me, stamattina.
Tutti la fissarono sorpresi, eccetto Fox. L'investigatore osservava attentamente gli altri, scoprendo sui loro volti sfumature pi o meno evidenti di meraviglia, d'interesse e di sbigottimento. Hebe, seduta di fronte a lui, si era portata con un gesto drammatico una mano alla bocca, e fissava la padrona di casa con occhi sbarrati e increduli.
No! ansim. Come... il violino di Jan...
Ho detto quel che ho detto, ribatt la signora Pomfret seccamente.
Molto interessante, mormor Koch.
Dice che  qui? fece Diego. Vediamolo.
Wells! abbai la signora Pomfret.
Il segretario spar dietro un paravento e riapparve reggendo una grossa scatola di cartone, lunga poco meno di un metro, che depose sul tavolo davanti a Irene.
La donna sollev il coperchio e introdusse una mano, ma Fox intervenne: Mi scusi, forse  meglio non toccarlo.
Avvicinandosi scorse lo sguardo leggermente ironico di Irene. La donna osserv in tono blando:
Si preoccupa per le impronte, suppongo, ma non ce ne sono. In via amichevole, s'intende, avevo chiesto al capo della polizia di mandare un esperto. Voleva portarsi via lo strumento, ma gliel'ho impedito.
Ritrasse con gesto cauto e lento la mano dalla scatola, facendo frusciare la carta velina che avvolgeva lo strumento. Tutti rimasero con gli occhi inchiodati sulla signora Pomfret.
 indubbiamente un violino, disse Koch, ma come possiamo sapere se si tratta di quello di Jan?
Questa  una delle ragioni per le quali ho convocato Beck. Felix, vuole... Beck era gi accorso e tendeva le mani con tenerezza, come una donna che si appresti a sollevare un bambino. Fox indietreggi senza staccare gli occhi dagli astanti, mentre l'attenzione degli altri si era intanto spostata sul maestro.
Si direbbe che sia quello che cerchiamo, mormor Koch quasi tra s. Era l'unico a non aver lasciato il suo posto. La signora Pomfret si era alzata per prima, per tirare lo strumento fuori dalla scatola, e gli altri allungavano il collo per vedere, eccetto Perry Dunham, gi abbastanza vicino, e Hebe Heath. L'attrice, il seno sollevato dal respiro affannoso, si stringeva la gola con una mano per soffocare l'agitazione prodotta dalla terribile attesa.
Per tre lunghi minuti Felix sembr dimenticare tutti. Esaminava centimetro per centimetro, con occhi scrutatori, lo stupendo strumento color oro rossiccio, l'antica patina ora lucente ora opaca secondo i riflessi della luce, girandolo teneramente fra le mani. Poi, stringendoselo al petto, guard la signora Pomfret e fece un cenno affermativo col capo.
Ebbene? chiese un coro di voci.
 lo Stradivari Oksmann, dichiar Beck.
Dopo un lungo silenzio generale, Perry disse: Me lo faccia vedere.
Aveva teso la mano, ma Beck continuava a stringersi il violino al petto.
Koch mormor: Dopotutto, la discussione sar necessaria.
Hebe si lasci cadere su una poltrona con aria affranta. Henry Pomfret tentennava il capo come se avesse visto avverarsi una precedente supposizione, mentre Dora tornava al suo posto con passo malfermo, seguita da Gill che si chin poi a mormorarle qualche cosa all'orecchio. La signora Pomfret afferr lo strumento, che Beck cedette a malincuore, e lo ripose nella carta velina.
Ora tanto vale che ci sediamo, disse. Quando tutti furono tornati ai loro posti, riprese:
Immagino sarete d'accordo nel ritenere che, prima di decidere ci che dovremo fare del violino, sia necessario discutere di alcune cose.
Per esempio, disse Diego con fermezza, dobbiamo appurare se luned sera Jan ha suonato con questo strumento.
E dobbiamo scoprire chi  stato a effettuare la spedizione, aggiunse Ted Gill.
Questo  il punto pi importante, secondo me, rispose la signora Pomfret, con un cenno di approvazione. Per prima dobbiamo considerare un'altra cosa. La polizia attribuisce un certo interesse a questa vicenda, e l'investigatore venuto stamattina voleva portarsi via non solo il violino, ma anche la scatola e la carta che l'avvolgeva. Dietro mia preghiera il capitano Hombert, davvero cortese, gli ha ordinato di non insistere, perch in fin dei conti non si trattava di un delitto... Insomma, Jan ha agito di propria volont, povero ragazzo!
Non  vero! esclam Garda con convinzione. Non ci credo! Jan non si  ucciso e voi lo sapete! Alcuni dei presenti lo sanno!
Sei sciocca, Garda, ribatt Perry guardandola di sbieco. Dora e io eravamo presenti e abbiamo visto.
Dora! grid Garda con disprezzo. Mentite tutti e due! Sono state proprio le sue smorfie...
Basta! ordin la signora Pomfret battendo il pugno sul tavolo. Henry aveva previsto che la tua presenza avrebbe provocato guai.
E li provocher! Gli occhi neri di Garda lampeggiavano e la sua voce era piena di decisione.
Non pu farmi tacere soltanto perch si chiama Irene Dunham Pomfret. Dice che non si tratta di un delitto, e invece Jan  stato ucciso!  stato assassinato! Perry Dunham ebbe un'esclamazione sarcastica. Sua madre si era gi irrigidita, preparandosi a riprendere il controllo della difficile situazione, quando una voce la prevenne.
Hai ragione, disse Dora, stringendo spasmodicamente le mani e facendo roteare lo sguardo dall'uno all'altra, non sapendo a chi rivolgersi. Garda ha ragione. Jan  stato ucciso e la colpevole sono io.
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CAPITOLO 4.
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La sedia si rovesci sul pavimento, quando Garda Tusar balz in piedi. Ma la ragazza non pot fare un passo, perch Diego Zorilla la trattenne con forza per le braccia.
Il confuso vociare fu sopraffatto dalla voce di Perry, che, fissando Dora con occhi che gli uscivano dalle orbite, grid: Santo cielo, sei impazzita?
No! rispose la ragazza. La sua voce, seppur strozzata, era chiara quando riprese: Non sapevo che sarebbe finita cos, ma sono stata io. Quando  scomparso il violino ho pensato che fosse quella la ragione, ma ora vedo che sbagliavo.
Un momento, signorina Mowbray, disse Fox che le era seduto vicino. Sta dichiarando di avere sparato a Tusar?
Di avere... Dora si volt a guardarlo.
Sparato il colpo, premuto il grilletto.
Come sarebbe stato possibile? Ha sparato lui!
Ma allora, che cosa vuoi dire? chiese la signora Pomfret, impaziente.
Credo di averlo ucciso. Non voglio assumere un tono da melodramma, e Dio sa che non volevo la sua morte, non volevo neppure fargli del male... sebbene lo avessi desiderato, quando lo sospettai di avere ucciso mio padre.
Sgualdrina! url Garda. Sei stata tu a mettere in circolazione quella vile menzogna!
Garda! La voce della signora Pomfret, fredda e tagliente, ebbe il sopravvento. Taci! Comportati come si deve, o ti metto alla porta, e ognuno degli uomini presenti sar felicissimo di assumersene l'incarico.  una scena vergognosa!
Vuole... si offr Diego.
No, la faccia sedere. Allora, Dora?
Non la biasimo, disse Dora tirando un profondo sospiro, per non sono una sgualdrina e non ho messo in circolazione nessuna menzogna. Non ho mai detto a nessuno che ritenevo Jan responsabile della morte di mio padre, anche se per un certo periodo l'ho creduto. Come qualcuno di voi sa, amavo molto mio padre e non ho mai amato Jan, almeno non come lui avrebbe voluto. Avevo deciso di servirmi dell'unico mezzo disponibile per farlo soffrire. Dopo una breve pausa riprese:
So che era una cosa ignobile, ma la morte atroce di mio padre... Lei stessa, signora Pomfret, ha detto che ero fuori di senno. Progettai di rimettermi a lavorare con Jan, di accompagnarlo al pianoforte nelle prove per il suo concerto e poi di rovinarlo, in modo per che solo lui si rendesse conto del mio operato. Credevo di esserne capace, ma capii subito che non mi sarebbe stato possibile, che non ne avrei avuto la forza... e poi cominciavo ad avere qualche dubbio sulla morte di mio padre. Forse il mio cervello tentava di rimettersi a pensare normalmente.
Non era un'idea lodevole, mia piccola Dora, disse Diego.
Lo so, e ben presto me ne sono liberata. Jan aveva insistito perch gli facessi da accompagnatrice. Poi l'altra sera, dopo le prime note, ho capito che qualcosa non andava e temevo fosse colpa mia. Forse inconsciamente stavo mettendo in atto il mio piano primitivo. Avrei voluto chiamarlo, avrei voluto alzarmi e fuggire, fare qualcosa, qualsiasi cosa, ma non potevo. Dovevo rimanere dov'ero e fare del mio meglio. L'ho fatto, ho tentato con tutte le mie forze, credetemi! Non credete alle mie parole? Lottavo, ma le mie dita erano rigide come quelle di mio padre dopo la morte, non riuscivo...  stato atroce, atroce...
Sciocchezze, dichiar Felix bruscamente, sono tutte sciocchezze! Il pianoforte andava benissimo, non  vero, Diego?
Non l'ho neppure udito, ma mi sarei certamente accorto se non avesse suonato bene.
Eppure, disse Dora con tono disperato, deve essere stato cos. Che altro avrebbe indotto Jan a soffocare, a uccidere la musica? L'avete sentito. Sapevo che doveva essere stata colpa mia, e quando l'ho visto, quando si ...
Un corno! esclam con energia la signora Pomfret. Fox la guard sbigottito mentre gli altri, conoscendo la sua imprecazione prediletta, non si scomposero. Cara Dora, proseguiva intanto Irene, il tuo senso di colpa  veramente inaudito. Quanto a te, Garda, i tuoi sospetti sono stupidaggini di pessimo gusto, e fammi il piacere di non coprirti di ridicolo. Dobbiamo arrivare a una decisione.
Il tono autoritario richiam all'ordine i presenti.
La signora Pomfret si schiar la gola e riprese: Come ho gi detto, la polizia sa che non  stato commesso un crimine, a parte forse un furto, e poich il violino  stato restituito intatto non indagher, se noi non lo desideriamo. La decisione spetta dunque a noi. Possiamo disporre dello strumento e considerare l'incidente chiuso... Zitta, Garda! Oppure possiamo indagare per trovare una risposta ai quesiti posti da Diego e dal signor Gill. Quesiti che in cuor nostro abbiamo tutti formulato. A mio parere, malgrado le probabili e poco piacevoli conseguenze,  nostro dovere verso Jan, verso noi stessi, verso l'arte della musica, richiedere un'indagine. E dopo una breve pausa, aggiunse con aria arcigna: Per quanto mi riguarda, mi ritengo in dovere di agire nei confronti del mascalzone impertinente che mi ha spedito il pacco.
Chi sar incaricato delle indagini? chiese Koch aggrottando la fronte.
La polizia, rispose Garda con tono enfatico.
Oh, no! mormor Dora, tappandosi subito la bocca con una mano.
A me, disse Hebe, sembra che sarebbe ripugnante... Uno sguardo imperioso di Ted la fece ammutolire, ma prima che altri potessero aprire bocca, l'attrice riprese: Ted, sono certa che il signor Koch sarebbe d'accordo, perch proprio ieri ha detto... Ricorda, Dolphie, quando le ho chiesto perch nessuno...
Hebe! l'interruppe Ted. Noi non c'entriamo.
Va bene, va bene, rispose lei, con dignit offesa.
Secondo me, osserv Koch in tono pacato, sebbene sulle sue guance fosse apparso un velo di rossore, tutto dipende da chi far le indagini.
Sono d'accordo, disse la signora Pomfret. Per fortuna uno di noi, cio uno degli attuali proprietari del violino,  un investigatore abile e con molta esperienza. Signor Fox, vuole assumersi questo incarico?
Lui! esclam Garda in tono sprezzante. Uno di voi? Senza degnarla di uno sguardo, la signora Pomfret, vista l'espressione di riluttanza sulla faccia di Fox, aggiunse: Naturalmente  giusto che riceva un compenso per le sue prestazioni. Provveder io stessa.
Non presenter nessuna parcella, rispose il detective scuotendo il capo. Poi si guard attorno e aggiunse: Se nessuno dei presenti ha nulla da obiettare... Signorina Mowbray? Dora fece un cenno negativo.
Desidera che io scopra cosa  realmente accaduto?
Si, certamente.
Lei, signor Koch?
Senz'altro,  un'ottima idea. Non sono molto al corrente della sua fama...
Sono un onesto cittadino. Signorina Heath?
Oh, s! La voce dell'attrice era piena di entusiasmo mentre lei fissava l'interlocutore con occhioni languidi. La prego.
Va bene, accetto, disse Fox. Resta inteso, naturalmente, che ogni mia scoperta verr riferita a tutti voi, continu rivolto alla signora Pomfret. Lei ci ha convocati tutti qui, oggi, e anch'io sono del parere che alla signorina Tusar, al signor Beck e a Diego sia dovuto ogni riguardo. Anche a suo marito e a suo figlio, s'intende.
Grazie, fece Perry con tono esageratamente grato. Temevo proprio che mi avrebbe trascurato.
Fox si avvicin alla padrona di casa e al suo segretario, pos una mano sulla scatola, e il suo gesto volle dire che ormai le redini erano in suo pugno. Suppongo, disse, che avr conservato la carta con l'indirizzo, e lo spago.
Wells! chiam la signora Pomfret. Il povero Wells scomparve di nuovo dietro il paravento e torn con una pesante carta marrone da imballaggio e un piccolo gomitolo di spago che porse al detective.
Fox lo mise in tasca e chiese:  stato consegnato stamattina?
Verso le nove, asser Wells.
Chi ha aperto il pacco?
Li apro sempre io. Quando ho visto il contenuto, ho subito informato la signora Pomfret. Non siamo esperti, s'intende, ma abbiamo ugualmente indovinato che si trattava dello Stradivari. La signora mi ha ordinato di chiuderlo a chiave in un mobiletto e ha quindi telefonato alla polizia.
Ed  stato mandato un esperto per le impronte, che per non erano presenti, giusto?
Proprio cos. L'esperto ha detto che sullo strumento c'erano solo le mie e quelle della signora Pomfret, mentre sulla carta da imballaggio c'erano impronte confuse.
Questo punto  dunque chiarito, disse Fox mettendosi la scatola sotto il braccio. Posso ritirarmi in una camera per procedere a un piccolo esame preliminare?
La lasceremo qui, disse la signora Pomfret alzandosi. Penso che gradirete tutti un cocktail, ora. Io muoio dalla voglia. Garda, ti voglio parlare. Henry... Henry, per piacere! Ti assicuro che la signorina Heath  capacissima di reggersi sulle gambe senza aiuto. Fammi il favore di dire a Stevens... Tutti spinsero indietro le sedie e l'esodo fu generale.
Fox, rimasto solo, si mise all'opera senza troppo entusiasmo. L'atteggiamento lasciava supporre che il suo spirito fosse in gran parte altrove. Tuttavia il detective non ag con negligenza. Esamin con molta cura il violino e il gomitolo di spago, gir la scatola in tutti i sensi, poi tir fuori metodicamente, uno alla volta, i fogli di carta velina che avevano avvolto lo strumento. Non scopr nulla di sensazionale, perch il suo sguardo non fu illuminato da nessun lampo di trionfo. Sbatt solo lievemente le palpebre quando spieg il foglio di carta da imballaggio e si chin per leggere l'indirizzo scritto a stampatello.
SIGNORA IRENE DUNHAM POMFRET PARK AVENUE 3070 NEW YORK CITY.
Questo  gi un passo avanti, borbott poi notando il timbro della stazione di Columbus Circle.
Pieg di nuovo il foglio, rimise il coperchio sulla scatola e vi tamburell sopra con le dita, fissando prima una sedia vuota, poi un'altra, come se stesse sottoponendo a meticoloso esame gli ormai scomparsi occupanti.
D'un tratto la porta si apr e apparve Perry, che guard prima la scatola, poi Fox, con palese stupore.
Non ha ancora cominciato le indagini? chiese.
Ho gi finito. Sono rapido, io.
Chi  il mittente, allora? Io, forse?
S, lo spago odora del profumo che adopera lei.
Accidenti! A noi criminali sfugge sempre qualcosa, non  vero? Mia madre ha una richiesta da farle... o forse Garda... Comunque la reclama nel salotto giallo, accanto all'ingresso. Mi ha spedito per montare la guardia al violino durante la sua assenza, ma se ha qualche obiezione se lo porti dietro.
Dal momento che sua madre l'ha mandata, affronter il rischio. I cocktail li servono nel salotto giallo?
S, ma attento a non confondersi le idee. Avr bisogno di tutta la sua lucidit.
Fox usc nel corridoio e si chiuse la porta alle spalle. Percorse con passo deciso i quindici metri circa che lo separavano dal vestibolo, poi d'un tratto si volt e in punta di piedi torn fino alla porta che aveva appena chiuso. Si pieg su un ginocchio e accost un occhio al buco della serratura. Uno sguardo fu pi che sufficiente. Spalanc di colpo la porta.
La scatola era aperta, i fogli di carta velina sparsi sul tavolo e Perry, la faccia sconvolta da una rabbia improvvisa, ritto accanto al paravento, stringeva fra le mani il violino.
Le prenda un accidente! disse a denti stretti.
Ricambio l'augurio.
Fox si avvicin con calma, ma quando arriv all'estremit del tavolo il giovane indietreggi di qualche passo, stringendo a s lo strumento, il corpo irrigidito, pronto a resistere, la faccia pallida, in atteggiamento di sfida.
Si calmi, ordin Fox. Dia qua! Perry indietreggi ancora. Senta... cominci, ma il detective lo interruppe.
Sono sordo, ma forse potr sentirla quando avr rimesso quell'oggetto al suo posto.
Perry non aveva palesemente nessuna intenzione di cedere, era deciso a lottare, e nei dieci secondi in cui i due uomini rimasero a fissarsi in silenzio, Fox gli lesse negli occhi tale intenzione. Poi lo sguardo del giovane vacill, si fece incerto.
Non possiamo fare un corpo a corpo, disse Fox alla fine. Rischieremmo di romperlo. Non credo che le piacerebbe.
Se fa un passo correr il rischio. Ma se sta fermo non mi muover neanch'io.
I loro occhi s'incontrarono di nuovo, ostili, poi Perry tese il violino.
Cos va bene, disse Fox. Se vuole spiegarsi, ci sento gi molto meglio.
La risata di Perry non fu cordiale. Che ne direbbe di andare all'inferno? fece. Se tutto questo fosse accaduto altrove... Se... Scroll le spalle e aggiunse: Vado ad annegare i miei dispiaceri nel whisky.
Si diresse verso la porta e spar senza darsi la pena di richiuderla.
Fox rimise il violino nella scatola e pos la carta da imballaggio sulla velina, prima di chiudere il coperchio. Poi si avvi lungo il corridoio con la scatola sottobraccio e si imbatt in un cameriere da cui si fece accompagnare al salotto giallo. Tutti i presenti chiacchieravano animatamente e bevevano i diabolici intrugli, eccetto Ted e Hebe.
Fox si avvicin alla signora Pomfret, seduta vicino a Garda, e disse: Mi scusi, aveva bisogno di me?
Io? La padrona di casa parve perplessa. Ah, s, mio figlio aveva proposto... Stavamo cercando di convincere Garda a essere ragionevole, e Perry ha pensato che forse lei avrebbe avuto pi successo di noi.
Ci prover volentieri, ma non ora. Fox incontr lo sguardo dei neri occhi di Garda, e non vi not grandi promesse di mansuetudine.
Vedendo l'ingombrante scatola che il detective teneva sotto il braccio, la signora Pomfret chiese:
Vuole che Wells la metta di nuovo sotto chiave?
No, grazie.
Ogni conversazione si era spenta e Fox era il bersaglio di tutte le occhiate. Wells e Felix erano in un angolo, Henry Pomfret e Dora stavano seduti su un divano poco discosto, mentre Diego e Koch erano in piedi in mezzo alla stanza. Perry, appoggiato a una finestra, il bicchiere in mano, rispose con uno sguardo freddo, quasi insolente, all'occhiata che gli rivolse il detective.
Me ne vado, annunci Fox a un tratto, e porto via la scatola. Ne avr cura, e non appena salter fuori qualcosa che sia degno d'interesse riferir. Se avr bisogno di consultarmi con uno di voi, e non  improbabile, mi metter in contatto.
C' il violino, nella scatola? chiese Koch. S.
Non le pare che sarebbe pi prudente...
Ritengo sia pi sicuro con me che... in qualsiasi altro luogo, ribatt Fox.
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CAPITOLO 5.
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Non mi ha capito, disse Ted con aria convinta. Gliel'assicuro, non sono uno spaccone! Era sabato pomeriggio. Seduto su uno sgabello impero dalle gambe scolpite, Ted voltava la schiena al grande pianoforte a coda che occupava buona parte dello spazio nella cameretta al terzo piano di un edificio in mattoni, nei pressi di Lexington Avenue. Anche il resto dei mobili sembrava sproporzionato alla stanza. Ma Dora, alla morte del padre, aveva scoperto di possedere soltanto il contenuto della propria camera nel lussuoso appartamento della Cinquantasettesima Strada. Che altro avrebbe potuto farne? Quanto al pianoforte, rappresentava una vera necessit per lei, poich le era indispensabile per impartire lezioni ai suoi piccoli allievi.
Era seduta nella poltrona dove un tempo si sdraiava Caruso, il celebre tenore che l'aveva tenuta in braccio quando lei aveva tre mesi, e la sua bellezza non era offuscata dal rossore che le accendeva le gote, n dallo sguardo un po' accigliato che conferiva ai suoi occhi un'espressione seria, adeguata a quella del giovane che le sedeva di fronte.
 proprio cos, invece, rispose. Ammiro senz'altro la sua brillante parlantina, ma perch esagera in questo modo? Perch non si fa addirittura precedere da una fanfara? Le sue guance divamparono ancora di pi, ed esclam: Non mi fissi in quel modo!
La sto guardando, non fissando. Sar meglio che confessi una cosa: erano tutte bugie quando ho detto di volerla scritturare per la radio. Volevo vederla, e non potevo... Esit imbarazzato, poi disse con foga: Accidenti, quando le parlo non riesco neppure a mettere insieme le parole! Deve ammettere che se avessi voluto vederla per qualche ragione, avrei potuto dirglielo al telefono.
E perch non l'ha fatto?
Temevo che non mi avrebbe permesso di venire. Non solo ha uno strano effetto sulla mia oratoria, ma mi rende anche vigliacco. Dovevo trovare qualche pretesto. Sarebbe stato giustificabile se fossi venuto qui soltanto perch mi piace guardarla, parlarle, esserle vicino... Ted era pi rosso della ragazza, quando dichiar con voce ferma: Dovevo vederla per dirle una cosa: sono stato io a spedire il violino alla signora Pomfret.
Dora lo fiss sbigottita.
S, sono stato io. L'ho imballato, ho scritto l'indirizzo e l'ho spedito.
Dio mio! mormor Dora.
Ieri stavo per confessarlo in casa Pomfret, ma poi ho deciso altrimenti. Non so se dicendolo li aiuterei, ma era appunto questo che volevo chiederle. Far ci che vorr e, se ritiene opportuno che confessi, ubbidir.
Non capisco, disse Dora, pallida. Se  veramente il violino di Jan, allora l'ha sottratto lei...
No, ma ormai  necessario che le dica anche il resto. Avevo pensato che forse...
Non  obbligato a dirmi niente, lo interruppe Dora, e si morse le labbra tremanti.
Crede? Ted fece l'atto di alzarsi, ma poi ricadde a sedere con aria avvilita. Non se la prenda cos, per amor del cielo! Ha la stessa faccia della prima volta che l'ho vista, luned sera. Credevo di essere un uomo fatto, e dovrei esserlo, dato che ho trent'anni, ma quando la guardo non so pi... Ascolti, sono venuto qui con uno scopo preciso... S'interruppe, sentendo squillare il campanello.
Hanno suonato, disse.
S, rispose Dora senza muoversi. Non so chi possa essere.
Lasci che se ne vadano, ribatt Ted.
Udendo il campanello squillare una seconda volta, Dora balz in piedi ed esclam: Il signor Fox! Me n'ero dimenticata! Ha telefonato subito dopo di lei dicendo di averla cercata invano e chiedendomi se sapessi dove trovarla. Gli ho risposto che stava venendo qui e lui mi ha chiesto il permesso di raggiungerci.
Quel tipo? disse Ted con uno sguardo supplichevole. Che ragione c' di trattarlo bene?
Non posso essere scortese, rispose Dora scuotendo il capo.  stato molto gentile con me. Si avvicin a un pulsante sulla parete e aggiunse: Comunque, sa che noi... che io sono in casa.
Un momento, disse Ted. Non mi sono ancora deciso a riferire quanto le ho detto circa il violino. Sarebbe un po' imbarazzante, perci le chiedo di non accennarne a Fox.
Il campanello squill per la terza volta e Dora guard Ted dall'alto in basso, gli occhi indecisi.
La prego, insistette il giovane. Sono venuto qui per parlarne con lei e lo far, poi agir nel modo che riterr pi opportuno.
La ragazza annu con aria incerta, poi, dopo aver premuto il pulsante, apr la porta che dava nell'ingresso.
Ted, alle sue spalle, esclam: Non c' dubbio,  Fox!  proprio il tipo da salire le scale in quel modo, a falcate agili e piene di energia.
Dora non sapeva che il detective era stato cortese e amichevole con lei a causa della stretta di mano timida e al tempo stesso cordiale che lei gli aveva dato il giorno precedente in casa Pomfret.
Anche oggi ripet il gesto. Fox se lo aspettava gi.
Quando entrarono nella stanza dov'era Ted, il giovane rispose al saluto gentile di Fox con una sorta di grugnito scontroso, lo segu con gli occhi mentre si toglieva cappotto e cappello e, quando Dora si fu seduta, si lasci andare con decisione sullo sgabello davanti al pianoforte.
Poi disse, come se volesse concludere la sua visita: La signorina Mowbray mi diceva che lei ha telefonato chiedendo di me. Posso esserle utile?
S, se non le dispiace. Fox trasse di tasca alcuni fogli di carta, li esamin e ne scelse uno, che scorse con un'occhiata.
Ho pensato che avrei evitato perdite di tempo preparando questa dichiarazione per fargliela firmare.
Porse il foglio a Ted. Mentre questi leggeva, Dora e Fox lo osservavano attentamente. Ted inarc le sopracciglia, poi aggrott la fronte con espressione stupita. Apr quindi la bocca, per richiuderla subito con uno scatto secco delle mascelle.
Palesemente sbigottito, guard Fox, poi si alz e porse il foglio a Dora, dicendo in tono di protesta: Legga! Dora esegu, a mezza voce.
Io, Theodore Gill, dichiaro che lo scorso gioved 7 marzo 1940, nel pomeriggio, Hebe Heath mi ha confessato che luned sera aveva sottratto il violino di Jan Tusar dal camerino della Carnegie Hall, portandolo poi nel suo appartamento all'hotel Churchill. Ha inoltre asserito che lo strumento si trovava ancora nelle sue mani e che, da luned sera fino a quel momento, lo aveva tenuto chiuso a chiave nel suo baule armadio.
Dichiaro di averle consigliato di restituire immediatamente il violino ai legittimi proprietari, un gruppo di cinque persone delle quali lei fa parte. Lei ha chiesto il mio aiuto e le ho procurato una scatola, carta da imballaggio, velina e spago.
Ho imballato il violino e l'ho spedito indirizzandolo alla signora Irene Dunham Pomfret.
Lo strumento che la signorina Heath ha tirato fuori dal baule in mia presenza e` proprio quello inviato da me alla signora Pomfret, e sono fermamente convinto, da quanto ha detto la signorina Heath, che si tratta del violino da lei preso luned sera nel camerino di Tusar.
Capisco, disse Dora con sforzo palese. Naturalmente non voleva mettere nei guai la signorina Heath.
Neanche per sogno! ribatt Gill prontamente. Il pasticcio  talmente grosso che non occorre aggiungere malintesi. Il mio unico impulso sarebbe stato di strozzare Hebe, ma l'agente pubblicitario che si lascia trascinare da questi impulsi non pu che finire in galera! Ho un collega a Hollywood...
Scroll le spalle, poi riprese fissando Fox: Ha l'aria molto soddisfatta. Perch?
Firmer? chiese il detective sorridendo.
S, se mi dice come diavolo ha fatto a scoprirlo.
Non c' voluta molta abilit. La signorina Heath, quella sera,  andata via da sola, in gran fretta.
Indossava una pelliccia sotto cui sarebbe stato facile nascondere il violino. Inoltre non mi era mai capitato di assistere a una commedia recitata male come quella da lei inscenata ieri, quando la signora Pomfret ha annunciato di aver ricevuto il violino per posta: si  portata una mano alla bocca, gli occhi sbarrati, ansimando, con scarse doti drammatiche. In terzo luogo mi ha colpito la parola "Irene" sull'indirizzo del pacco. Era chiaramente stata scritta la lettera "B", tramutata poi in "N". Chi scriveva stava probabilmente pensando a "Hebe".
Infatti stavo proprio pensando a lei, dichiar Ted in tono secco.
Naturalmente non si trattava di indizi decisivi, ma questo  bastato per indurmi a fare una visita alla signorina Heath. Sono rimasto con lei circa un'ora, ed  stata una delle ore pi strane che mi sia capitato di trascorrere. Forse lei potr chiarirmi se  pi astuta di un serpente o se  un po' picchiata nel cervello.
Certo che glielo posso chiarire, fece Ted.
Allora cominci.
Rester fra noi tre?
Promesso.
Non  facile trovare le parole adatte, comunque la sua idiozia non ha eguali e raggiunge le pi alte vette dell'ottusit.  tanto scema da mordere la forchetta invece del boccone, da afferrare un violino e darsela a gambe senza uno scopo, solo perch lo strumento  a portata di mano e lei possiede dita con le quali afferrarlo e un mantello di ermellino sotto cui nasconderlo.
Questa  un po' grossa da mandare gi, obiett Fox aggrottando la fronte. Io ho un debole per i moventi.
Eppure  stato in sua compagnia per un'ora, ribatt Ted. Dove hanno origine i moventi? Nel cuore. E va bene, ammettiamo pure che Hebe possieda tale organo. Che cosa  indispensabile perch un movente si tramuti in azione? L'opera del centro nervoso comunemente chiamato cervello. Ebbene?
Pu darsi, concesse Fox dubbioso. Per ora accettiamo pure questa tesi. Vuole ridarmi quel foglio, signorina Mowbray? Tir fuori di tasca una penna e la porse a Ted, che, appoggiato il foglio sul pianoforte, vi appose la propria firma, con scrittura quasi illeggibile, poi vi soffi sopra per asciugare l'inchiostro, infine lo restitu.
La ringrazio, disse Fox riponendo il foglio in tasca.
Ora c' un altro piccolo particolare: le dispiacerebbe dirmi cosa stavate facendo luned sera, lei e la signorina Heath, nel camerino di Tusar? Intendo prima del concerto.
Perch non lo ha chiesto a lei?
Gliel'ho chiesto, ma ha mormorato qualcosa sulla sublime bellezza della musica.
Gi, gi. Eravamo andati da Tusar per chiedergli di lasciarsi fotografare con la signorina Heath.
Il violino, per, doveva tenerlo Hebe, come se suonasse. Ma lui ha rifiutato. Hebe aveva cominciato a dare in escandescenze e Tusar si era allontanato.
Infatti l'ho visto, annu Fox. Poi si volse a Dora. Luned pomeriggio avevate provato insieme?
No, non nel pomeriggio. Ci eravamo visti in mattinata, nel suo studio, e avevamo provato tre volte il pezzo di Saint-Sans. Ero uscita verso mezzogiorno e non l'avevo pi visto fino a sera, in teatro.
Perch avete provato il pezzo tre volte? Non andava bene?
A me sembrava di s, ma Jan non era soddisfatto, soprattutto del brano che segue l'ouverture e delle otto battute precedenti l'Allegro. Secondo lui, li interpretava con ritmo troppo veloce.
Il violino andava bene? Il tono era giusto? Non emetteva lamenti simili a quelli uditi durante il concerto?
Santo cielo, no! Quella sera  stato terribile. Fin dall'inizio  stato un disastro... Del resto lei era presente.
S, disse Fox alzandosi per prendere il cappotto. Ora devo andare. Vi ringrazio infinitamente.
Allora tutto  ormai concluso, osserv Dora. Era il violino di Jan e non c' altro da dire.
Non  esatto, obiett Fox. Ho risposto ai quesiti posti da tutti voi, ma ora se ne presentato un altro. E temo ben pi grave dei vostri.
Pi grave? mormor Dora in tono esitante.
S. La signora Pomfret convocher lei e il signor Gill in casa sua, domani, alle due del pomeriggio. Nel frattempo potreste chiedervi se pu considerarsi un delitto l'avere spinto un uomo al suicidio.  un quesito interessante.
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CAPITOLO 6.
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Domenica pomeriggio, nella biblioteca della signora Pomfret, fu dimostrata la tendenza dell'animale uomo a seguire uno schema stabilito. Le dodici persone presenti si erano riunite attorno a quel tavolo soltanto una volta, ma la padrona di casa not con una rapida occhiata che ognuno aveva preso posto sulla sedia occupata la volta precedente. Alla sua sinistra sedeva Adolph Koch, seguito da Ted, Dora, Fox, Diego e Garda; alla sua destra c'erano Wells, Perry, Henry Pomfret, Hebe e Beck. La riunione era iniziata un po' tardi, perch Fox era intenzionalmente arrivato alle due e un quarto, contrariamente alla sua abitudine di presentarsi in anticipo.
La signora Pomfret, dopo aver lanciato un'occhiata circolare ai suoi ospiti, impose il silenzio e disse che Fox doveva comunicare gli ultimi sviluppi della faccenda. Poi fece un cenno al detective.
Lui tir fuori di tasca un foglio di carta e si schiar la voce. Ecco una dichiarazione firmata ieri dal signor Gill, annunci, e cominci a leggere.
Le reazioni dei presenti furono di vario genere. Perry scoppi in una risata fragorosa. Hebe, dopo aver piantato gli occhi addosso al detective come se volesse fulminarlo, si copr il volto con le mani e scoppi in singhiozzi. Ted Gill la guard in cagnesco, gli occhi di Garda lanciarono fiamme e Pomfret, seduto vicino all'attrice, si scans.
Una donna, naturalmente, borbott Diego stupito. Ma perch proprio lei? Per quale ragione avrebbe agito cos? chiese a Fox. Per pura malvagit?
Lei! esclam Beck, ritrovando la favella. L'avevo avvertito! Avevo messo Jan in guardia contro di lei mille volte!
Basta con le sciocchezze! interruppe Koch seccamente. Anzitutto vorrei sapere perch il signor Gill ha firmato una tanto straordinaria...
Non sono sciocchezze! protest Garda.  una nazista!
Cristo! mormor Ted esterrefatto.
Lei, Garda,  un'idiota, ribatt Koch in tono acido.
Davvero? La voce della donna era amara, sarcastica. Secondo lei sono sempre un'idiota, eh? Ero un'idiota anche quando ho detto che Jan era stato assassinato, almeno a suo parere! Apr la borsetta, vi frug dentro con gesti febbrili e tir fuori una busta. Questa mi  arrivata oggi.
Leggetela e poi mi direte cosa ve ne pare.
Diego aveva gi teso una mano, ma la donna l'evit passando invece la lettera a Fox. Il detective diede un'occhiata all'indirizzo e al timbro postale, tolse dalla busta un foglio di carta ed esamin le due facciate.
Non ci sono saluti, annunci poi,  scritta a mano, a inchiostro... Per inciso, la scrittura non  uguale a quella del pacco inviato alla signora Pomfret. Dice: "Coloro che tentano di recare danno al Reich la pagheranno, come ha pagato suo fratello. Heil Hitler!". Come firma c' una svastica. L'ha ricevuta oggi, signorina Tusar?
S, questa mattina, per espresso.
Ho notato. Posso tenerla?
No, intendo consegnarla alla polizia.
Come vuole. Per desidero discuterne con lei, pi tardi.
Parlatene ora, disse Koch.  assurdo pensare che la signorina Heath sia una nazista! Che cosa ne dice, Gill?
Niente, sono solo... esterrefatto.
 veramente assurdo. La svastica del resto non prova che i nazisti siano responsabili della morte di Jan. Forse si vantano semplicemente di una disgrazia con cui non hanno avuto nessun rapporto.
In ogni modo, interruppe la signora Pomfret, poich Garda  decisa a consegnare la lettera alla polizia, la faccenda non ci riguarda pi. La dichiarazione del signor Gill per esige una spiegazione da parte della signorina Heath. A quale scopo avrebbe sottratto il violino di Jan, tenendolo poi nascosto per due giorni?
 una questione che pu attendere, dichiar Fox. Potrete tutti chiederle chiarimenti pi tardi, se lo desiderate. Il signor Gill pensa che, quando lei ha visto lo strumento, si sia lasciata trasportare da un impulso irrazionale.
Non ci credo, asser la signora Pomfret.
Ho un'idea che potrebbe risolvere due misteri in un colpo, disse Perry. Dubito che Hebe sia nazista, forse  solo cleptomane. Guard il patrigno con un risolino ironico e aggiunse: Era presente il giorno in cui fu rubato il tuo vaso Wan Li, se non erro. Scommetto che lo gratt lei, cominciando cos a fare la collezionista. Poi ha grattato il violino, per dare inizio a un altro genere di collezione.
Approva l'umorismo di suo figlio? chiese Koch in tono acido alla signora Pomfret.
La vecchia signora, senza abbassare lo sguardo, rispose con lo stesso tono: Non lo considero umorismo, ma pu darsi che Perry abbia ragione. A me era balenata la stessa idea. Quando spar il vaso, ricorder di aver detto, naturalmente per scherzo, di averlo forse rubato lei stesso, perch fra i presenti era il solo in grado di apprezzarne la bellezza e il valore. Sebbene da tempo io e mio marito nutriamo sospetti nei riguardi della signorina Heath, abbiamo sempre taciuto perch non ci sono prove a suo carico. Ora possiamo tradurre in parole i nostri pensieri. Sei d'accordo, Henry?
Parliamone pure, rispose Pomfret con imbarazzo, se credi che possa servire a qualcosa. Se esistesse una speranza di recuperare il vaso...
Pu anche darsi, disse sua moglie guardando Fox con occhi penetranti. Abbia la cortesia di riferirci come ha fatto a scoprire che il violino era stato preso dalla signorina Heath.
No, rispose Fox seccamente. Almeno non ora, ho una cosa pi importante da dirvi. Abbiamo fatto indagini su quanto  accaduto al violino dopo che Tusar se n'era servito luned sera, ma ora il punto  questo: che cosa gli  successo prima? Il suo tono tagliente, dalla sfumatura di severo monito, gli attir tutti gli sguardi.
O meglio, riprese, il punto consiste nello scoprire chi  il responsabile, perch so gi cosa  successo allo strumento. Luned, fra mezzogiorno e le otto di sera, qualcuno ha versato un'abbondante quantit di vernice in una delle effe aperte sul piano armonico del violino, facendolo poi roteare in modo che la vernice si spargesse all'interno.
Le sue parole suscitarono esclamazioni incredule e stupefatte. Beck mormor: Mio Dio, nessuno avrebbe potuto... Poi tacque, sgomento.
Me ne sono accorto, prosegu Fox, quando ho illuminato il taglio con una torcia elettrica.
Riuscivo a vedere l'interno dello strumento soltanto parzialmente e non so se la vernice si sia attaccata ovunque sul fondo, ma lo ritengo probabile. Ne ho raschiata via un po' con un bastoncino.
Era ancora appiccicosa, quindi non era stata versata da molto tempo. Mi sono rivolto a un esperto...
Dov'? chiese Koch.
All'interno, ve l'ho gi detto.
Parlo del violino. Dov'?
Nella cassetta di sicurezza di una banca. Pu fidarsi della mia parola: la vernice esiste e l'esperto mi ha detto che lo strumento  probabilmente danneggiato senza speranza. Si potr smontarlo e pulirlo, ma quasi certamente la vernice  stata assorbita dalle fibre legnose, e questo basta ad alterarne la voce. Mi ha inoltre assicurato che uno strato di vernice all'interno di un violino, sia sul coperchio sia sul fondo, non pu non distruggere la limpidezza del suono, cosa che non ignora chiunque s'intenda di strumenti musicali.
Si guard attorno fissando uno a uno i presenti con occhi penetranti, poi li pos su Hebe. L'attrice scelse quell'attimo per recitare una grottesca scena che in condizioni normali avrebbe richiamato l'attenzione di tutti. Si appoggi le mani sul seno ed esclam, con voce disperata e afona: Vernice! Nessuno parve udirla. Tutti, in un modo o nell'altro, stavano affrontando la sfida contenuta nello sguardo di Fox.
L'investigatore riprese: Ora sapete, e la cosa non vi piace. Non posso biasimarvi. Probabilmente la signorina Tusar vede confermare i suoi sospetti sulla morte del fratello. Pu darsi che sia cos, e pu invece darsi che dal punto di vista legale non si tratti di un delitto. Chiunque sia stato a rovinare il violino, forse intendeva soltanto umiliare Tusar. Anche se era stato calcolato che il violinista travolto dalla disperazione potesse uccidersi, sarebbe difficile, se non addirittura impossibile, provare che qualcuno avesse avuto questa intenzione, che possiamo considerare alla stregua di un omicidio premeditato. Dubito quindi che qualcuno pagher per la morte di Tusar, anche se ci sar una parziale resa dei conti. Quando, luned sera, ero seduto in teatro e osservavo la sua faccia, non conoscevo i retroscena. Ora ne sono al corrente. E sebbene la mia professione me ne abbia fatte vedere di tutti i colori, non mi sono mai imbattuto in un crimine tanto spaventosamente diabolico.
Il suo tono, chiese Koch, vuole forse esprimere biasimo per la nostra inerzia morale? Le posso garantire di non essere stato io a versare la vernice nel violino.
Fox interruppe bruscamente il mormorio di protesta che si era levato dagli astanti. Non  compito mio rimproverarla. Io mi interesso solo dei fatti. Ora non ho pi intenzione di conversare amichevolmente con voi, comunicandovi i risultati delle mie indagini. Intendo interrogarvi a turno, in separata sede, e voi risponderete, oppure...
Un corno! esclam enfatica la signora Pomfret. Dobbiamo indubbiamente decidere sul da farsi, ma se crede di trasformare la mia casa in un distretto di polizia...
Ecco appunto l'altra alternativa: o la polizia, o io. Inoltre ho proprio intenzione di cominciare con suo figlio. Quando l'altro giorno sono rimasto solo in questa stanza,  venuto a dirmi che lei aveva bisogno di me. Sono uscito, lasciandolo qui, ma sono poi tornato in silenzio per guardare dal buco della serratura: aveva frugato nella scatola e aveva tirato fuori il violino. Se aveste potuto vedere la sua faccia quando sono rientrato nella stanza, e sentire ci che ha detto, avreste capito che non si trattava di un modo qualunque di ammazzare il tempo.
Tutti gli occhi si piantarono addosso a Perry. Sua madre, dopo un'occhiata incredula e corrucciata a Fox, gli chiese con calma: Che cos' questa storia?
Non  niente, rispose il giovane allungando il braccio davanti a Wells per batterle un colpetto sulla mano. Sai che mi diverto a fare birichinate. Volevo preparargli un falso indizio.
Dovr sollecitare la sua fantasia, prima che arriviamo alla conclusione, osserv Fox alzandosi.
Prego i presenti di lasciarmi solo col signor Dunham. Oggi  domenica, e credo che nessuno di voi abbia impegni urgenti. In caso contrario, se qualcuno va via prima di essere interrogato, desidero rivederlo al pi presto possibile. Quando avr finito, non so se far rapporto alla polizia. Dipende da cosa emerger.
Tutti si alzarono borbottando e lanciandosi occhiate, mentre Koch diceva: Sostiene che la vernice  stata versata nel violino luned, fra mezzogiorno e le otto di sera. Come lo sa?
Quando Tusar ha finito le prove con la signorina Mowbray, a mezzogiorno, la voce dello strumento era perfetta.
Come giustifica la supposizione che il colpevole sia uno di noi?
Non faccio supposizioni, mi limito a fissare un punto di partenza per le mie indagini.
Tutti si erano avvicinati alla porta, ma indugiavano ancora.
La signora Pomfret disse a Fox: Devo parlare a mio figlio. Quando avr finito lo rimander subito qui. Questo suo modo di agire arbitrario... Spero si renda conto che la minaccia di recarsi alla polizia  un volgare oltraggio alla fiducia che avevamo riposto nella sua discrezione.
Non la ritengo tale, rispose Fox senza distogliere lo sguardo, e parlavo sul serio. Desidero interrogare suo figlio immediatamente.
Anch'io, e intendo farlo. Le consiglio...
Cominci da me, si intromise Henry Pomfret. Cio, se sono incluso nella...
Bravo! esclam Perry ridendo. Ti butti proprio in prima linea!
Andiamo, Perry, disse la signora Pomfret prendendo il ragazzo per un braccio.
Ti assicuro, mamma, che...
Vieni con me. Approvo la tua proposta, Henry. Rimani con il signor Fox e permettigli pure di curiosare per la casa a caccia di barattoli di vernice, se ne dovesse manifestare il desiderio.
Usc con passo dignitoso, rimorchiandosi dietro il figlio, che prima di chiudere la porta infil la testa nello spiraglio per fare una smorfia di scherno ai due uomini rimasti nella stanza.
Pomfret prese posto sulla sedia occupata in precedenza da Diego. Fox, dopo averlo fissato per un momento, dichiar:
Avrei quasi voglia di fare quella telefonata. Adesso.
Se fossi nei suoi panni  proprio quello che farei, ribatt Pomfret. Poi si affrett ad aggiungere:
Ma spero che rinuncer all'idea. Si  naturalmente risentito perch mia moglie ha trascinato via Perry in quella maniera, ma  il suo modo di fare abituale. L'ha accusata di agire arbitrariamente, ma non si rende conto che  proprio ci che fa sempre lei. Non pu farne a meno: era ricca prima di sposare Dunham e lo divenne dieci volte di pi dopo la sua morte. Lei sa bene l'effetto che fa il denaro alla gente, anche alla migliore, e non si pu certo negare che Irene abbia un buon carattere.
Fox si avvicin una sedia, sedette e fiss Pomfret pensieroso, il pollice appoggiato al mento. La faccia che stava osservando suscitava in lui una certa irritazione, eppure non vi era niente di particolarmente spiacevole nello sciocco tentativo di Madre Natura di comporre un volto umano servendosi di una bocca larga, di un naso appuntito, di piccoli occhi grigi e di una fronte larga e sfuggente. La sua irritazione era giustificata dall'aspetto esteriore dell'uomo, o forse dal fatto che viveva alle spalle della moglie? Il disappunto di Fox crebbe ancor pi per il sospetto che forse stava permettendo a un pregiudizio di influenzare le sue opinioni. Interruppe quindi l'esame e chiese bruscamente:
Perch lei e sua moglie ve ne siete andati prima che cominciasse il concerto, luned sera? Con un sorriso leggermente amaro Pomfret rispose: Io me ne sono andato perch Irene mi aveva chiesto di accompagnarla a casa.
E perch la signora voleva rincasare? Non si era recata alla Carnegie Hall per assistere al concerto?
S, era infatti sua intenzione, rispose Pomfret appoggiandosi allo schienale della sedia e incrociando le braccia. Mi sta mettendo in imbarazzo. Indubbiamente sarebbe mio dovere risponderle che, se desidera informazioni pi dettagliate, non ha che da chiederle a mia moglie. Ma quasi certamente la manderebbe all'inferno, e in un caso del genere lei darebbe eccessiva importanza a una frase assolutamente insignificante. D'altra parte, se le rispondo e Irene viene a saperlo...
Scroll le spalle e riprese: Fra i due mali mi pare il minore. Dunque, si trattava di una ritirata strategica: la guerra Briscoe-Pomfret.
Guerra?
Ma come, non ne ha mai sentito parlare? Pomfret pareva stupito. Gi, in fondo lei non vive in trincea, come me. La signora Briscoe  povera, in confronto a mia moglie, e allora adotta la tecnica della guerriglia: fa la franca tiratrice. Per esempio, l'anno scorso quasi letteralmente rap Glissinger, il pianista. Poco tempo fa ha estorto a Jan la promessa di suonare a un ricevimento in casa sua, ma poi mia moglie  riuscita a dissuaderlo. Luned sera, nel suo camerino, Jan le ha detto di averci ripensato e di aver deciso di mantenere la promessa fatta alla signora Briscoe. Il concerto stava per cominciare e, non essendo il momento adatto per una controffensiva, Irene si  accontentata di rincasare. Detto fra noi, c' rimasta veramente male, bench non voglia ammetterlo: pensava che il suo abbandono potesse essere stato la causa del fiasco, cos come Dora, a sua volta, se ne riteneva responsabile. Ora lei assicura che le ragioni sono state altre e ben pi gravi. Se le cose sono andate come lei sostiene, non posso certo dissentire.
Che altro sarebbe potuto accadere?
Non lo so, rispose Pomfret imbarazzato. Lei  pratico di fatti del genere, io no. Per ha detto che la vernice  stata versata nel violino luned fra mezzogiorno e le otto e, confesso, non capisco proprio come possa esserne tanto sicuro.
Intende dire che potrebbe essere accaduto dopo il concerto? Nei due giorni durante i quali il violino  rimasto in possesso della signorina Heath?
Non si pu escluderlo in modo assoluto, non le pare?
Lo posso escludere senz'altro. L'ipotesi  sciocca e ingenua, dichiar Fox. Se luned sera non conteneva la vernice, che cosa aveva allora il violino? Perch non suonava bene come al solito? Se le fa comodo pensare che ce l'abbia messa la signorina Heath, perch esclude che lo possa aver fatto prima del concerto e non dopo?
Non  che mi faccia comodo pensare che la colpevole sia lei, ribatt Pomfret arrossendo. Se ci che ha detto mia moglie circa il mio vaso le fa credere che io sia mal disposto verso la signorina Heath, ha torto. Sappia quindi che io non ho mai ritenuto che il furto fosse stato opera sua.
Sua moglie ha dichiarato che entrambi sospettavate di lei da lungo tempo.
Per quanto concerne mia moglie,  esatto. Per ritengo che mia moglie mi associ ai suoi sospetti solo per il fatto che non sono insorto in difesa della signorina. Il comune buon senso vieta a un uomo di difendere una bella donna dalle accuse formulate dalla propria moglie.
Dopo una breve riflessione, Fox osserv: Non sono sposato. E, anche se questa constatazione era per lui fonte di rammarico, il suo tono riusc a mascherarlo. Lei ha dichiarato, riprese, che Tusar ha detto qualcosa a sua moglie, nel camerino. C' stata una scenata?
Non potrei proprio chiamarla scenata, ma c'era indubbiamente una certa tensione nell'aria. Jan era sempre nervoso, ma non l'avevo mai visto cos irascibile. Mia moglie ha tentato di calmarlo, sapendo cosa significava per lui il concerto di quella sera.
Quanto tempo siete rimasti nel camerino?
Dieci o quindici minuti.
C'era altra gente?
S, Perry era entrato con noi, ma poi sua madre gli ha detto di cercare Dora e lui si  allontanato con Beck. C'era anche quell'idiota della signora Briscoe, ed  stato appunto il suo accenno alla serata musicale che ha indotto Jan a usare quel tono con Irene.
 uscita dal camerino prima di voi?
No... Pomfret riflett un attimo, poi si corresse. S, se n' andata con Koch e noi siamo rimasti. O meglio, Koch, che era gi l al nostro arrivo, l'ha trascinata via immediatamente.
C'erano altre persone, oltre a Perry, Beck, la signora Briscoe e Koch?
Nessuno, mi pare... anzi, ne sono certo. Mentre noi uscivamo, sono entrati la signorina Heath e quel Gill.
Dov'era il violino?
Il violino? Non ricordo... Pomfret tacque pensieroso. Poi riprese: Capisco, pensa che il fatto possa essere avvenuto nel camerino stesso.  possibile. C'era molta gente, ma nessuno prestava particolare attenzione allo strumento. Il violino era senza dubbio l, ma non ricordo d'averlo visto.
Quando siete usciti, Tusar  apparso sulla soglia tenendolo in mano?
Non lo aveva in mano finch c'ero io. Me ne sarei certamente accorto.
Quando aveva visto Tusar l'ultima volta, prima di quella sera in teatro?
Luned pomeriggio.
Davvero? fece Fox inarcando le sopracciglia.
S, conferm Pomfret con un risolino imbarazzato. Se si basa sul calcolo delle probabilit, punti pure i suoi sospetti su di me o su mia moglie, perch entrambi abbiamo avuto due occasioni per mettere la vernice nello strumento. Per caso vuole che io non abbia visto il violino in nessuna delle due circostanze. Eravamo al Garden per uno spettacolo diurno di pattinaggio artistico, e ci siamo fermati nello studio di Jan poco dopo le cinque per invitarlo a prendere un t con noi.
Ha accettato?
Non lo abbiamo invitato. C'erano anche Diego e Koch, e mia moglie non nutre particolare simpatia per quest'ultimo. Siamo rimasti al massimo un quarto d'ora e poi... Che cosa c'? Pomfret si irrigid sulla sedia, e anche Fox drizz le orecchie.
Mi  sembrato un urlo di donna, disse Fox. Forse qualcuno avr rovesciato un bicchiere sull'abito della signorina Heath...
Non era la voce della signorina Heath. Direi piuttosto... mormor Pomfret balzando in piedi.
Risuon un grido angoscioso, che si ud perfettamente malgrado la porta chiusa. Poi segu la voce profonda di Diego. Fox! Fox! Il detective si precipit verso la porta, apr con un gesto brusco e, sbucato nel corridoio, vide Diego corrergli incontro, sconvolto.
Che diavolo succede? chiese.
Vieni! ansim Diego. Credo che sia morto. Indic con il pollice il corridoio alle sue spalle.  la dentro. Vuoi dare un'occhiata? Mentre Fox si avviava, Henry Pomfret gli pass davanti correndo a perdifiato, e quando il detective entr nel salotto, l'uomo era gi vicino alla moglie, una mano sulla spalla in segno di protezione e di conforto. Irene, appoggiata a un tavolo laccato, parlava nel ricevitore del telefono giallo con un tono pi afono e tragico di quello che avrebbe potuto assumere Hebe. Il dottor Corbett, subito.
Nel salotto risuonavano un confuso brusio di voci, passi affrettati di domestici.
Fox si fece largo in mezzo ai gruppetti sbigottiti e and a inginocchiarsi accanto al corpo immobile sul pavimento.
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CAPITOLO 7.
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La legge, severa e indagatrice, prese in mano le redini.
La telefonata aveva avvertito il capo del 19 Distretto alle quindici e trentasei. Alle quindici e quaranta arriv una macchina di pattuglia, seguita da un'altra due minuti dopo. Poi fu la volta di un tenente e due agenti in borghese, che entrarono nel portone, ma ne uscirono subito per unirsi a un collega in uniforme che dal marciapiede discuteva animatamente con una signora in pelliccia, seduta al volante di una berlina nera parcheggiata a una ventina di metri dal portone numero 3070. Un agente disperse con modi energici una piccola folla di curiosi che si era gi fermata sul posto e l'altro, dopo avergli dato man forte, si arrampic sul tetto della macchina e vi rimase appollaiato in ginocchio per esaminarlo attentamente.
Vammi a prendere un foglio di carta assorbente, chiese al collega.
Vacci tu, ribatt il poliziotto sul marciapiede. Io sto raccogliendo schegge di vetro.
Alle quindici e quarantanove arrivarono i rinforzi. Venne allontanata una macchina che tentava di avvicinarsi e gli inquilini del 3070, anche le signore in visone, furono spietatamente costretti a percorrere altri trenta passi oltre il baldacchino teso davanti all'ingresso, che li avrebbe riparati in caso di pioggia. Alle sedici un'altra macchina della polizia si ferm bruscamente accanto al marciapiede e ne scese un individuo con una borsa di pelle nera che entr frettolosamente nello stabile. Alle sedici e otto arriv la Scientifica, e due minuti dopo il capo della Omicidi in persona.
Seguito da due subordinati, scese in mezzo alla strada e si avvicin all'agente che cercava di calmare la proprietaria della berlina nera.
Che cosa succede? gli chiese.
 stata lanciata una bottiglia di whisky da una finestra lass, ispettore.  rimbalzata sul tetto di questa macchina, frantumandosi. Abbiamo raccolto tutte le schegge che  stato possibile trovare e siamo anche riusciti a prelevare un po' del liquido con un contagocce.
Va bene, non toccate nulla finch non avr dato un'occhiata di sopra. Scusatevi con la signora.
Gi fatto, signore. Dice che si lamenter con i pezzi grossi, che si rivolger al sindaco, che intenter una causa... L'ispettore Damon, della squadra Omicidi, si era gi allontanato. Grosso, dinoccolato, la mascella da pugile, gli occhi tetri da poeta pessimista, entr deciso nell'atrio e si diresse verso l'ascensore.
Non sembrava apparentemente toccato da quell'ennesimo episodio di violenza, ma in fondo era turbato. Per quanto disposto ad accettare certi crimini come un ineliminabile elemento della normale vita di una metropoli, dopo vent'anni trascorsi nella polizia di New York non riusciva ancora a non incollerirsi quando il delitto s'intrufolava, insolente e inopportuno, negli ambienti che avrebbero dovuto essergli estranei.
Di conseguenza, quando entr nel lussuoso ingresso del palazzo Pomfret e si tolse cappotto e cappello, non era soltanto un funzionario della polizia nell'esercizio delle sue funzioni, ma anche un uomo in preda a rancori personali.
Guard in cagnesco il poliziotto che gli si avvicin, e chiese burbero: Dove Craig? Fu condotto in un grande salotto, le cui pareti erano interamente tappezzate in seta gialla e i mobili laccati nello stesso colore. Fiss accigliato, in silenzio, il corpo steso sul pavimento. L'uomo inginocchiato accanto al cadavere alz la testa, gli fece un cenno di saluto e, dopo aver riposto qualche strumento nella borsa di pelle nera, si alz in piedi.
L'ispettore si rivolse all'agente che gli si era avvicinato. Ebbene? Il sergente Craig pareva seccato, come se anche per lui quel luogo non dovesse essere profanato dal delitto. Non potrebbe andare peggio, ispettore, disse cupo. Era gi morto al nostro arrivo. Si tratta di Perry Dunham, figlio della signora Pomfret. Stava bevendo whisky in compagnia di altre otto persone quando  caduto in preda a convulsioni.  deceduto quasi subito senza poter dire una parola.
Il dottore sostiene che si tratti di avvelenamento da cianuro.
Ho soltanto detto che cos sembra, dai sintomi, lo interruppe il medico. Non vorrei...
Grazie, disse Damon con sarcasmo. S'inginocchi a sua volta accanto al corpo immobile e, appoggiandosi sulle mani, si chin fin quasi a sfiorare con il naso le labbra di Perry. Poi si alz, si pul i calzoni e si rivolse al sergente Craig. Chi diavolo ha gettato la bottiglia di whisky dalla finestra?
Non lo so, siamo arrivati da pochi minuti. Il tenente Wade del 19 Distretto...
Eccomi, ispettore, si intromise un nuovo personaggio che stava entrando in quel momento.
Sono arrivato alle quindici e quarantatre. Era gi morto. Erano presenti quattro agenti e mi  stato riferito che era stata lanciata una bottiglia di whisky da una finestra.
Chi l'aveva lanciata?
Non lo so. Avevamo per le mani dieci persone, senza contare i tre o quattro domestici, e so solo che Tecumseh Fox mi ha detto...
Fox! Perch diavolo  venuto qui?
Non  venuto. C'era gi.
Dove?
In biblioteca. Ho fatto uscire tutti da questa stanza, dopo aver preso nomi e indirizzi. Il tenente porse all'ispettore un foglio di carta e aggiunse: Per ora non c' altro. Ah, mi sono procurato il bicchiere dal quale aveva bevuto Dunham poco prima di stramazzare al suolo. L'ho consegnato al sergente Craig.
Damon scorse la lista dei nomi, borbott qualcosa e disse al sergente: Va bene. Ora muovetevi, datevi da fare. Consegnatemi tutto ci che gli trovate nelle tasche. Fotografate il cadavere e mandatelo all'obitorio per l'autopsia. Scoprite la provenienza del veleno, poteva essere liquido o in polvere. Annusate per sentire l'odore del cianuro e ricordatevi che la polvere  inodore, finch non  bagnata. Gi pensano di aver raccolto qualcosa con un contagocce: portate il liquido al laboratorio assieme alle schegge di vetro e al bicchiere. Lasciate due uomini di guardia davanti alla porta.
Dottore, vorrei il referto dell'autopsia al pi presto.
Domenica pomeriggio, rispose il medico in tono malinconico.
Vada per domenica. Tenente, mi indichi la biblioteca, e per amor di Dio smetta di fare quella faccia. Ha l'aria di credere che qualcuno abbia avvelenato questo tizio unicamente per far piacere a lei e per dare modo ai giornali di sbandierare il suo nome.
Di qua, ispettore, disse il tenente, per nulla offeso.
Sulla soglia della biblioteca, Damon si ferm e si guard attorno sospirando. Quindici facce si erano voltate verso di lui, e sebbene fosse ancora all'oscuro dei dati del problema, era certo che dietro due di quegli occhi un cervello stava disperatamente tentando di radunare tutta la propria astuzia e il proprio coraggio per difendersi da un terribile pericolo. L'atteggiamento di certi assassini, minacciati dal mortale pericolo che per loro lui rappresentava, aveva indotto l'ispettore a nutrire una certa stima per il sistema nervoso degli esseri umani in genere. Non aveva ancora cessato di stupirsi che la piccola prigione di un cranio umano potesse contenere un senso di assoluta colpevolezza, silenziosa e invisibile.
Signora Pomfret, chiam il tenente Wade.
Damon and incontro alla donna, dicendo imbarazzato: Sono l'ispettore Damon. Era abituato alle normali manifestazioni di dolore e le sapeva fronteggiare senza eccessiva difficolt, ma gli occhi di Irene lo turbarono: asciutti, penetranti, privi di emozione.
Questi agenti non hanno ancora fatto nulla, disse Irene lentamente, come se a ogni parola le fosse necessario riprendere fiato. Hanno detto che dovevano aspettare lei. Mio figlio  morto, il mio unico figlio. Che cosa intende fare?
Ma... balbett Damon. Capisco quello che prova, signora...
Non pu capire ci che provo. La donna strinse le labbra, e il volto ebbe un tremito. Indic i presenti con un gesto della mano e riprese: Questa gente si trovava in casa mia, invitata da me, e uno di loro ha ucciso mio figlio. Fissando rispettivamente Koch, Hebe e Garda aggiunse: Lei, o lei... o lei... L'ispettore le si avvicin di pi. Mi ha chiesto cosa intendo fare: per prima cosa voglio sapere come si sono svolti i fatti. Non posso far saltare fuori la verit da una scatola, con uno schiocco di dita. Per ora so appena che suo figlio  morto dopo aver bevuto qualcosa da un bicchiere. Sar...
Ha gridato. La faccia della signora Pomfret accus un tremito. Mi ha chiamato, ha tentato di avvicinarsi a me, ha barcollato,  caduto, si  alzato sulle ginocchia,  ricaduto...
Questi particolari li lasci raccontare agli altri, disse Damon. Non vorrei...
No, preferisco farlo io. Eravamo tutti presenti, eccetto mio marito e quell'individuo. Indic Fox, e prosegu: Quello  mio marito e quella  Dora Mowbray. Elenc i nomi di tutti, pronunciandoli con chiarezza, e trascurando i due domestici che si trovavano nella stanza. Prima eravamo qui, ma poi abbiamo lasciato soli mio marito e il signor Fox e siamo passati nel salotto giallo, oltre il salone.
Vengo da l.
Allora... l'ha visto?
S. Signora Pomfret, lei capisce che sar necessario... il corpo dovr essere portato via per l'autopsia...
Portato via?
S, ho gi dato l'ordine.
Non voglio!
 comprensibile, ma mi ha chiesto cosa intendo fare, e questa  appunto una delle cose che devono essere fatte, per quanto dolorosa. Signora Pomfret, ascolti... La donna si stava dirigendo con passo deciso verso la porta piantonata da uno degli agenti entrati con Damon. Gli fece cenno di spostarsi, ma l'uomo non si mosse.
Non pu andare di l, le disse Damon.
La signora Pomfret si volt e l'ispettore rivide i suoi terribili occhi. Intendo essere presente quando porteranno via il corpo di mio figlio! esclam la donna.
Va bene, disse l'ispettore al poliziotto, rinunciando alla lotta. Accompagnala e avverti Craig.
L'agente apr la porta e fece uscire Irene Pomfret. Damon osserv il proprio campo di battaglia.
Pur non contando i due agenti, il detective e i due domestici, erano in tanti... Guardando Fox con aria accigliata gli chiese: Lei non era presente in quel momento? Fox, seduto a un angolo del tavolo, scosse la testa. Ero con il signor Pomfret, disse. Quando sono arrivato, Dunham era gi morto.
Gli occhi dell'ispettore si posarono sul giovane in piedi accanto alla sedia del detective. Si chiama Ted Gill? gli chiese.
Infatti.
Dov'era? Ted si inumid le labbra e parve deglutire con fatica. Ero qui, rispose. Stavo bevendo un whisky e chiacchieravo con la signorina Mowbray e con il signor Beck.
Dunham dov'era?
Non lo so, cio, non ci ho fatto caso. Prima stava parlando con sua madre, ma poi credo che sia andato a cercare da bere. A un tratto ha emesso un grido strozzato. Era nell'angolo dove erano state preparate le bottiglie. Ha fatto qualche passo barcollando,  stramazzato per terra, si  alzato con visibile sforzo sulle ginocchia, poi  ricaduto proprio come ha detto la signora Pomfret. Il primo ad accorrere  stato il signor Zorilla.
Ero gi l, precis la voce baritonale di Diego dall'altro capo della stanza. Stavo preparando whisky e soda per la signorina Heath e per me, quando Perry  venuto a versarsi da bere. Gli ero vicino quando ha versato il whisky e anche quando lo ha bevuto.
Il liquore, lo aveva preso dalla stessa bottiglia di cui si era servito lei? chiese Damon.
No, il mio era whisky scozzese mentre lui beveva sempre bourbon.
Si  servito dal sifone di seltz che ha adoperato lei?
Non ha preso seltz, l'ha bevuto liscio, d'un sorso. Faceva spesso cos, e poi beveva un bicchiere d'acqua.
La signorina Heath era accanto a lei?
No, quando sono andato a prendere qualcosa da bere la signorina si stava versando un whisky.
Le ho detto che l'avrei servita io e lei  tornata a sedere.
Che cosa stava facendo mentre Dunham beveva?
Stavo posando i due bicchieri su un tavolo per andare a chiudere una finestra. La corrente d'aria infastidiva la signora Pomfret e lei aveva pregato di chiuderla. Non ho fatto in tempo: mentre appoggiavo i bicchieri ho visto una strana espressione sulla faccia di Perry, che stava bevendo, o aveva appena finito di bere... e ha emesso un suono strozzato. Saranno passati al massimo tre secondi, poi ha cacciato un grido, la faccia contratta, e ha cominciato a barcollare. Ammesso che proprio in quel bicchiere ci fosse veleno,  incredibile la rapidit con cui...
Perch dice "proprio in quel bicchiere"? Aveva gi bevuto prima?
Non mi risulta, disse Diego scuotendo la testa. Anzi, sono quasi sicuro del contrario. Prima stava parlando con sua madre, sul divano, dall'altro lato della stanza.
Allora il bicchiere in cui aveva versato il whisky era pulito? Non era stato usato prima?
Non lo so,  probabile. C'erano tanti bicchieri sul carrello.
Quando  venuto a versarsi il whisky, lei era gi l, occupato a riempirsi il bicchiere?
S.
Gli era di fronte, lo stava osservando?
Osservando? E perch avrei dovuto osservarlo?
Be', gli era vicino. Se ne sarebbe accorto se avesse versato nel bicchiere il contenuto di una fiala, di una scatoletta o di una cartina, non  vero?
Certamente. Diego sbatt le palpebre e la sua bocca si torse in una smorfia amara. Magari potessi dire di averlo visto, ma non  vero.
Perch vorrebbe poterlo dire?
Mi pare ovvio. Sebbene non avessi particolare simpatia per Perry, il suicidio non mi avrebbe certo arrecato piacere, per sarebbe indubbiamente stato preferibile a quanto pare sia accaduto. Si guard attorno e riprese: Pu essere stato uno di noi, me compreso. Non lo stavo "osservando", come dice lei, ma a meno che non sapesse fare i giochi di prestigio non ha messo nulla nel bicchiere, eccetto il whisky.
L'ha versato dalla bottiglia di bourbon che era sul carrello?
S.
Damon si rivolse ai due domestici impalati contro la parete. Il carrello  stato portato qui da uno di voi due?
L'ho portato io, signore, rispose uno dei servitori.
Si chiama?
Schaeffer.
Quando l'ha portato?
Quando me l'ha ordinato la signora. Aveva suonato.
Queste persone erano gi presenti?
S, signore. Dopo una rapida occhiata ai presenti, il domestico aggiunse: In gran parte, almeno.
Sul carrello c'erano gi preparati bottiglie e bicchieri?
S, signore, con il ghiaccio, gli amari...
C'era anche il bourbon?
S, signore, il bourbon Blue Grass non manca mai.  l'unica marca che il signor Dunham beve... Chiedo scusa!
Di che cosa?
Volevo dire che era l'unica cosa che il signor Dunham beveva.
Sa quanto whisky conteneva la bottiglia?
S, signore. Schaeffer non pot nascondere una certa soddisfazione. Ci ho gi pensato, perch mi aspettavo questa domanda. Ne mancava poco pi della met.
Come lo sa? Ne ha bevuto lei?
No, signore. Quando prepariamo da bere, se da una bottiglia manca pi della met, ne aggiungiamo sempre un'altra piena. Ricordo invece di aver pensato che il bourbon sarebbe stato sufficiente, poich lo beveva soltanto il signor Dunham.
Come poteva sapere che nessun altro ne avrebbe bevuto?
Era un particolare noto al personale, a tutti, che il signor Dunham non beveva mai nient'altro. In generale invece la gente beve whisky scozzese, o irlandese, o rye. La consideri una mia deduzione.
Ma guarda! esclam arrossendo l'ispettore, una delle cui debolezze era proprio di non nutrire nessuna simpatia per i compassati domestici di certi ambienti. Si rivolse di nuovo a Diego e chiese:
Lei ha bevuto il bourbon?
Le ho gi detto che ho bevuto whisky scozzese.
E voialtri? chiese Damon guardandosi attorno. Nessuno ha bevuto il bourbon? Lei, signor Koch?
No. Koch era seduto al fianco di Garda, vicino al grande paravento all'altro capo del salotto.
Tossicchi per schiarirsi la gola e aggiunse: Ho bevuto gin e amaro.
Se lo  versato da s?
S.
E lei, signorina Tusar? Che cos'ha bevuto?
Vermut, rispose Garda senza esitare, con voce chiara. Sono andata al bar con Koch e me l'ha versato lui.
Signorina Mowbray?
Io ho bevuto un bicchiere di xeres. La voce di Dora era un po' stridula. Ne ho versato uno per me e uno per la signora Pomfret.
Signor Beck?
Non bevo mai! esclam Felix con foga. Seduto su una sedia accanto al tavolo, si sfregava le ginocchia con i palmi delle mani. Mi sono avvicinato a quell'affare... a quel bar, se vuole chiamarlo cos... mi sono versato un bicchiere d'acqua, ho aggiunto succo di limone e l'ho bevuto.
Signor Gill, che tipo di whisky ha bevuto?
Rye, rispose Ted conciso.
Signorina Heath, il signor Zorilla dice di averle portato whisky scozzese e seltz. Non ha bevuto bourbon? Hebe non ebbe il tempo di rispondere. La voce di Beck, in tono d'accusa, la prevenne: No, certo, non sarebbe stata tanto sciocca. Ha preso la bottiglia e l'ha lanciata fuori dalla finestra.
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CAPITOLO 8.
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Hebe si port le mani al seno, alz leggermente la testa e piant i suoi occhi azzurri sull'ispettore.
Il suo atteggiamento era provocante, di sfida. Koch si alzo a met sulla sedia, borbott qualcosa, poi ricadde a sedere. Ted si avvicin a Hebe e pos una mano sullo schienale della sua sedia con aria protettrice, sospirando. Damon, intanto, fissava i bellissimi occhi dell'attrice.
Ebbene? le chiese.
Ebbene? fece eco la donna.
Ha lanciato la bottiglia dalla finestra? Hebe annu.
Davvero? Gli rispose un altro cenno affermativo.
Perch? Le braccia della donna scattarono verso Damon in un gesto di preghiera.  stato un impulso che non ho saputo frenare! esclam con voce piena d'emozione.
Fox si agit sulla sedia e distolse lo sguardo, mentre gli altri fissavano la donna sbigottiti.
La signorina, disse allora Ted con voce paziente,  molto nervosa, emotiva.  una creatura impetuosa, vivace, eccitabile.  un'artista...
Non le ho chiesto un'analisi della sua personalit, lo interruppe Damon, n l'ho chiesta a lei stessa. Le ho solo domandato perch ha lanciato la bottiglia dalla finestra.
Glielo sto dicendo. Avete a che fare con una persona un po' strana: ogni tanto viene presa dall'irresistibile desiderio di commettere qualche azione e non sa frenarsi. Si potrebbe definirla una sorta di trance. Poi dimentica tutto... Anche adesso non ricorda esattamente di aver afferrato la bottiglia e di averla lanciata.
L'ha ammesso un momento fa! esclam Damon.
L'ha ammesso, perch tre di noi sono stati testimoni del suo gesto: la signorina Mowbray, Beck e io. Glielo avevamo gi detto. In quel momento la signora Pomfret era inginocchiata accanto al figlio, Koch e la signorina Tusar erano chini su di lei e Zorilla era andato a chiamare Fox. Io ero vicino alla signorina Mowbray per dirle che bisognava esaminare la bottiglia dalla quale Perry si era versato il whisky, ma che non sapevo quale fosse. Lei mi aveva risposto che Perry beveva solo bourbon. Stavo allungando la mano per prendere la bottiglia, quando Hebe mi ha preceduto e con uno dei suoi soliti... insomma, con gesto drammatico, l'ha lanciata fuori dalla finestra. Nel frattempo  entrato Fox e l'ho messo al corrente. Ho anche avvertito il primo poliziotto che ho visto. Dall'espressione esaltata avevo per capito che Hebe non era conscia del proprio gesto.
Storie! esclam Felix balzando in piedi, fremente di sdegno. Quella, un'artista! Non sapeva quel che faceva?  una Circe, una strega malefica! Prima Jan, che io avevo messo in guardia! Ora questo...
La smetta! grid Ted. C' gi abbastanza confusione senza che si metta a blaterare anche lei!
Piantatela tutti e due, ordin seccamente Damon, poi si rivolse a Hebe. Ne parleremo pi tardi. Ora voglio che mi dica se il signor Gill ha ragione. Le capita di fare cose che poi dimentica?
Oh, mormor Hebe in un soffio, non lo so. Aveva di nuovo incrociato sul seno le bellissime mani. Non lo so proprio.
A volte viene presa dall'irresistibile desiderio di agire in un certo modo? Ha sentito un impulso che la spingeva a mettere qualcosa in quella bottiglia di whisky?
A mettere... Hebe lo fiss con occhi sbarrati, poi sciolse le mani e la tensione parve sparire dal suo viso. Mettere qualcosa nella bottiglia? ripet incredula, in tono completamente mutato.
Non faccia l'imbecille! Damon bofonchi qualcosa e si gratt la nuca, perplesso.
Potrei proporre... cominci Fox.
No, scatt l'ispettore, fissando a turno tutti i presenti.  mio dovere informarvi, prosegu accigliato, che probabilmente Perry Dunham  stato assassinato. Dovr parlare con ciascuno di voi separatamente, prima che possiate allontanarvi da qui, e questo richieder del tempo. Pu mettere una stanza a mia disposizione, signor Pomfret?
Certamente. Potremmo uscire noi e lasciarle questa.
Benissimo. Lei e sua moglie potete andare dove pi vi aggrada, ma gli altri dovranno rimanere tutti in una camera, sotto la sorveglianza degli agenti. Ho il diritto d'imporlo, date le circostanze, ma gradirei che foste disposti a cooperare. Vi chiedo di riflettere sulla possibilit che l'assassino di Dunham si trovi fra voi.  un'idea che non vi garber, ma non garba neppure a me. Se c'era veleno nel whisky, qualcuno pu averlo versato in qualunque momento, dall'ultima volta che era stata usata la bottiglia. Non  detto che ci sia avvenuto in questa camera, nel pomeriggio di oggi. Tuttavia  possibile. In tal caso la fiala o la cartina che lo conteneva dev'essere qui in giro, a meno che non sia stata buttata fuori dalla finestra come la bottiglia. Si sta gi cercando nella stanza e in seguito si perquisir il resto della casa. Sarete tutti interrogati sui vostri movimenti, ed  probabile che quanto cerchiamo sia ancora addosso a qualcuno di voi. Sarebbe un bel gesto se vi lasciaste perquisire senza fare storie. Per quanto riguarda le signore, entro cinque minuti posso far venire una donna poliziotto.
Tutti sembravano terrorizzati, scambiandosi occhiate. Se l'assassino era presente, non avrebbe dovuto mascherare i suoi sentimenti, perch disagio e riluttanza erano dipinti su tutte le facce eccetto quella di Fox.
Giustissimo, disse il detective. Non servir a nulla, probabilmente, ma bisogna tentare.
 un'indegnit, brontol Beck.
 addirittura vergognoso, protest Hebe.
In quel momento la porta si apr e tutti si voltarono a guardare l'individuo che era apparso.
Craig vuole vederla, ispettore, disse il poliziotto.
Damon usc in fretta. Segu un tramestio generale e tutti furono presi dalla smania di muoversi, come se avessero i muscoli indolenziti. Qualcuno si alz, un altro si agit sulla sedia cambiando posizione, un terzo si mise a passeggiare nervosamente. Koch chiese a Fox se fosse legale sottoporli a una perquisizione del genere, e quando il detective gli rispose negativamente, Gill esclam che valeva la pena di collaborare. Beck camminava su e gi a braccia conserte, un poliziotto sbadigliava e Schaeffer spiegava qualcosa sottovoce all'altro servitore.
Fox, mezzo sdraiato sulla sedia, fissava il soffitto.
Cinque minuti pi tardi, riapparve l'ispettore. Si avvicin a un capo del grande tavolo e alz una mano per mettere in mostra un oggetto.
Qualcuno riconosce questo? chiese.
Certo, disse Pomfret alzandosi in piedi.  la mia coppa Ju Chou da incenso. La prego di non lasciarla cadere.
Non abbia paura. La grossa mano di Damon stringeva con forza la bellissima coppa dalle tonalit rosse e verdi. Da quanto tempo si trova sulla mensola su cui era?
Da circa un paio d'anni.
Serve a qualcosa? Come portacenere, per esempio?
Ci mancherebbe altro! A volte qualche imbecille ci butta una cicca, ma io lo fulmino con lo sguardo.
Questa volta non si tratta di una cicca. Nella voce dell'ispettore c'era una severa nota di trionfo. Depose delicatamente la coppa sul tavolo, ne trasse una pallina di carta spiegazzata e la mise in mostra come fa il prestigiatore con la moneta afferrata a mezz'aria. Non spiegher completamente il foglio, che uno dei miei uomini ha gi in parte aperto:  carta comune alla quale sono appiccicate particelle di polvere bianca. L'agente ne ha inumidito un pezzetto. La carta odora di cianuro. Ritiro quindi la mia richiesta di perquisizione.
L'improvviso mormorio dei presenti fu seguito da un istante di silenzio, rotto da Henry Pomfret.
Dio mio! mormor incredulo. Nella coppa da incenso! Ma allora...
Che cosa vuole dire?
Niente, niente. Pomfret scosse il capo con aria sempre pi sgomenta.
Il fatto che la carta sia stata trovata nella coppa le apre qualche orizzonte?
No, affatto.
Damon insistette: Le  forse venuto in mente di aver visto qualcuno avvicinarsi alla coppa e lasciarvi cadere qualcosa!
No, non mi  venuto in mente niente. Volevo soltanto dire che ora  indubbio che il colpevole si trovi fra i presenti. Se avessi visto qualcuno gettare qualcosa nella coppa sarei andato subito a pulirla, come faccio sempre. Comunque, io ero qui con Fox.
Avrebbe potuto notare qualcosa del genere prima, disse Fox. Poi l'investigatore si rivolse a Damon. Poco fa volevo dirle che forse Schaeffer le ha dato un'impressione errata, dicendole di aver portato il carrello quando la signora Pomfret ha suonato, e dichiarando che quasi tutti erano presenti. Questo non  successo quando gli altri sono andati nel salotto giallo, lasciandomi qui con il signor Pomfret, ma prima che ci trasferissimo in questo locale. Quando sono arrivato io, alle due e un quarto, tutti erano presenti e il carrello c'era gi.
Quindi lei, signor Pomfret, avrebbe potuto vedere qualcuno gettare qualcosa nella coppa, non  vero?
Pu darsi, ammise Pomfret, ma non  successo.
Ho visto io, disse una voce, e tutti gli occhi si puntarono su Garda.
Chi era? fece Damon.
Come se non lo avesse sentito, la ragazza si alz dalla sedia e si accost al tavolo. Era evidente che intendeva affrontare qualcuno. Si ferm davanti a Dora, la fiss con i suoi fiammeggianti occhi neri.
Sei stata tu! disse. Ti sei avvicinata alla mensola... Segu un tramestio come se i nervi gi tesi dei presenti avessero ceduto di fronte al nuovo sforzo.
Beck sembrava quasi ringhiare, Hebe ansimava, Diego era balzato in piedi con tale foga da rovesciare la propria sedia, ma i principali attori sulla scena furono Gill e Pomfret. Ted spicc un balzo, afferr Garda per un braccio e la fece girare su se stessa. La ragazza perse l'equilibrio e and a urtare contro il tavolo, facendo cadere la coppa sul pavimento. Pomfret lanci un grido, tent invano di afferrarla al volo, poi si volt e sferr un pugno sulla mascella di Ted. Fox e gli agenti s'interposero, immobilizzandoli tutti e tre.
Fermi! ordin Damon fulminando Pomfret con un'occhiata feroce. Cosa diavolo le salta in mente?
Mi dispiace, disse Pomfret, ma il suo tono non esprimeva rammarico di sorta mentre si chinava a raccogliere la coppa miracolosamente illesa.
Le passerei il pugno con gioia, disse Ted a Garda, a denti stretti. Non so perch ce l'abbia tanto con la signorina Mowbray, ma le sue menzogne...
Ted! esclam Dora posandogli una mano sul braccio. La prego, non sono menzogne.  vero che ho gettato quella carta nella coppa.
 stata lei? fece Damon voltandosi di scatto.
S.
Il silenzio, denso di stupore, fu rotto da Diego. Dio mio! mormor. Mia piccola Dora...
No, Diego, rispose la ragazza, non  stata la tua piccola Dora a mettere il veleno nel whisky di Perry. Le labbra le tremavano, ma sul suo viso si dipinse un'espressione di collera. Guardatevi! grid. Guardate le vostre facce! Voi credete che io... soltanto perch... Oh, se fosse qui mio padre! Dal giorno della sua morte, la mia esistenza  stata un susseguirsi di amarezze.
Ci sono io, disse Ted in tono di conforto.
Torniamo ai fatti, ordin Damon.
Ho gi detto di essere stata io, ribatt Dora. La carta era nella mia borsetta.
Chi ce l'aveva messa?
Non lo so. L'ho trovata quando stavamo uscendo dal salotto giallo per venire qui. Prese dalla sedia una borsa di panno marrone e mostr una specie di tasca sull'esterno. Era qui. Ho visto una protuberanza e ho infilato dentro le dita per vedere di che si trattasse. Mi  sembrato un pezzo di carta qualunque, spiegazzato, e passando l'ho gettato nella coppa.
Intende dire che qualcuno l'avrebbe infilata nella tasca esterna mentre la borsetta era nelle sue mani?
Non ho detto questo. Avevo lasciato la borsetta sopra un divano nel salotto giallo quando Perry... quando ero andata all'altro lato della stanza con il signor Dunham.
Si  accorta della protuberanza, quando ha ripreso in mano la borsa?
S.
Quanto tempo sar rimasta sul divano?
Quindici o venti minuti.
Perch era andata all'altro capo della stanza con il signor Dunham?
Voleva parlarmi.
A che proposito?
Una faccenda personale.
Eravate fidanzati?
Non lo eravamo, e comunque non la riguarda.
Si stupirebbe, brontol l'ispettore, di sapere quante cose riguardano la polizia durante l'inchiesta su un delitto. Le informazioni che non riusciamo a ottenere in un modo le otteniamo in un altro, di solito. Era innamorata di lui?
No.
Lo odiava?
Ma no, santo cielo!
Eravate... intimi?
No! rispose Dora aggrottando la fronte. Per ci conoscevamo da sempre. Sua madre e mio padre erano amici.
Vorrei sapere che cosa desiderasse dirle oggi pomeriggio. Se rifiuta di dirmelo non potr biasimarmi se...
Non mi rifiuto: voleva informazioni sul biglietto lasciato da Jan. Voleva sapere se lo avevo visto, se avevo letto qualche riga.
Che biglietto? Chi  Jan?
Jan Tusar, intervenne Fox. Si  ucciso con un colpo di pistola luned sera alla Carnegie Hall.
Credo che dovr occuparsi anche di questa faccenda, e io potr farle risparmiare tempo. Voi, prosegu rivolgendosi agli altri, capite che ormai non si tratta pi di andare alla polizia per riferire sulla questione del violino: i poliziotti sono gi qui. Se vuole accelerare i tempi, ispettore, le propongo un colloquio con me, davanti a uno stenografo. A proposito, signorina Tusar, visto che la polizia  gi qui, che ne direbbe di mostrare quella lettera con la svastica? Se deve consegnarla a qualcuno, tanto vale darla al capo della squadra Omicidi.
Garda tir fuori la busta dalla borsetta e la porse a Damon. L'ispettore diede una rapida occhiata all'indirizzo, poi estrasse il foglio e si mise a leggere: "Coloro che tentano di recare danno al Reich la pagheranno, come ha pagato suo fratello. Heil Hitler!".
Cristo... mormor poi in tono disgustato. C' anche la svastica! Era suo marito, questo Tusar? E Dunham era suo fratello?
Ma no! esclam Fox impaziente. Il violinista era suo fratello. Le sto offrendo a buon prezzo uno dei particolari che fanno parte del quadro. Se invece preferisce brancolare nel buio...
Accetto, grazie. Adoro i buoni affari. Damon si rivolse agli altri. Poco fa vi avevo chiesto amichevolmente di restare tutti in una stanza. Ora ve lo ordino. Comincer a parlare con Fox e vi avvertir quando sar il vostro turno. Ryder, chiama uno dei miei uomini e resta qui assieme a lui.
Lei, signor Pomfret, abbia la cortesia di condurre tutti i presenti in una camera dove possano mettersi a sedere. Ryder, mandami Kossoy e d a Craig che voglio parlargli.
...
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CAPITOLO 9.
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Non posso pi parlare di buoni affari, dichiar l'ispettore deluso. Mi pare si tratti del pi maledetto pasticcio che io abbia mai visto in vita mia!
Seduto a un capo del grande tavolo, aveva alla sua destra Fox e alla sinistra l'agente Kossoy, che stava rivedendo con aria grave gli appunti stenografati. Il colloquio era durato oltre un'ora, interrotto pi volte, tra l'altro, anche da una telefonata dal laboratorio: s'informava l'ispettore che un'alta percentuale di cianuro di potassio era stata rilevata nel whisky raccolto sul tetto dell'automobile e che anche l'assistente del perito settore aveva trovato tracce di cianuro.
Aveva quasi sempre parlato Fox, e Kossoy aveva annotato sul taccuino tutto ci che il detective aveva detto di aver visto e udito. Fox aveva consegnato a Damon perfino la busta con i residui di vernice grattati via dall'interno del violino.
Il detective si alz, si stir le gambe e si mise di nuovo a sedere osservando: Sar un pasticcio, ma ha fatto un buon affare lo stesso. C' gente che ha pagato fior di quattrini per informazioni del genere.
L'ispettore lo guard di sbieco. C' un fatto che ha trascurato, disse. Lei come c'entra?
Non c'entro, almeno professionalmente, rispose Fox. Pu cancellarmi dalla lista delle persone sospette. Non ho taciuto niente, cio nessun fatto. Naturalmente pu darsi che abbia fatto qualche deduzione, come direbbe Schaeffer.
Gi, perch diavolo uno come quello non si trova un altro tipo di lavoro? Sentiamo, che deduzioni?
Le deduzioni valgono pi delle informazioni.
Mi sembrava che avesse detto di non entrarci. Cosa vuole?
Niente. Le assicuro, ispettore, che pu godersi tutta la faccenda, compreso l'omicidio. Anche se non  proprio un omicidio dal punto di vista della legge,  pur sempre un omicidio... Parlo di Jan Tusar. Non dimentichi quel particolare, perch fa parte del suo problema. Io ci avevo provato, ma tutta la faccenda mi lasciava perplesso, mi dava un senso di sgomento, era troppo sottile e strana.
Uccidere un uomo versando vernice dentro un violino! Riesce a immaginare come funziona il cervello di un individuo capace di escogitare un simile piano? Lo spero per lei, perch dovr intuirlo, se vuole mettere le mani sull'assassino di Perry Dunham.
Ritiene dunque che le due cose abbiano un nesso e che Dunham sapesse qualcosa circa la faccenda della vernice? Ha rotto le uova nel paniere dicendo che, uscito lei, si era messo ad armeggiare col violino. Ecco perch  stato ucciso. Forse ha ragione, ma se  questa una delle deduzioni che tiene in serbo per alzare il prezzo... In effetti non vale granch, concesse Fox, ma ho qualcosa di meglio. Tir fuori di tasca un taccuino e una penna e, mentre gli altri stavano a guardare, tracci due disegni su un foglietto.
Proprio carino, comment Damon sarcastico. Saresti capace di fare altrettanto, Kossoy? Fox continu, senza curarsi del sarcasmo: Mi dia la lettera della signorina Tusar. Quando Damon gliel'ebbe consegnata, pos il foglio accanto al taccuino. Ora, riprese, vediamo quale delle due svastiche  uguale a quella della lettera. Nota che sono diverse, vero?
Certo,  uguale a quella di sinistra.
Esatto.  appunto la svastica classica, il disegno che i cinesi adoperano da secoli come simbolo di buona fortuna. Quando Hitler la adott, fece un errore, oppure la cambi volutamente. Comunque la svastica dei nazisti  come quella di destra, e nessun nazista la disegnerebbe mai al contrario. Di conseguenza non  stato un nazista a mandare la lettera alla signorina Tusar:  un trucco.
Questa poi! brontol Kossoy. Posso tenere i disegni? Fox strapp il foglio dal taccuino e glielo diede, riconsegnando poi la lettera all'ispettore. Vi sar di aiuto, osserv, e almeno non dovrete perdere tempo cercando di scoprire eventuali rapporti di uno dei presenti con Berlino o con il Bund. Spero che non si tratti dell'unico errore commesso da quel furbone, ma se lo fosse sono felicissimo che ve ne serviate.
Allora mi ha sentito, quando ho dato istruzioni perch venti dei miei uomini si interessassero alla pista nazista, disse Damon con aria severa.
Infatti, ammise Fox, e ho provato una certa invidia.  bello avere a propria disposizione tanta gente.
Ha qualche altro bel giochetto da mostrarmi?
Be', fanno pi effetto se se ne fa uno ogni tanto. Naturalmente le racconteranno un sacco di frottole, ma a mio parere la signorina Mowbray non mentir. In caso di emergenza sarebbe pronta a nascondere la verit, come farebbe chiunque, ma dubito che sia il caso. Personalmente credo a quanto ha detto circa la carta in cui si trovava il veleno. Diego Zorilla  mio amico, e questo forse non basta a convincerla che lui non c'entra. Per me invece  sufficiente... fino a prova contraria.
Degli altri pensi ci che vuole, eccettuando la signora Pomfret. A parte il fatto che anche per lei non esistono garanzie assolute.
Conosco bene anch'io la tavola pitagorica, cio tutte le possibilit dei giochi di prestigio.
No, ho vuotato il sacco, afferm Fox. Se dovessi occuparmi di questa faccenda, e grazie a Dio non  il caso, dovrei partire da zero. Mise in tasca taccuino e penna e si alz.
Dove va? chiese Damon.
Dipende. Se mi concede il passaporto, rincaser, altrimenti immagino che dovr raggiungere gli altri.
Gi, vorrebbe andare a casa, eh! brontol l'ispettore. Vorrebbe lasciare tutto cos per aria. Ma non  il tipo, la conosco abbastanza. Se la mandassi a raggiungere gli altri... No, resti qui. Sieda.
Non faccio patti, disse il detective sorridendo. L'avverto, nel caso mi venisse in mente qualche altro giochetto.
Neppure io faccio patti. Damon si volt verso l'agente seduto accanto alla porta. Prega la signora Pomfret di venire qui.
Quando apparve Irene mancavano pochi minuti alle diciannove, e quando usc dalla stanza l'ultimo cameriere era mezzanotte passata. Allorch la porta si chiuse alle spalle dell'ultimo teste, Damon pronunci con voce stanca una fila di espressive e concise imprecazioni, fissando con occhi sfavillanti di rabbia e rossi per la stanchezza i due taccuini che Kossoy aveva riempito di appunti.
Meno male che i panini di tacchino affumicato erano buoni, sospir Fox.
L'assassino  uno di loro, brontol Damon.
Questa certezza non era un risultato molto brillante dopo tante ore di lavoro accanito, ma non erano riusciti ad appurare altro. Nessuno si era lasciato sfuggire qualche dichiarazione che potesse mettere i due investigatori sulle tracce dell'assassino di Perry, sebbene molti tra gli interrogati, chi pi chi meno, avessero confessato d'aver nutrito antipatia per lui. Fox e Damon avevano assodato che il veleno era stato mescolato al whisky durante la riunione nel salotto giallo, ma non era stato possibile eliminare un solo nome dalla lista. Nessuno aveva dichiarato con certezza che gli altri non si fossero avvicinati al carrello, nessuno aveva ammesso di aver notato nei presenti atteggiamenti sospetti, di aver visto qualcuno toccare la bottiglia di bourbon o in preda a tensione e agitazione rivelatrici. Per concludere, se qualcuno aveva visto qualcosa che avrebbe potuto, sia pure lievemente, aiutare a dipanare la matassa, questo qualcuno aveva taciuto. Perfino Garda aveva ammesso che non c'era stato nulla di furtivo o di cauto nel gesto di Dora, quando aveva gettato il pezzo di carta nella coppa: si era avvicinata alla mensola disinvoltamente.
Koch, Dora e Henry Pomfret erano sicuri che Perry non avesse bevuto niente prima che tutti fossero passati in biblioteca, e cos restava indefinita l'ora nella quale il veleno era stato mescolato al whisky. Non si poteva neppure ritenere per certo, sebbene fosse assai probabile, che il fatto fosse avvenuto nel salotto giallo. I domestici avevano dichiarato che la bottiglia di bourbon era sempre stata in un armadio aperto nella dispensa, con altri liquori, e Schaeffer aveva asserito di aver preparato il carrello appunto in dispensa e di averlo poi portato in salotto. Inoltre nessuno poteva sapere con sicurezza quando fosse stata adoperata la bottiglia di bourbon l'ultima volta.
L'unico fatto che in altre circostanze sarebbe stato un punto di partenza per le indagini era apparso assurdo: quando era venuto il turno di Hebe, l'attrice aveva dichiarato di non ricordare pi di aver lanciato la bottiglia dalla finestra. Damon aveva fissato in silenzio i bellissimi occhi della donna, e Fox era pietosamente intervenuto ordinando al poliziotto di accompagnarla dagli altri.
Era poi arrivato il capo del distretto, che era rimasto in loro compagnia per circa un'ora, e alle nove era venuto il procuratore distrettuale, che si era fermato fino a mezzanotte. Intanto dal laboratorio delle analisi e dall'obitorio erano giunte notizie pi precise. Il sergente Craig, accompagnato dagli esperti, aveva concluso la sua opera. La stampa, sempre affamata di notizie, aveva avuto pane per i suoi denti. Una squadra era stata inviata nell'appartamento di Perry, nella Cinquantunesima Strada, per esaminare le sue carte e quanto gli era appartenuto, nella speranza di trovare una pista. Il capitano di polizia che aveva svolto le indagini sul suicidio di Jan era stato strappato dal sonno e convocato nell'ufficio del procuratore.
Dopo tutto questo, l'unico risultato era quello annunciato da Damon a mezzanotte e quaranta, con voce arrochita dalla stanchezza: "L'assassino  uno di loro".
Fox si irrigid sulla poltrona dov'era semisdraiato, per dichiarare: Se  ancora convinto che io non voglia andare a casa, faccia una prova. Sento che fra non molto assumer un atteggiamento da cittadino sdegnato. Vuole vedere? Damon scroll il capo, si stropicci gli occhi, fiss la coppa e sbatt le palpebre per rimettere a fuoco la vista. Va bene, brontol alzandosi. Prendi i tuoi appunti, Kossoy, mi pare che non ci sia altro d'interessante, qui. Fammi vedere dove sono gli altri, disse poi rivolto all'agente in uniforme.
Fox li segu lungo il corridoio oltre il grande salone, fino a un'altra grande sala che Pomfret chiamava "la cattedrale". In questo caso forse era pi idonea la parola "mausoleo". Perfino i due poliziotti di guardia nella stanza sembravano stregati dalla tetra atmosfera. Sette facce sparute si voltarono quando apparve l'ispettore. Koch era seduto accanto a Hebe, Diego stava in piedi con Beck vicino a una finestra, Dora era sdraiata su un divano, Ted leggeva un giornale seduto accanto a una lampada e Garda aveva preso posto presso uno dei pianoforti, i Pomfret non erano presenti.
Koch fece per parlare, ma Damon alz una mano annunciando seccamente: Potete tornare a casa.
Domattina avr forse bisogno di qualcuno di voi, o pu darsi anche di tutti, quindi dovrete essere reperibili agli indirizzi che ci avete dato. Nessuno deve lasciare la citt. Se le signore desiderano essere accompagnate a casa... Ted lasci cadere il giornale e balz in piedi. Accompagner io la signorina Mowbray, disse aggressivo, avvicinandosi al divano a lunghi passi. Posso? Dora protest debolmente: Non  necessario.
E io? chiese Hebe con voce tragica. Avvilita, i capelli in disordine, era pi bella che mai.
Oh, Ted!
Posso avere l'onore, signorina Heath? Koch stava inchinandosi davanti a lei con ammirevole grazia.
E lei, signorina Tusar? chiese Damon.
L'accompagner io, si offr Diego, ma senza la minima grazia.
Questo no! protest Garda i cui occhi, sebbene gonfi, sapevano ancora lampeggiare.
Prender un taxi.
Diego scroll le spalle. Vai via anche tu? chiese a Fox. Togliamoci dai piedi, per l'amor del cielo! Fox lo segu verso la porta ad arco, e quando furono nell'ingresso un domestico consegn loro i cappotti, sotto lo sguardo vigile di un agente. Dovettero attendere che Damon desse l'ordine di lasciarli uscire, e l'uomo addetto all'ascensore, abbandonando decoro e correttezza, li fiss curioso mentre li accompagnava gi. Anche il personale di notte, nell'atrio, non nascose il proprio interesse, e cos pure il gruppetto di persone che sostava sul marciapiede: il portiere, due agenti e qualche giovanotto.
Uno di questi si precipit verso Fox dicendo:  tanto che l'aspetto! Devo fare un pezzo di due colonne! Per liberarsene fu necessario allungare il passo e sfornare qualche energica frase.
I miei guanti sono nella tasca destra, brontol Diego, Eppure li lascio sempre in quella sinistra.
Hanno frugato dovunque, ribatt Fox. Ho la macchina all'angolo della Sessantanovesima Strada. Vuoi approfittare?
Voglio bere.
In queste ultime sette ore non avevi altro da fare.
Non potevo, l dentro. Ho trangugiato un po' di whisky e per un pelo non l'ho rimesso. Ho lo stomaco ancora sottosopra. Vuoi venire a casa mia a mangiare un panino?
Posso dirti quello che vuoi sapere con una sola frase: la polizia ne sa quanto te sull'assassino di Dunham.
Diego protest che voleva ben altro, che desiderava la compagnia di un amico per mangiare e bere, ma Fox dichiar che doveva percorrere ancora cento chilometri, che gli erano necessarie otto ore di sonno, e che aveva intenzione, l'indomani mattina, di potare una vite. Poi fin con l'accettare.
Salirono sulla sua macchina e, dopo essersi fermati a un ristorante notturno per acquistare qualche panino, proseguirono fino all'abitazione di Diego, nella Cinquantaquattresima Strada. L'edificio era una vecchia casa di pietra scura e dovettero salire due rampe di scale per raggiungere l'appartamento. Il soggiorno, malgrado l'arredamento piuttosto consunto, era accogliente. Diego fece gli onori di casa con fiorita, spagnolesca cortesia, posando cappotto e cappello dell'amico in un apposito sgabuzzino.
Servir io da bere, disse. Vuoi seltz nel whisky?
Non sarebbe possibile avere un caff?
Certamente. Ci metto dieci minuti.
Benissimo, saresti proprio una buona moglie. Vorrei lavarmi le mani.
Il bagno  dietro quella porta laggi.
Nel bagno Fox si concesse un prolungato sbadiglio, seguito da una smorfia di scontentezza. Aveva davvero intenzione di potare la vite, il giorno dopo, e quando si dedicava a tale passatempo desiderava goderne appieno, gustarlo. Ma conosceva troppo bene se stesso per pensare che, date le circostanze, avrebbe trovato il tempo di dedicarsi a radici e tralci. Perfino in quel momento, assonnato com'era, riusciva soltanto con grande sforzo di volont a non sprofondarsi nell'affascinante problema delle elucubrazioni di Hebe Heath.
Si insapon le mani, si lav la faccia e cerc un asciugamano. Non avendone trovati dov'era logico che fossero, n attaccati alla porta, apr uno sportello sulla sinistra e vide i ripiani ben forniti di biancheria e dei pi disparati oggetti. Scorse un asciugamano di spugna, se lo pass sulla faccia, poi, mentre si asciugava le mani, diede un'occhiata agli oggetti che erano sui ripiani. Nonostante l'esame eseguito con distratta curiosit e a dispetto del suo allenato spirito d'osservazione, non avrebbe notato nulla se non avesse posseduto una vista particolarmente acuta. Il ripostiglio, infatti, era in ombra. Scorse cos la parte superiore di un vaso dietro una pila di strofinacci, scrut con attenzione, tese una mano e lo port alla luce.
Lo esamin con cura e la sua espressione si fece sempre pi cupa: la nera patina lucente, le delicate decorazioni di smalto bianco alla base, i draghi di un giallo dorato e i fiori nel centro, intersecati da sottili ramoscelli verdi e da foglie... la forma inconsueta... Pomfret aveva detto: "Un pezzo unico".
Non c'erano dubbi possibili: era il Wan Li rettangolare nero di cui Pomfret gli aveva mostrato la fotografia e che Irene era convinta fosse stato rubato da Hebe Heath.
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CAPITOLO 10.
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Appoggi il vaso sul ripiano, chiuse lo sportello e, tornato al lavabo, ricominci a lavarsi le mani.
Era necessario riflettere prima di decidere sul da farsi. Naturalmente non era affatto obbligato a fare qualcosa, comunque il vaso era finito nel ripostiglio di Diego e questo non aveva niente a che vedere con la vite da potare. Per era ridicolo pretendere che non s'immischiasse in una faccenda simile. Al punto in cui era non poteva trascurare il minimo particolare. Tutto aveva la sua importanza. Tanto pi che si radicava sempre pi in lui la certezza che tutti gli episodi fossero connessi.
Si asciug le mani, riprese il vaso dal ripostiglio e torn nel salotto. Diego, dove hai trovato questo?
Che cosa? Lo spagnolo fece capolino dalla cucina. Dove ho trovato che cosa? Ah... S'irrigid, e dopo un attimo d'immobilit si fece avanti.
 stupendo! esclam Fox entusiasta. Dove l'hai trovato?
Quest'affare? brontol Diego. Ma... non so. Me l'ha regalato qualcuno. Tese una mano per prendere il vaso, ma poi la lasci ricadere. Perch,  forse un oggetto di valore?
Direi! Non sono un esperto, ma credo si tratti di un Ming del Cinquecento. Quanto vuoi?
Ma... come l'hai trovato? Cercavi un'aspirina?
No, un asciugamano. Non ce n'erano in vista e ho guardato nello stipetto. Vorrei comprarlo davvero.
Non ne dubito. Diego tent di ridere, con poco successo. Devo ancora vedere qualcosa che tu non vorresti comprare. Non vorrei truffarti, dubito che valga... Come hai fatto a vederlo?  buio, l dentro.
Ho uno sguardo di lince, io. Ho visto il luccichio dello smalto. Fox pos il vaso sul tavolo e aggiunse: Avvertimi se decidi di venderlo. Mi sbaglio o sento odore di caff? Quando se ne and, mezz'ora pi tardi, non si era pi parlato del vaso. Era naturale, dopo gli eventi della giornata, che lo spuntino amichevole non avesse assunto un carattere di particolare allegria, ma Diego era tanto tetro e depresso che sarebbe venuta voglia di chiedergli perch mai avesse insistito per la compagnia dell'amico.
Dirigendosi verso casa in mezzo alla nebbia fitta e spettrale che lo costringeva a non superare i quaranta all'ora, Fox era assillato da un nuovo problema.
Senza dubbio Diego sapeva che il vaso nel ripostiglio del bagno era l'oggetto rubato a Pomfret, il pi pregiato tesoro della sua collezione. D'altronde era anche quasi certo che non lo avesse rubato, oppure, se anche era stato il colpevole, aveva agito sicuramente per un movente pi romantico e complesso del solo desiderio d'impossessarsi di un oggetto di valore. Conoscendo lo spagnolo, era impossibile attribuirgli istinti cos meschini e volgari.
Per un'intera settimana questo dubbio e altri, pi o meno ossessionanti, assillarono febbrilmente il cervello di Fox. Per sette giorni il detective pot viti e alberi, sistem serre, rimosse i primi strati del terriccio invernale, accomod palizzate, assistette una mucca nel parto, e si dedic a centinaia di lavoretti che lasciava normalmente a Sam Trimble e agli ospiti dello Zoo desiderosi di ripagare in qualche modo vitto e alloggio. Era il saluto di benvenuto che faceva ogni anno alla primavera e fu interrotto soltanto una volta, il marted, quando una telefonata da New York richiese la sua presenza nell'ufficio del procuratore.
Nessuno dei due ricav nulla di nuovo dal colloquio. La sera il detective leggeva i giornali ma, sebbene numerose colonne fossero dedicate al delitto Dunham e al suo nesso con lo spettacolare suicidio di Jan Tusar, il mistero permaneva fitto. La lettura tuttavia era interessante e gli procurava una sorta di eccitazione. In qualche modo la stampa era venuta a conoscenza dell'episodio della vernice, non era chiaro se tramite un comunicato ufficiale o per vie traverse, e naturalmente la notizia era un bocconcino prelibato. La "Gazette" pubblic perfino una fotografia del violino, asserendo che fosse quello incriminato, e una freccia indicava il taglio delle effe attraverso cui era stata versata la vernice. Si trattava di un notevole scoop, visto che lo strumento era tuttora nel sotterraneo della banca dove Fox l'aveva depositato.
Mercoled i titoli dei giornali furono dedicati a una questione secondaria, una diversione ideata e messa in atto da Hebe Heath. Mentre leggeva, Fox not il marchio di fabbrica della stramba genialit dell'attrice: semplicit, fulminea precipitazione, perfetta dabbenaggine. Hebe era salita su un aereo diretto a Citt del Messico e, fatto ancora pi strano, dopo aver raggiunto la capitale si era rifiutata di fare ritorno, malgrado i pressanti telegrammi ricevuti. Gioved si trovava ancora in Messico, ma Ted Gill si era precipitato all'inseguimento. Venerd vi si trovavano entrambi, apparentemente intenzionati a non spostarsi. Sabato la "Gazette" ne disse di tutti i colori alla polizia, che aveva permesso a Gill di svignarsela con un trucco, ma i giornali di domenica mattina annunciavano che l'agente pubblicitario aveva ricondotto Hebe in patria.
L'attrice concesse interviste e dichiar di aver lasciato New York per sfuggire alla pubblicit.
Secondo Fox, questo era stato il suo capolavoro. Aveva scelto Citt del Messico per due ottime ragioni: prima di tutto non c'era mai stata, e in secondo luogo, dopo la sua decisione di allontanarsi, il primo aereo in partenza per l'estero era appunto quello diretto in Messico. Non aveva avuto il minimo desiderio di sfuggire all'obbligo di cooperare con la polizia, il che, secondo lei, sarebbe stato addirittura vergognoso... Fox ritagli l'intervista del "Times" e la incoll nel suo album di ricordi.
Luned mattina il detective fu chiamato al telefono dalla signora Pomfret e riscontr nella voce della donna una nota stanca che non aveva mai sentito prima, al punto che stent a riconoscerla. Irene lo preg di recarsi da lei al pi presto e Fox promise che l'avrebbe raggiunta quello stesso pomeriggio, alle due.
Fu puntuale. L'ascensore privato, a cui si accedeva dal grande atrio, lo condusse al secondo piano dell'appartamento. Un corridoio lo port in una stanza ricca di sete, di profumi, molto pi femminile di quanto non ci si sarebbe aspettati da una donna come la signora Pomfret. Poteva essere un salottino o un guardaroba. Le tende davanti alle finestre erano chiuse, ma anche nella semioscurit Fox pot vedere che la faccia della sua ospite era mutata quanto la voce. I vivaci occhi penetranti parevano fessure vitree fra le palpebre arrossate, e la pelle che Rubens avrebbe ammirato era terrea, opaca. Lo not mentre si avvicinava per stringerle la mano.
Sono sfinita, disse, ed era evidente che si trattava di una spiegazione, non di un desiderio di suscitare piet. Se mi alzo in piedi, mi viene il capogiro. Si accomodi in quella poltrona,  la pi comoda. Si  sbarbato da poco, vedo.
Avrebbe dovuto vedermi stamattina, rispose Fox sorridendo cortesemente.
Preferisco non averne avuto la possibilit. Voglio che scopra l'assassino di mio figlio.
Be'... Il detective fece una smorfia incerta.
Qualcuno dovr pur farlo.  ormai passata una settimana. Non voglio che mi giudichi una vecchia vendicativa...
Suppongo che in questo momento le mie opinioni le siano piuttosto indifferenti.
No, non mi sono indifferenti. La donna si asciug gli occhi con il fazzoletto e riprese: Non piango, ho gli occhi irritati. Ho sempre gli occhi irritati. Ho sempre disapprovato la gente vendicativa e non vorrei mai dare l'impressione di esserlo. Per deve capire la situazione: qui, in casa mia, davanti ai miei occhi,  morto mio figlio, assassinato da una di quelle persone.  forse ragionevole pretendere che io mi trascini avanti cos per un tempo indefinito, forse per sempre, senza sapere chi  il colpevole? Alcuni erano miei amici! Ho incaricato il mio avvocato di assumere informazioni su di lei.
Non ha importanza, mi  gi successo altre volte.
Lo immagino. Mi ha riferito che  un tipo originale, ma serio e degno di fiducia. Non avrei voluto aver a che fare con un imbroglione dalla lingua sciolta. L'avvocato  anche venuto a conoscenza di una vecchia storia, secondo cui avrebbe ucciso due uomini per una faccenda riguardante una donna.
Fox s'irrigid e rimase un attimo come impietrito, poi si alz e disse: Se le interessano le chiacchiere, allora... Si avvi verso la porta e l'esclamazione della signora Pomfret non riusc a trattenerlo. Ma prima che toccasse la maniglia si sent afferrare il braccio con forza sorprendente, e la voce di Irene risuon imperiosa, ma non pentita:  assurdo. Non potevo sapere che fosse cos suscettibile a questo riguardo. Mi  scappato, sa che mi capita di parlare senza riflettere...
E una cattiva abitudine, signora Pomfret. La prego di lasciarmi il braccio.
La donna ubbid, indietreggi di un passo e lo fiss sostenendo il suo sguardo freddo e scrutatore.
Non se ne vada, disse. Le chiedo scusa, forse  davvero una cattiva abitudine. Ho bisogno di lei.
Giudico le persone a modo mio e, quando ho avvertito l'avvocato che intendevo avvalermi di lei,  stato lui a voler assumere informazioni. Io non lo ritenevo necessario. Quando Diego mi ha comunicato il suo contributo per l'acquisto del violino, naturalmente ho pensato lo facesse per essere accolto nella mia cerchia, ma quando ha rifiutato il mio invito al ricevimento in occasione della consegna dello strumento, ho capito di aver sbagliato. Ora per non si opporr alla mia richiesta, non glielo permetterei. Non importa se mi giudica una vecchia vendicativa o no. La polizia non ha concluso nulla: o  composta di gente incompetente, oppure ha a che fare con un individuo molto scaltro. Barcoll, si riprese e continu: Non riesco a reggermi sulle gambe per due minuti consecutivi, non dormo e non voglio prendere sonniferi. Ho ricevuto un colpo atroce... Mi dia il braccio, la prego.
Fox si avvicin e la donna torn alla poltrona appoggiandosi a lui. Non era difficile rendersi conto che era abbattuta, dal momento che lei stessa si era per ben due volte definita "vecchia", cosa che dieci giorni prima sarebbe stata impensabile. Del resto  un fatto assodato come le persone egocentriche abbiano scarse possibilit di reazione di fronte alle sciagure.
Si sieda, disse. Se lo desidera le chieder ancora scusa. Prima di sedersi, per favore, prenda quell'assegno accanto al vaso, sul tavolo.  un acconto. Se non  sufficiente, lo dica.
Non c' fretta, rispose Fox mettendosi a sedere.  sicura di volermi proprio affidare questo incarico?
Sicurissima. Non faccio mai niente se non ne sono fermamente convinta. Perch non dovrei esserlo?
Perch, come ha detto lei stessa, alcune tra quelle persone le sono amiche. Anzi, ha detto "erano". Se mi assumo l'incarico, intendo arrivare fino in fondo. Se fosse stata Dora Mowbray, per esempio?
Dora! Non  possibile.
Potrebbe essere stata lei, o suo marito, o Diego. La prego di riflettere seriamente su tutto ci.
Non si tratta di un vaso rubato o di vernice versata in un violino, ma di omicidio premeditato. Se io, assunto da lei, trovassi le prove della colpevolezza di qualcuno, non gliele riferirei privatamente.
Una di queste persone, dopo essere stata processata e condannata, morirebbe. Per me va bene, ma lei che ne pensa?
Morirebbe... ripet la signora Pomfret con voce pastosa. Morirebbe...
La condanna lo implica, afferm Fox.
Mio figlio  morto in preda ad atroci sofferenze e io l'ho visto. Non  forse vero?
 vero.
Allora... va bene.
D'accordo. Mi riferisca ci che suo figlio le ha detto domenica pomeriggio, quando volevo parlargli del violino e lei ha insistito per interrogarlo prima di me.
La signora Pomfret sbatt le palpebre arrossate e disse: Lei era presente quando l'ispettore mi ha rivolto la stessa domanda: non mi aveva detto niente.
Lo so, ha raccontato di essersi preso gioco di lei e di averle giurato di aver tolto il violino dalla custodia per fare uno scherzo a me. Ora per non sta parlando alla polizia, ma al suo detective privato, e le assicuro che suo figlio non s'interessava al violino per puro divertimento. Non c'era nulla di scherzoso nel suo modo d'agire. Vorrei sapere esattamente ci che le ha detto quando gliene ha parlato.
Un'ora pi tardi la signora Pomfret rispondeva ancora alle domande del detective, il corpo afflosciato sulla poltrona. Poi si trasfer su una sedia a sdraio, chiuse gli occhi e continu a rispondere alle domande sempre pi incalzanti e acute.
Quando Fox se ne and, erano quasi le cinque. Il suo bagaglio di notizie sui fatti e le sue tasche si erano notevolmente arricchiti di particolari e di cose.
1. OGGETTI IN TASCA: un assegno di cinquemila dollari; la chiave dell'appartamento di Perry nella Cinquantunesima Strada; un biglietto firmato dalla signora Pomfret che terminava con le seguenti parole: "A chiunque possa riguardare".
2. DICHIARAZIONI DELLA SIGNORA POMFRET IMPRESSE NELLA MEMORIA DI FOX: stando a certe confidenze di Jan, Perry aveva una relazione con Garda Tusar; la signora ricordava vagamente le parole di Jan; Garda aveva rotto il fidanzamento con Diego Zorilla quando l'accidentale perdita delle dita aveva stroncato la carriera dello spagnolo; Diego era innamorato pazzo di Garda; il vaso Wan Li era stato rubato durante il ricevimento offerto in occasione della consegna del violino a Jan; Hebe Heath avrebbe dovuto essere in galera; se non era stata Hebe a rubare il vaso, allora il colpevole era Adolph Koch, che aveva voluto cos arricchire la propria collezione "di molto inferiore a quella di mio marito"; Koch era uno stupido e un libertino.
3. CONCLUSIONI TRATTE DA FOX: la signora Pomfret aveva sinceramente amato Perry e piangeva la sua scomparsa, ma nel suo egocentrismo era soprattutto intollerabile per lei l'oltraggio subito, la morte del figlio vilmente e sfrontatamente assassinato davanti ai suoi occhi, ed era questo che voleva vendicare; la sua implacabile ostilita` nei confronti di Hebe si identificava con la banale reazione di una donna coetanea (o forse pi anziana?) del proprio marito; aveva desiderato che Perry sposasse Dora Mowbray.
Mentre saliva sul marciapiede per cercare un telefono pubblico, Fox pensava che tutto questo non mancasse di un certo interesse, come materiale supplementare per uno studioso del genere umano, ma non aveva quasi relazione con l'assassinio di Perry e il suicidio di Jan. Quel che era peggio, le rivelazioni della signora Pomfret sembravano indicare la sola pista che personalmente gli ripugnava di pi. Comunque, aveva accettato l'incarico.
Dopo aver chiamato al telefono il numero di Diego senza ottenere risposta, prov agli studi del Metropolitan. Lo trov. Diego gli rispose in modo brusco e scortese, dichiarando di essere impegnato su uno spartito che l'avrebbe occupato a lungo. Dopo le insistenze di Fox promise che sarebbe rincasato alle sei e il detective riappese il ricevitore, rimanendo con lo sguardo fisso e la fronte aggrottata. Fece poi un altro numero, con esito pi felice. Torn al posteggio dove aveva lasciato la macchina, si rec agli uffici della squadra Omicidi, nella Ventesima Strada, e si fece annunciare all'ispettore Damon. Il capo lo ricevette senza indugio.
A una persona curiosa di sapere a che punto fossero le indagini della polizia circa il delitto Dunham, sarebbe bastato osservare il modo in cui Damon accolse Fox, alzandosi e andando a stringergli la mano con cordialit.
Siete proprio ridotti cos a mal partito? chiese il detective sorridendo.
Qui tutto va sempre male, ribatt Damon indicandogli una sedia. Abbiamo a che fare soltanto con delitti.  preoccupato?
No, ho una specie di oscuramento cerebrale. Non vorrei disilluderla, ma non sono Babbo Natale.
Come va il caso Dunham?
A gonfie vele. Chi lo vuole sapere?
Io e la persona che si avvale dei miei servigi: sto lavorando. Fox tir fuori di tasca una busta e ne tolse un foglio di carta che porse a Damon. Le far piacere apprendere che se non altro sono riuscito a convincere la signora Pomfret a non farla licenziare.
Damon diede una rapida occhiata al biglietto, guard Fox e infine disse con voce sarcastica:
Quando avr risolto il caso Dunham, potremmo affidarle una faccenda di coltellate avvenuta a Harlem.
Grazie, mi terr in contatto con lei. La signora Pomfret mi ha dato l'incarico proprio un'ora fa.
Non si tratta di nascondere fatti o di proteggere qualcuno: vuole soltanto sapere chi ha ucciso suo figlio. Se lei lo sa gi, le rispedir questa lettera. Lo sa?
Qui sotto vendono i giornali.
D'accordo, ma non mi sembra un atteggiamento molto furbo. Ho mai sparso le cose ai quattro venti? Quando ho avuto la fortuna di risolvere il caso Coromander...
Dovr averne molta, di fortuna, per risolvere questo, ragazzo mio.
Allora non ha la minima traccia?
No, sono esattamente al punto di partenza: un morto, nessuna pista da seguire e un assassino che se la ride sotto i baffi. La stampa crede che non vogliamo vuotare il sacco, ma non  vero. Ci troviamo di fronte a un individuo maledettamente scaltro e altrettanto fortunato. Abbiamo tentato tutto, e non c' bisogno che le racconti che cosa abbiamo fatto: conosce i nostri sistemi.
Pensavo che i fatti vi fossero ormai noti e che vi mancassero soltanto le prove.
Le prove! esclam Damon amaramente. Ma se non abbiamo neppure cominciato a fare supposizioni.
Ha qualche minuto per parlarmene?
In quanto a tempo sono completamente al verde, ma parliamo pure. Che cosa vuole sapere? I "pochi minuti" diventarono quasi un'ora, ma quando Fox se ne and alle sei meno un quarto e si diresse verso i quartieri alti, aveva raggranellato soltanto nuovo materiale per uno studioso del genere umano. Le voci di un certo interesse erano gi elencate nella sua mente.
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ADOLPH KOCH: Ricco scapolo, commerciante, anni cinquantadue, buona reputazione. Prodigo di aiuti a pittori, scrittori e musicisti. Generoso anche con le giovani donne. Do ut des. Tusar gli intralciava il cammino... riguardo a Hebe Heath? Dunham ne era forse stato al corrente? Nessun altro chiaro movente.
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TED GILL: Ottimo agente pubblicitario, anni trenta, buona reputazione. Un arresto per aggressione contro un impresario teatrale, assolto.
Rancore verso Tusar perche questi non si era lascialo fotografare con Hebe? Movente di scarsa consistenza, nessun altro immaginabile.
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GARDA TUSAR: Immigrata negli Stati Uniti con il fratello, anni ventotto. Ha mentito circa l'impiego, essendo disoccupata da tre anni. Vita dispendiosa, almeno diecimila dollari l'anno. Sorgente di rendite... Perry Dunham? Impossibile verificare. Affezionata al fratello, con il quale era pero` recentemente in cattivi rapporti. Nessun movente per uccidere sia Jan sia Perry. Evasiva, intelligente, viscida.
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DORA MOWBRAY: Pianista, vent'anni, dopo la morte del padre insegna per vivere. Riteneva che il padre fosse stato assassinato, forse lo pensa ancora. Dice che Tusar ha lasciato due biglietti. Movente contro Tusar: vendetta per la morte del padre. Contro Dunham: paura di essere scoperta (questo vale per tutti).
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Signora POMFRET: Anni quarantacinque. Ingente patrimonio, tuttora intatto. Forse desiderosa di rovinare Tusar, avendo litigato con lui, pero` incapace di far del male a Perry. Molto, forse troppo, prodiga di denaro col figlio.
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FELIX BECK: Rinomato insegnante di violino, anni sessantuno, coniugato, due igli, buona reputazione, finanze abbastanza loride. Gioca alle corse. Nessun movente.
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HENRY POMFRET: Ex diplomatico, spos la signora Pomfret (allora Dunham) a Roma, anni quarantuno. Nessun precedente penale. Privo di rendite personali. Reciproca antipatia fra lui e Perry (movente?). Poca consistenza. Nessuna ragione di ritenere che Perry rappresentasse una seria minaccia. Nessun movente per Tusar. Abitudini sobrie, apparentemente poco fornito di denaro. Vince a bridge al Dummy Club.
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HEBE HEATH: Nata Mabel Daggett, proveniente da Columbus, nell'Ohio. Sposata a un avvocato di Los Angeles, divorziata dopo due anni.
Sciocca. Arrestata a Santa Barbara per essere finita in un ufficio postale con la macchina. Arrestata a Chicago per aver rotto il naso di un tale con una racchetta da tennis. Dal mese di agosto si era messa a correre dietro a Tusar. Movente contro di lui: dispetto, risentimento, desiderio di umiliare. Caso patologico? Il dottor Ukwin, che l'ha intervistata, risponde evasivamente.
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DIEGO ZORILLA: Ex violinista di fama, carriera stroncata in seguito alla perdita di alcune dita in un incidente, anni trentaquattro. Guadagna centoquaranta dollari la settimana tenendo trasmissioni radiofoniche per il Metropolitan. Vecchio amico di Tusar. Invidia inasprita? Movente per Dunham possibile se fosse ancora innamorato di G. T. e se fosse vero che Perry la manteneva.
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Per il resto un avvilente elenco negativo. Nessuna traccia di un acquisto di cianuro; nessuna impronta sul pezzo di carta contenente il veleno, n sulle schegge della bottiglia di bourbon raccolte per la strada, eccetto quelle di Schaeffer, di Perry e di Hebe. Nessuna traccia di un acquisto di vernice, n indizi sulla persona che poteva averla usata; nessun notevole risultato ottenuto nei quattro giorni durante i quali tutte le persone implicate erano state sottoposte a sorveglianza, interrotta poi per le energiche proteste di Koch e di Pomfret. Nessun indizio su scopi reconditi, desideri, intrighi, moventi... Niente di niente.
Fox cominciava a sentire che la fortuna avrebbe dovuto assisterlo in modo speciale, e mentre si dirigeva verso i quartieri alti, zigzagando in mezzo al traffico, non era nello stato d'animo pi euforico.
Ma la fortuna era gi in moto. Almeno lui l'avrebbe senz'altro definita fortuna, ma dovette la sua salvezza alla prudenza innata, alla prontezza di riflessi che gli trasmetteva la reazione con una frazione di secondo di anticipo sugli individui comuni.
Arriv a casa di Diego alle sei in punto e non dovette suonare il campanello del portone esterno. I battenti erano aperti per consentire al pubblico di entrare nel negozietto di un ottico a pianterreno.
Questo fatto non era degno di nota, ma mentre saliva l'ultima rampa delle scale che conducevano ai locali occupati da Diego, si accorse che la porta dell'appartamento era socchiusa. Not subito che lo spigolo dello stipite era scheggiato, il che faceva supporre che la porta fosse stata aperta da qualcuno che non si era servito della chiave.
Stupito, pos un dito sul campanello. Sent lo squillo echeggiare nell'appartamento... poi nient'altro. Non ottenne risposta neanche a una seconda scampanellata. Chiam: Ehi, Diego! Gli rispose il silenzio.
Alz la mano per spingere la porta, ma ecco entrare in ballo la fortuna, o meglio, la sua innata cautela. Non aveva con s la pistola, quindi era necessario prendere un'elementare precauzione. Si appiatt contro la parete a destra della porta, dal lato dei cardini, tese il braccio verso il battente pi vicino, e spinse.
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CAPITOLO 11.
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Ud un rumore secco, il fruscio di un liquido versato, poi il suono metallico di un oggetto che cadeva sul pavimento. Si trovava a un paio di metri dalla porta, a una discreta distanza. Un odore forte e penetrante gli giunse alle narici. Indietreggi allibito, fissando il pentolino smaltato che era ruzzolato nel vestibolo. In quel momento alle sue spalle risuonava la voce baritonale di Diego.
Ciao, scusa se sono un po' in ritardo, sono stato... Ma... la porta  aperta! Fox gli afferr un braccio. Sar meglio che ci allontaniamo un po'.
Che cosa diavolo..
Non ci crederai, e io farei altrettanto se non avessi visto con i miei occhi, riprese il detective.
Saranno secoli da quando un bambino ebbe per primo l'idea di legare alla porta un pentolino d'acqua in modo che il nonno entrando ricevesse una doccia. Solo che qui non si tratta di acqua:  acido prussico o nitrobenzene. E se  quest'ultimo, meno ne respiriamo meglio sar. Sono arrivato qualche minuto fa. La porta era stata forzata ed era socchiusa. Dopo aver suonato inutilmente, ho spinto con prudenza il battente. Il pentolino  caduto, rovesciando abbastanza liquido per uccidere un cavallo, se gli fosse piovuto addosso.!
Uccidere? ripete Diego sbigottito.
S, se si tratta di nitrobenzene.  mortale quanto una scarica di mitra.
Diego fiss il pentolino sul pavimento e le chiazze umide formatesi ai lati della porta. Vado a vedere... brontol.
Va' pure, se le suole delle tue scarpe sono spesse. Ma non fermarti accanto alle pozzanghere e muoviti di continuo. Le esalazioni non ti faranno niente. Non toccare il pentolino, anzi, non toccare niente vicino alla porta.
Diego evit le chiazze sul pavimento e si ferm al centro del salotto. Fox si avvicin alle finestre sulla parete opposta e le spalanc. Quando si volt, Diego si stava guardando attorno con aria cupa.
C' stato qualcuno, qui, disse.
Non  il caso di meravigliarsi, dopo quanto  accaduto, osserv Fox asciutto.
Guarda le scansie dei libri.
Mentre attraversava la stanza, il detective aveva gi visto che gran parte dei libri era sparsa sul pavimento e tutto era sottosopra: tra l'altro, due cassetti del com erano aperti. Diego si avvicin al mobile e Fox, recatosi nella stanza da bagno, apr lo sportello del ripostiglio per esaminare i ripiani.
Poi rientr nel salotto. Diego era accasciato su una poltrona, la faccia tetra, il labbro inferiore stretto fra denti bianchissimi.
Il vaso non c' pi, disse Fox. Gli hai cambiato posto? Lo spagnolo non rispose.
Non fare l'idiota! esclam Fox esasperato. So benissimo che si tratta del Wan Li rubato a Pomfret. L'ho capito appena l'ho trovato.
Come hai fatto? disse Diego con gli occhi sbarrati. Non l'avevi mai visto!
Avevo visto una fotografia e m'intendo un po' di porcellane. Lo avevi messo in qualche altro posto?
S, l'avevo messo... Dopo una breve esitazione Diego riprese: Che importa, tanto non c' pi. L'avevo messo nel primo cassetto del com e avevo chiuso a chiave. La serratura  stata forzata e il vaso  scomparso.
Capisco. Fox sedette, e si mise a canticchiare sottovoce.
Piantala! ringhi Diego.
Scusami. E va bene, il vaso  scomparso. Se tu fossi arrivato qui prima di me e avessi aperto la porta con una spinta, come fai sempre, saresti ormai scomparso anche tu o saresti l l per scomparire. Ti ho dunque salvato la vita. Non ti commuove? A proposito, avverti tu la polizia o vuoi che lo faccia io?
Che cosa stai farfugliando? Perch dovrei avvertire la polizia?
Furto con scasso? Tentato omicidio? Diego chin il capo fino ad appoggiare il mento sul petto e, tenendo le mani fra le ginocchia, si freg i palmi l'uno contro l'altro con gesto meccanico.
Dopo un po' scosse la testa senza sollevarla e disse: Non ci credo. Quella roba non potrebbe essere letale.
 una questione che riguarda la polizia.
Non saprebbero... non voglio la polizia! esclam Diego alzando finalmente gli occhi. Questa  casa mia, se non sbaglio. Lo scasso l'ho subito io, se non sbaglio. E la porta l'avrei dovuta aprire io, se non sbaglio!
 da presumere, disse Fox in tono pi tagliente, ma non  assodato. Tu sapevi che sarei venuto qui alle sei, l'hai saputo alle cinque meno un quarto. Avresti avuto tutto il tempo di tornare a casa e fare i tuoi preparativi, se per caso la mia scoperta del vaso ti avesse fatto temere che potessi darti dei fastidi.
Diego lo fiss ammutolito. Poi espresse il proprio sdegno con un'imprecazione.
Fox prosegu con calma: Le cose stanno cos, Diego, esattamente cos. Siete in otto, e uno di voi  un essere perfido, ambiguo, un individuo maledettamente scaltro e ricco di fantasia. Un assassino.
Non mi ero mai imbattuto in una diavoleria sottile come quella della vernice. Non ti credo colpevole, in caso contrario mi metterei alle tue costole e finiresti col cadermi nelle grinfie. Per me  questione di affari, visto che sono agli ordini della signora Pomfret. Se invece sei innocente, devi rispondere alle domande che sto per farti. Sei innamorato di Garda Tusar? Che cosa sai dei suoi eventuali rapporti con qualche uomo o con pi uomini, compreso Perry Dunham? Come ti sei procurato quel vaso? Chi vuole ucciderti e perch? Cominciamo dalla domanda pi semplice: come ti sei procurato il vaso?
Nessuno vuole uccidermi! esclam Diego con voce aspra.
Allora esaminiamo la seconda alternativa: perch hai tentato di uccidere me? Lo spagnolo apr la bocca per parlare, ma la richiuse subito fissando in silenzio Fox, poi il cassetto aperto, infine la porta, di cui si vedeva chiaramente lo stipite scheggiato.
Tir un profondo respiro strozzato che gli fece vibrare il torace, poi, superata la crisi, disse: Va bene, chiama la polizia. Avevi capito che si trattava del vaso di Pomfret, lo so, come so che oggi mi volevi vedere per parlarmene, per chiedermi spiegazioni. Avrei soltanto potuto confessare di averlo rubato e questo non mi garbava, quindi ho fatto i miei preparativi, come dici tu. Del resto avrei dovuto capire che non saresti caduto in un tranello cos puerile.
Pochi minuti dopo il mio arrivo sei corso su a vedere l'esito.
Gi, volevo vedere se tu...
Sei proprio l'asso degli imbecilli, Diego!
So anche questo. Chiss poi perch ho rubato quel vaso...
Non  stata una mossa azzeccata, e ora ti trovi nei guai, o almeno ti ci troverai quando sarai nelle mani della polizia. Dove ti sei procurato il nitrobenzene? Naturalmente, dovrai provare ci che dici.
E il pentolino? Non sei forse rimasto nel tuo ufficio da quando ti ho telefonato finch non sei uscito per venire qui? Perch hai forzato la serratura della porta, e non hai invece adoperato la chiave? Lo stesso si pu dire per il cassetto. E cosa ne hai fatto del vaso? Potrei continuare cos per un'ora, e il poliziotto pi fesso del mondo ti metterebbe presto alle strette.
Lasciali fare, ribatt Diego con ostinazione.
Cristo! protest Fox esasperato. Credi proprio di poter infinocchiare qualcuno?
Intendo dire che la polizia non mi strapper una parola in pi di quello che ho detto. La sua faccia si contrasse in un'involontaria smorfia che mise in mostra i denti candidi. Nessuno mi caver di bocca una sola sillaba, te compreso. Se vuoi fare indagini sul delitto, sta bene, lo desidero quanto te. Ma non le farai qui. Non sono un assassino, perdio! Che cosa c'entrano i miei sentimenti per Garda con l'omicidio? O quel dannato vaso? Tacque, fremente di rabbia, alz una mano, poi la lasci ricadere dicendo in tono di goffa cortesia: Scusami, Fox. Tu ritieni di avermi salvato la vita e ti ringrazio. Non intendo per dire altro, a nessuno. Il telefono  l, aggiunse indicando l'apparecchio.
Fox osserv la piega amara della bocca, gli occhi socchiusi per mascherare il terribile oltraggio all'orgoglio, alla speranza, al rispetto di s che, nella disperazione, lo aveva spinto all'ignominia di dichiararsi a torto colpevole di furto. Sarebbe stato inutile tormentarlo, cercare di convincerlo con i ragionamenti: forse pi tardi, un altro giorno, ma non in quel momento.
Quando mosse le mani, Fox not che con la punta dell'indice e del medio della destra Diego si stava lisciando i due moncherini della sinistra. Non gli aveva mai visto fare un simile gesto, perch lo spagnolo non lo faceva mai davanti a terze persone.
Il detective si avvicin al tavolo, strapp un pezzo di carta da un giornale e, tornato nel vestibolo, se ne serv per raccattare il pentolino. Poi and a posarlo sul tavolo e prese il cappello che aveva lasciato sul com. Quando si ferm davanti a Diego, questi alz lo sguardo e lo riabbass quasi subito.
Non toccare il pentolino con le mani nude, lo ammon Fox.  ancora unto di nitrobenzene e anche una sola goccia  pericolosa, sulla pelle. Non moriresti, ma potresti subire gravi conseguenze.
Procurati guanti di gomma, imbevi uno straccio di alcol e asciuga il pavimento, la porta e il legno tutto attorno. Pulisci anche il pentolino con l'alcol, prima di buttarlo via, a meno che tu non voglia serbarlo per ricordo. La serratura  a pezzi, quindi non potrai chiudere la porta. Qualcuno ha tentato di ucciderti e potr ritentare. Non comportarti come uno sciocco.
La polizia... disse Diego. Non chiedo favori a nessuno, sono pronto a...
La polizia  impegnata a Harlem per una faccenda di coltellate, ribatt Fox avviandosi bruscamente verso la porta.
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CAPITOLO 12.
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Nel piccolo ristorante della Cinquantaquattresima Strada, a ovest di Lexington Avenue, Fox stava riesaminando la situazione, mentre faceva onore alle squisite ostriche, al tenero fegato di vitello, alle mediocri patate alla lionese e al cavolfiore che si distingueva dalle alghe soltanto per il colore.
Dopo le ostriche, and nella cabina telefonica e compose il numero di Dora Mowbray. Non ottenne risposta. Dopo aver mangiato mezzo piatto di fegato chiam il numero di Garda, al suo appartamento in Madison Avenue. Stesso risultato. E prima di mettere lo zucchero nel caff, chiam l'abitazione di Koch, nella Dodicesima Strada, per sentirsi dire dalla dolce voce di una cameriera portoricana che il signore era fuori.
Nessuno di quei tentativi era frutto di un'idea brillante: Fox non aveva idee brillanti. Non valeva la pena di continuare a percorrere le piste gi battute dai pesanti passi delle squadre di Damon, come per esempio il punto riguardante le rendite di Garda. Quello era pane per i denti di una buona squadra con un distintivo ufficiale, e l'ispettore aveva capito in pieno quali possibilit potesse offrire l'apertura di uno spiraglio sul buio che avvolgeva la vicenda. Per non aveva scoperto nulla.
Ogni eventualit era stata sfruttata a fondo dagli uomini di Damon, con cura e diligenza. Garda si era recata spesso, apertamente o di nascosto, in casa di Koch, di Diego e di Perry? Qualcuno di questi o altri uomini bene in grana erano stati spesso ospiti nel suo appartamento? Aveva frequentato qualche garsonnire?  La misteriosa fonte delle ricchezze della donna era rimasta avvolta nelle tenebre.
L'inevitabile congettura che lei ricattasse qualcuno era plausibile, ma anche su questo punto si doveva riscontrare un'irritante assenza di prove.
Lo stesso era accaduto per le altre classiche indagini. Con cocciuta disperazione, Damon aveva perfino cacciato il naso nella morte di Lawton Mowbray, avvenuta quattro mesi prima, ma non ne aveva ricavato nulla. Alle diciassette e trentasette del 29 novembre, mentre era solo nel suo ufficio al ventesimo piano di uno stabile nella Quarantottesima Strada, Mowbray era precipitato da una finestra e dopo essere rimbalzato su un cornicione si era sfracellato sul selciato. L'inchiesta aveva rivelato che Tusar, entrato nell'edificio pochi minuti dopo, era salito al ventesimo piano per andare da Mowbray, con cui aveva appuntamento, ma questo era l'unico particolare che, se poteva avere un significato di per s, non aveva nessun legame con l'attuale problema.
Fox pos sul tavolo con un moto di stizza la tazza vuota del caff e decise che non valeva la pena seguire le orme della polizia. Era necessario un lampo d'ispirazione, ma purtroppo non aveva la minima idea. Gli restava solo da attendere che qualche sprazzo di genio gli illuminasse la mente.
Intanto, per ingannare il tempo, avrebbe dato un'occhiata all'appartamento di Perry. Ci sarebbe indubbiamente stato un letto di cui, tutto sommato, avrebbe potuto servirsi.
Pag il conto, torn nella cabina telefonica, chiam il numero 8000 di Brewster e dopo un attimo ud una voce conosciuta.
Signora Trimble? Sono Fox. La prego di dire a Pokorny che dovr rinunciare alla partita a biliardo. Stasera non torner a casa. Dica anche a Sam di non toccare le fragole finch non le avr viste io. Spero di tornare domani sera. Tutto bene?
Benissimo. Come al solito la signora Trimble teneva la bocca troppo vicino al ricevitore e parlava troppo forte. Il signor Crocker si  sbucciato un ginocchio e due maiali sono usciti dal recinto.  anche arrivato un telegramma.
Un telegramma? Da Boston?
No, viene da New York. Aspetti, vado a prenderlo. Dopo una pausa, la voce riprese:  di una donna, o almeno  firmato Dora Mowbray. D-O...
Ho capito. Cosa dice?
Dice: "Telegramma ricevuto. Arriver Brewster otto e quarantotto come richiesto".
Quasi senza fiato, Fox disse: Rilegga! E quando la donna ebbe terminato, aggiunse: A che ora  arrivato?
Alle diciannove e quindici.
Rimanga in linea. Fox appoggi il ricevitore sulla mensola, tir fuori di tasca qualche foglio di carta, cerc un appunto con degli orari ferroviari e dopo averlo scorso rapidamente diede un'occhiata all'orologio. Poi riprese il ricevitore. D'accordo, signora Trimble, arrivederci, disse, e usc precipitosamente dalla cabina.
Afferr cappello e cappotto, evit per miracolo uno scontro con due camerieri carichi di piatti e sbuc sulla strada. Fortunatamente era riuscito a parcheggiare la macchina vicino all'ingresso del ristorante. Sal a bordo, mise in moto e dopo qualche secondo si immetteva nel traffico convulso.
Sebbene attraversare la citt implicasse una perdita di tempo, la sua unica speranza restava la West Side Highway, quindi s'infil nella Cinquantasettesima Strada. Non gli fu possibile tenere una buona andatura a causa dei numerosi semafori rossi e del traffico intenso, e la sua Wethersill andava di pari passo con gli altri macinini. Invece di rodersi il fegato, si mise a calcolare il tempo impiegato dal treno per arrivare da Bedford Hills a Brewster.
Bedford Hills 20.23 Katonah 20.27 Golden's Bridge 20.32 Purdys 20.37 Croton Falls 20.41 Brewster 20.48 All'Ottava Avenue l'orologio del cruscotto segnava le diciannove e trentacinque. Bedford Hills e Katonah erano ormai fuori questione, Golden's Bridge incerta, Purdys probabile. Croton Falls quasi sicura, e Brewster raggiungibile senz'altro, ma quest'ultima stazione non gli garbava. Aveva intenzione di salire sul treno e trovare Dora prima di Brewster. La persona che l'aveva indotta a prendere quel treno, mandandole un telegramma firmato Tecumseh Fox, aveva indubbiamente escogitato un piano per farla scendere a Brewster.
Purdys era ancora probabile.
La Nona Avenue... la Decima... l'Undicesima... Affront con impeto la salita, accelerando.
L'unico problema erano gli agenti addetti al traffico, ma si trattava di un problema semplice poich, come sanno tutti gli automobilisti, esistono due modi per evitare gli agenti: o si guida tanto piano da non farsi fermare, oppure tanto forte da non farsi raggiungere. Correre sulla West Side Highway non sarebbe servito a niente, perch una telefonata alla barriera daziaria dello Henry Hudson Bridge sarebbe stata sufficiente a farlo fermare. Di conseguenza strinse i denti e si sforz di non superare i cento chilometri orari, incuneandosi abilmente nella fiumana di macchine che andava alla velocit prescritta dal codice: settanta all'ora.
Quando circa mezzo chilometro oltre la barriera daziaria la lancetta del tachimetro si mise a segnare i centoquaranta, giudic la velocit sufficiente. I copertoni stridevano protestando sull'asfalto nelle curve del viale alberato. In quei momenti Fox stringeva con forza il volante, e nei rari rettifili si concedeva una rapida occhiata al retrovisore. Il cartello che delimitava i confini della citt sfrecci in un baleno e la macchina si trov sul vialone del Saw Mill River. Schiacci il piede sull'acceleratore fino a toccare i centosessanta. Alle luci di Crestwood vide che l'orologio segnava le venti e diciannove: esisteva ancora la possibilit di giungere in tempo a Purdys, quindi decise di prendere la statale 22 a Hawthorne Circle.
Le cose andarono diversamente. Sia per il timore della polizia, sia per la curva del Circle, era pi prudente non oltrepassare gli ottanta orari. Fox alz il piede dall'acceleratore. Quando fu nelle vicinanze della curva diede nuovamente gas e appoggi una mano sul clacson senza pi toglierla. I fari avevano illuminato l'agente che, invece di bighellonare come al solito vicino al casello della polizia, se ne stava in mezzo alla strada agitando le braccia. Fox strinse i denti, si aggrapp al volante e, sempre suonando il clacson, premette l'acceleratore a tavoletta e si diresse proprio contro l'agente. Quando questi all'ultimo istante spicc un salto verso sinistra, il detective si spost dalla parte opposta, svoltando poi bruscamente in direzione del Circle. La macchina si sollev su due ruote, con un lancinante stridore di gomme, ricadde pesantemente sull'asfalto e s'infil nella Bronx River Parkway Extension.
Era prevedibile che altre telefonate lo avrebbero preceduto, questa volta indirizzate alla stazione di polizia di Pleasantville: entro tre minuti, per Fox la zona del viale sarebbe divenuta scottante.
Infatti dopo pochi secondi l'abbandon svoltando in una dissestata strada di campagna che pensava lo avrebbe condotto direttamente ad Armonk, ma che invece non portava in nessun posto. A un bivio tir a indovinare, avanz sobbalzando per oltre tre chilometri e dovette finalmente chiedere a un ragazzo come arrivare alla statale 22. Quando finalmente la imbocc, non esisteva pi speranza di essere a Purdys in tempo. Su quella strada stretta e tutta curve doveva guidare con cautela, e nei pressi di Bedford Hills riusc a evitare una macchina che usciva da un viottolo soltanto sterzando verso il prato che fiancheggiava la strada e sfiorando un paracarro. A Katonah l'orologio segnava le venti e trentacinque: il treno era ripartito da otto minuti. A Golden's Bridge aveva accorciato la distanza di cinque minuti. Attravers Purdys a rotta di collo alle venti e trentanove, aument ancora la velocit, rallent a una curva in discesa, fin con una ruota in un fosso, ne salt fuori per miracolo e ud il fischio del treno diretto a Croton Falls. Un minuto pi tardi la strada divenne ghiaiosa e la macchina fil in discesa verso la stazione di Croton Falls, fermandosi poi bruscamente. Fox balz fuori, si avvi di corsa, riusc ad afferrare la maniglia dello sportello dell'ultimo vagone e si iss sul treno.
Aveva l'amara certezza di aver fatto la figura dello sciocco. Probabilmente Dora era stata indotta a scendere con qualche stratagemma, e in tal caso... Apr la porta che conduceva al vagone seguente e si trov in uno scompartimento per fumatori, quasi vuoto perch il treno stava per arrivare a destinazione. Tra gli otto o nove viaggiatori non c'erano donne. Nel vagone successivo ne cont tre, ma uno sguardo alla loro nuca, poich non vedeva altro, fu sufficiente per scartarle. Quando pass loro davanti, le guard in faccia per uno scrupolo di coscienza. Restavano soltanto due possibilit.
Ne bast una: dopo aver fatto tre passi nella penultima carrozza, la vide. Si ferm, si appoggi a un sedile mentre il treno sobbalzava in curva. Vedeva Dora di profilo. La ragazza stava conversando con un compagno di viaggio. Il detective si avvicin cautamente, senza farsi scorgere, e si ferm alle loro spalle. Rimase a osservare compiaciuto la tenera espressione che illuminava gli occhi di Dora e udiva il mormorio della voce affettuosa di Gill.
Era ormai abbastanza vicino da toccarli. Il controllore in fondo al corridoio stava annunciando:
Brewster!
Oh! disse Dora. Siamo arrivati.
Ted respir profondamente, come se fino a quel momento si fosse dimenticato di farlo. Si alz in piedi, tese un braccio verso la rete portabagagli e, avendo la sensazione che qualcuno lo stesse osservando, si volt di scatto. Poi disse, con aria impassibile: Buona sera.
Dora alz gli occhi. Oh, buona sera! esclam.
Scendiamo a Brewster, disse Ted tenendo il cappotto della ragazza quasi fosse stata polvere di stelle.
Esatto, rispose Fox serio, ci siamo. Infilatevi il cappotto.
Il treno si ferm sbuffando sotto la pensilina e il detective li segu nel corridoio, poi sul marciapiede. Soffiava un vento tagliente e qualche fiocco di neve volteggiava attorno ai globi dell'illuminazione. Ted spinse Dora in mezzo alla folla, e Fox perse qualche secondo con un tale che voleva salutarlo.
Quando li ritrov, Ted stava dicendo: Questo  il primo posto dove siamo andati insieme, ma non sar l'ultimo.  carina questa stazione, proprio carina.
Ebbene? chiese Fox.
Dora gli sorrise e Gill rispose cortesemente: Le devo una spiegazione. Ha avuto un telegramma?
S. Accusava ricevuta di un altro inviato da me alla signorina Mowbray.
Infatti, per il suo l'avevo mandato io.  stata proprio una fortunata coincidenza trovarla su quel treno. Avevo pensato che Dora probabilmente non le avrebbe neppure risposto, limitandosi a prendere il treno che le avevo indicato. Le avevo detto che si trattava di una cosa urgente.
E ha firmato con il mio nome.
Gi, che altro potevo fare? Pensavo che non lo avrebbe mai scoperto. E sarebbe andata cos se Dora non le avesse risposto. Il guaio  nato dal fatto che non voleva vedermi, non mi permetteva di parlarle, aveva perfino respinto una mia lettera. C'era stato un malinteso circa il mio viaggio in Messico con Hebe. Sapevo... cio, non sapevo, ma speravo che se fossi riuscito a portarmela via, magari su un treno... Lei mi considerava un pidocchio.
Non  vero, neg Dora. Pensavo soltanto che...
Scusatemi, interruppe Fox, avete avuto un'ora e mezzo per spiegarvi. Dubito molto che i vostri cervelli siano in condizione di occuparsi di fatti non essenziali, ma io non mi sono trovato su quel treno per una fortunata coincidenza. Ho telefonato a casa da New York e mi hanno riferito del telegramma, perci sono venuto dalla Cinquantasettesima Strada a Croton Falls in un'ora. L'agente a Hawthorne Circle  ancora vivo soltanto perch ha avuto un ottimo scatto di reni, ma ha corso un bel rischio. Filando ai centosessanta orari ho evitato una macchina che usciva da un viottolo, per otto centimetri al massimo.
Accidenti! esclam Ted. Meno male che l'ha evitata.
Magari fossi stata accanto a lei, dichiar Dora. Ho sempre desiderato correre, almeno una volta, su una macchina lanciata a grande velocit.
Davvero? chiese Ted in tono di rimprovero. Ti dispiace di non essere stata con lui? I due giovani si guardarono intensamente negli occhi, poi Dora disse: Be', mi avrebbe fatto piacere avere una sorella gemella che ci fosse stata.
Era un caso disperato. I loro cervelli avevano sospeso ogni attivit e i due, nel loro stato di beatitudine, erano incapaci di capire perch l'annuncio di un telegramma avesse indotto Fox a rischiare la vita e a fare ottanta chilometri di gimkana in barba a tutte le norme stradali. Non ebbero neppure l'idea di domandargli il perch.
Che programma avete, ora? chiese il detective.
C' un treno che riparte alle dieci, rispose Ted. Intanto faremo due passi.
Ottima idea. Fate una lunga passeggiata: chiss che non vi perdiate e non finiate col morire di fame.
Fox usc dalla stazione e and in cerca di Joe Prisco, un amico che aveva un taxi sgangherato. Si fece accompagnare a Croton Falls. La Wethersill lo attendeva tranquilla, pronta a riprendere la sua folle corsa. Prisco scese, ammir la stupenda macchina e appoggi una mano sul radiatore.
Dovresti andare pi piano, lo ammon.
Lo far, stanne certo, promise Fox.
Si avvi verso New York, lasci la statale 22 al primo bivio e si diresse a est, lungo la Hutchinson River Parkway, evitando cos di passare nei pressi di Hawthorne Circle. Procedendo alla prudente andatura di ottanta chilometri l'ora fece di tutto per rilassare i nervi, ma invano. Aveva intravisto la necessit di ricorrere a tutta la sua energia e ora si trovava semplicemente a fare una scampagnata.
Lasci la macchina in garage, e alle undici meno un quarto arriv all'appartamento di Perry, nella Cinquantunesima Strada. L'irritazione che gi lo attanagliava crebbe quando il portiere, sospettoso e indisponente, non contento di vedere la chiave e il biglietto firmato dalla signora Pomfret, insistette per chiedere informazioni alla polizia. La questione era di competenza dell'ispettore, che non era in servizio, e fu necessario telefonargli a casa. Chiarito l'equivoco, Fox venne accompagnato al sesto piano, dove gli fu indicata una porta. Inser la chiave nella serratura, spinse il battente, gir l'interruttore della luce e si guard attorno sorpreso.
Sar stato Ted Gill. Forse cercava un modulo telegrafico, borbott in tono sarcastico.
Vide il telefono posato su un tavolino accanto alla parete opposta e, scavalcando gli ostacoli, si avvicin e fece un numero.
Pronto? disse.  lei, ispettore? Parla Tecumseh Fox. Mi spiace disturbarla ancora, ma chiunque sia stato a perquisire l'appartamento di Dunham si  dimenticato di rimettere la roba a posto. Non ho mai visto una simile bolgia: libri e oggetti vari sparsi sul pavimento, cuscini sventrati... Come? No, non lo so, sono appena arrivato... Senz'altro, benissimo.
Guard imbestialito l'indescrivibile confusione che regnava nella stanza dove aveva progettato di passare una notte tranquilla, non senza aver prima dato un'occhiata alla roba di Perry. Una delle tante penne d'oca uscite a fiotti dai cuscini gli si era attaccata ai calzoni. La prese con due dita e la fece volare in aria con un soffio. La stanza era priva di letto. Apr una porta gi socchiusa e scorse un giaciglio che per non invitava al riposo: le coperte erano scomposte e dal materasso sventrato che giaceva nel bel mezzo della camera usciva l'imbottitura, seminata in giro sul pavimento. Torn nella prima stanza e la ispezion senza toccare niente. Gli sarebbe piaciuto mettere in salvo la copia di "Inside Asia" gettata disordinatamente sopra un mucchio di altri libri, le pagine accartocciate, ma si trattenne. Scorse anche Furore, Il rosso e il nero, The Mason Wasps... evidentemente Perry aveva avuto gusti eclettici... Madame Rcamier, No Arms No Valour, il numero 38 del catalogo delle monete antiche di Thomas Bessell... La sua attenzione si fece pi viva. Borbott qualcosa fra i denti e si chin a raccogliere il catalogo. Si trattava di un elenco di monete antiche e rare, corredato da alcune riproduzioni e dal listino dei prezzi: "Coenwulf britannica del Nono secolo", "Moneta bizantina di Andronico II", "Il Jahangir del Gran Mogol"... Quando mezz'ora pi tardi arrivarono il sergente Craig e i suoi uomini armati di attrezzi vari, Fox era ancora intento a farsi una cultura sulle monete antiche. Salut il sergente e gli augur buona fortuna, avvertendolo che le sue impronte sarebbero state visibili soltanto sul catalogo e sul telefono.
Lo abbandon poi al suo compito laborioso e probabilmente inutile, deciso a scendere per indagare sulle persone che si erano recentemente recate da Dunham. Scopr tuttavia di essere stato preceduto da due agenti in borghese che avevano inchiodato in un angolo lo scorbutico portiere e lo stavano interrogando con atteggiamento aggressivo. Usc, percorse i sei isolati che lo separavano dall'hotel Sherman, prese una stanza e and a letto.
Il mattino seguente esamin varie ipotesi di lavoro, tutte ovvie, poco originali e che non davano grandi speranze. Opt per la meno ovvia. Il punto debole nella catena ufficiale di fatti negativi, a giudicare dal sommario resoconto di Damon del pomeriggio precedente, era quello riguardante la casa di Koch e soprattutto le persone che vi si erano recate, persone che potessero avere qualche somiglianza con Garda Tusar. Dopo aver parlato per telefono con la cameriera, di cui si era fatto un'idea dal timbro della voce, Fox decise d'indagare. Sarebbe naturalmente stato consigliabile andare a casa di Koch dopo che questi fosse uscito, quindi and prima dalla signora Pomfret, dove non apprese niente di nuovo, se non che Perry, per quanto ne sapeva la madre, non era mai stato collezionista di monete antiche, n aveva mai dimostrato interesse per tale hobby.
Erano le dieci passate quando giunse all'abitazione di Koch, nella Dodicesima Strada, ma aveva fatto male i suoi calcoli. Non riusc neppure a vedere la cameriera. Il nero grosso e dignitoso che gli apr la porta lo inform, con sua grande delusione, che il signore era in casa. Dopo averlo lasciato solo per qualche minuto, il domestico riapparve e lo precedette fino a una porta, che apr con un inchino.
Koch pos su un tavolo l'oggetto che stava esaminando e gli venne incontro a mano tesa. Lo squillo di un campanello interruppe la sua avanzata.
Accidenti! esclam. Potrei proprio essere un fattorino. Mi scusi.
Mentre rispondeva al telefono fece segno a Fox di sedersi. L'investigatore si guard attorno con aria fintamente distratta, come si fa quando si assiste a una conversazione telefonica a cui, per educazione, non si deve prestare orecchio. Nella stanza accogliente, con mobili comodi tappezzati di stoffe dai colori tenui e bei tappeti, c'era una vetrina di porcellane. Due pareti scomparivano dietro due biblioteche piene di libri.
Lo sguardo di Fox si ferm sul tavolo, su cui spiccava l'oggetto che Koch aveva posato con cura quando lui era entrato. Non c'era dubbio, si trattava proprio del Wan Li rettangolare che aveva visto l'ultima volta dietro la pila di strofinacci nel ripostiglio del bagno di Diego.
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CAPITOLO 13.
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Fox distolse lo sguardo con la speranza che Koch non avesse notato il lampo di curiosit che aveva illuminato i suoi occhi.
Koch attacc la cornetta all'apparecchio, si lasci cadere su una poltrona e disse: Ero convinto che i miei affari potessero seguire il loro corso per un'ora o due, senza il mio intervento.  colpa mia: costringo tutti a dipendere sempre da me, in modo che quando non arrivo in ufficio alle nove e mezzo, come sempre... Scroll le spalle e riprese: In che cosa posso esserle utile?
Sono a caccia di notizie, rispose Fox sorridendo. La signora Pomfret si  spazientita e mi ha incaricato di scoprire l'assassino di suo figlio.
Ah, c'era da immaginarselo, comment Koch sorridendo a sua volta.
Sto cercando una pista, disperatamente, dappertutto.
Anche da me? chiese l'altro inarcando le sopracciglia.
Dappertutto, ho detto. Non ho preferenze.
Allora la polizia non ha fatto progressi?
Niente d'importante, ammise Fox accavallando le gambe. A proposito, stava parlando dei suoi affari. So che si occupa di abbigliamento femminile. Fabbrica anche tessuti? Ho qui un biglietto della signora Pomfret che posso mostrarle. Chiede che si cooperi...
Va bene, va bene, fece Koch con gesto noncurante. Anche se ci mette tutta la buona volont, non riuscir mai a essere offensivo quanto lo  stata la polizia, n tanto goffo. Gli agenti hanno tentato di far cantare i miei domestici sul conto delle persone che invito in casa mia. S, aggiunse sorridendo, fabbrichiamo noi stessi certi tipi di tessuti che adoperiamo. Questo ha forse qualche legame con la nostra faccenda?
Pu darsi. Tingete voi stessi i tessuti?
Certo.
Con tinture a base di anilina?
Naturalmente, tutti se ne servono. Koch aveva aggrottato la fronte. Confesso di non capire bene a che cosa mirano le sue domande. Se sta cercando di portare abilmente avanti il discorso sul nitrobenzene, le dico subito che ne abbiamo quantit enormi e che ha lo stesso odore del cianuro.
D'altra parte, per, il whisky di Perry conteneva cianuro.
Infatti. Gliel'ho detto, sto soltanto brancolando nel buio. Ha mai sentito dire che il nitrobenzene rovesciato su una persona, anche soltanto sui suoi abiti, possa ucciderla?
Non l'ho sentito dire, ma ne ho la certezza categorica, come tutti quelli che si servono di tinture all'anilina. Insomma, che cosa significa tutto ci?
Niente, probabilmente niente d'importante. Sono soltanto un detective curioso che fa strane domande. Almeno, strane per lei...
Lo credo bene. Koch, la fronte sempre aggrottata, si alz e si avvicin al tavolo. A proposito di stranezze, eccone un'altra. Prese in mano il vaso e aggiunse: Guardi.
Fox non manifest particolare interesse per il prezioso oggetto. Grazioso, ammise. Ebbene?
Grazioso! ripete Koch sdegnato, accarezzando il vaso con la punta delle dita. Del resto, pu darsi che anche le persone intelligenti lo trovino solo "grazioso". Ricorda che l'altro giorno dalla signora Pomfret si  parlato di un vaso Wan Li rettangolare, rubato dalla collezione di Henry?  questo.
Davvero! esclam Fox spalancando gli occhi. Molto interessante. Dove l'ha trovato? Koch pos il cimelio sul tavolo con cautela e brontol:  appunto questa, la stranezza. Mi  arrivato stamattina per posta, proprio mentre stavo uscendo per recarmi in ufficio. Ecco perch lei mi ha trovato ancora in casa. Ogni volta che vedevo questo oggetto dai Pomfret sbavavo dalla voglia di possederlo, quindi pu immaginare il mio stupore quando Williams me lo ha portato e ho aperto il pacchetto...
Capisco, disse Fox, soprattutto date le strane circostanze. Che cosa intende farne?
Purtroppo restituirlo ai legittimi proprietari. Avevo telefonato a Pomfret poco prima che arrivasse lei. Glielo porter subito. Se lo tenessi per ventiquattrore, la tentazione... Ma lei non pu capire, l'ha trovato solo "grazioso".
Le chiedo scusa, disse Fox. Questo giochetto dei pacchi postali sta diventando un po' monotono. Visto che si tratta di un mistero, certamente non sa chi  il mittente.
No.
Era indirizzato a lei?
Gi, questa  casa mia. Koch indic con un gesto una sedia su cui si trovavano dei fogli di carta marrone da imballaggio e una robusta scatola che in origine aveva contenuto barattoli di pomodori Dixie. Era l dentro.
Posso guardare? Fox non ebbe bisogno di aprire la carta per leggervi l'indirizzo. I fogli erano stati piegati in modo che rimanessero ben visibili una piccola etichetta e il timbro postale.
Guardando con attenzione vide che l'indirizzo non era scritto a mano, ma stampato su carta di fine qualit. Piant su Koch un'occhiata interrogativa.
Ci vuole una bella faccia tosta, eh? disse questi in tono quasi divertito. L'indirizzo  stato ritagliato da una busta della mia carta da lettere e poi incollato. Questo non  di grande aiuto, perch non faccio economia di carta da lettere Per esempio, la settimana scorsa ho spedito mille inviti per la mostra di Frank Mitchell, un giovane pittore al quale m'interesso. Diede un'occhiata all'orologio e aggiunse: Bisogna assolutamente che sia in ufficio prima di mezzogiorno, ma voglio vedere la faccia di Pomfret quando gli consegner il vaso. Se vuole continuare il suo strano interrogatorio, perch non viene con me? A meno che non preferisca restare qui per cercare di spremere i miei domestici pi di quanto non abbia gi fatto la polizia.
Il suo sorriso era bonariamente ironico, o era semplicemente la normale cortesia dell'uomo di mondo che tollera un certo tipo di fastidi? Fox non riusc a intuirlo, comunque non credeva che la cameriera potesse fornirgli notizie di particolare importanza. Accett l'invito.
Durante i venti minuti di percorso, Fox realizz che neanche Koch aveva rivelazioni da fare e non poteva aggiungere niente di nuovo a quello che aveva gi detto alla polizia e al procuratore distrettuale. Aveva sempre considerato Perry un presuntuoso scapestrato, ma provava compassione per la madre, ed era pronto a subire noie anche non indifferenti se in tal modo avesse potuto esserle di aiuto. Gli sarebbe piaciuto sapere perch diavolo Fox si fosse informato circa il nitrobenzene, e avrebbe anche voluto sapere chi gli avesse mandato il vaso e perch. Tutto sommato, riteneva di essere nella posizione di rivolgere domande, anzich rispondere a quelle che gli venivano poste.
Koch non prov nessuna delusione circa la reazione di Pomfret e della moglie, quando, dopo un breve e formale scambio di cortesie, tir fuori il vaso. Pomfret fiss il prezioso cimelio per qualche secondo, poi un largo sorriso gli illumin il volto e tese la mano. La moglie, le cui palpebre erano pi che mai gonfie e arrossate, il colorito pi terreo, le spalle pi curve, lanci un'occhiata scrutatrice e sospettosa a Koch e un'altra altrettanto scrutatrice ma meno sospettosa a Fox.
 il Wan Li, vero? chiese Koch.
Pomfret lo conferm con uno strozzato, gioioso gorgoglio.
Koch rivolse un piccolo inchino alla signora Pomfret e disse. Non ho saputo resistere al piacere di consegnarvelo personalmente. Ora devo correre in ufficio. Il signor Fox vi spiegher tutto.
Dopo un secondo inchino usc dalla stanza, ma Pomfret non se ne accorse neppure. Stava esaminando con amore e cautela il tesoro riacquistato in modo tanto miracoloso e, sebbene apparentemente prestasse ascolto al racconto di Fox, non smise di rigirare il vaso tra le mani.
La moglie invece era tutta orecchi, e quando il detective tacque, disse bruscamente: Lei cosa ne pensa? Fox scroll le spalle.
Un corno! esclam la "vecchia" signora in tono sprezzante. Non ci sono dubbi che l'aveva preso quella Heath, e Koch  riuscito a farselo consegnare, spedendo poi il pacco a se stesso.
Oppure lo ha rubato lui e poi ha avuto paura. Ormai per non ha importanza. Indicando il vaso che il marito stringeva ancora fra le mani, aggiunse: Lo odio, odio tutto, odio la vita stessa.
Pomfret si affrett a posare il vaso e le circond le spalle con un braccio. Via, Irene, protest con dolcezza, non devi essere cos pessimista.
Il viso contratto, Irene Dunham afferr le mani del marito con tale violenza da farlo trasalire. Fox disse che avrebbe riferito qualsiasi novit interessante e se ne and.
La situazione era aggrovigliata, caotica, da incubo. Il detective camminava deciso lungo il viale come se avesse una destinazione precisa. Nessun nuovo indizio portava luce sui fatti, niente pareva avere un nesso con qualcosa. Il catalogo nell'appartamento di Perry, il fatto che il giovane avesse esaminato il violino quel pomeriggio... che cosa significavano? Se era stato al corrente della presenza della vernice, non poteva aver sperato di farla sparire grattandola via. Poi la storia di quel maledetto vaso: aveva un nesso con la morte di Dunham? E in tal caso, quale? Era logico supporre che i sospetti della signora Pomfret gravassero sulla bellissima, fantastica Hebe, ma allora il vaso come diavolo era finito in casa di Diego Zorilla? Entr in un bar, si diresse alla cabina telefonica e chiam gli studi della MBC. Dopo una breve attesa gli risuon all'orecchio la voce baritonale di Diego.
Sei tu? Sono Tecumseh Fox.
Ciao, come stai?
Bene. Vuoi pranzare con me?
Mi dispiace, ma... ho un altro impegno.
Allora beviamo qualcosa insieme pi tardi, vogliamo dire alle cinque? Credi che potrai cenare con me?
Che cosa vuoi?
Desidero parlarti.
Di quella faccenda?
S, e di altre cose.
No! esclam Diego seccamente. Non intendo parlarne n ora n mai. La mia risposta  definitiva, categorica.
Credo che tu non ti renda conto... Diego non era pi in linea.
Fox rimase incredulo e stupito a fissare il ricevitore muto. Diego, il cortese spagnolo, Diego dalla simpatica e tradizionale correttezza, aveva interrotto la conversazione. Era quasi pi facile crederlo capace di mescolare il veleno al whisky... Attacc il ricevitore con riluttanza, e dopo averlo fissato per un attimo, pensieroso, usc dal locale e si diresse verso Madison Avenue. Entr nel lussuoso ingresso di un edificio, prese l'ascensore e chiese di essere condotto al nono piano. L'addetto all'ascensore gli domand con cortese fermezza da chi volesse andare, e Fox cerc di eludere la domanda con un giro di parole. Ma alla fine dovette sputare il nominativo richiesto. Comunque, quando il ragazzo telefon all'appartamento della signorina Tusar, la donna rispose di farlo salire. Intanto il detective stava osservando con discrezione il personale che incontrava. Sapeva che tutti, interrogati dalla polizia circa la Tusar, avevano risposto con leale reticenza sulle abitudini e sui movimenti dell'inquilina, oppure con assoluta ignoranza.
Scrut anche la robusta e impassibile cameriera che lo fece entrare nell'appartamento D, al nono piano. Il nome e l'indirizzo della donna, Frida Jurgens, Ottantatreesima Strada Est 909, erano annotati sul suo taccuino insieme a molti altri riferitogli il giorno prima dall'ispettore Damon. Un solo sguardo alla sagoma geometrica della faccia ostinata fu sufficiente a giustificare la scarsit delle informazioni da lei concesse. Frida prese cappotto e cappello di Fox e lo fece entrare in salotto.
Garda gli and incontro con la mano tesa, la bocca atteggiata a un leggero sorriso, e lo fiss con gli occhi neri ora pi sereni.
Ce ne ha messo, di tempo, disse. Quella poltrona laggi  pi comoda. Ricorda di aver detto alla signora Pomfret che avrebbe cercato di indurmi a essere pi ragionevole?  ormai passata pi di una settimana. Sedendosi fu scossa da un fremito. Pare un anno, non  vero? aggiunse.
Fox le diede ragione. Garda aveva dunque deciso di essere affabile e graziosa, e certamente non le sarebbe riuscito difficile. La poltrona era comodissima, la stanza non troppo riscaldata, arieggiata, arredata con sobria eleganza.
Non so se cercher di convincerla a essere ragionevole, disse il detective, ma vorrei convincerla a essere sincera. Il vaso Wan Li  stato restituito a Henry Pomfret.
Per un attimo le palpebre di Garda ebbero un fremito e si chiusero impercettibilmente. Il vaso? Quello rubato?
Appunto.
 stato restituito? L'ha ritrovato? Ma bene! Sembrava addirittura entusiasta. E dove l'ha scovato?
Grazie per il complimento, disse Fox con un sorriso, ma  immeritato. Koch glielo ha consegnato stamattina.
Come? Garda pareva stupefatta. Koch! Mio Dio, Koch! L'aveva rubato lui? L'aveva avuto per tutto questo tempo?
Questa non  la sua versione, rispose Fox. Dice di averlo ricevuto stamattina per posta, come la signora Pomfret ha ricevuto il violino.  rimasto ad ammirarlo per circa un'ora, poi l'ha consegnato al legittimo proprietario. Pomfret  in uno stato di beatitudine.
E Koch non sa chi sia il mittente?
No.
L'hanno recuperato, ma non sanno chi lo ha spedito?
Appunto, non lo sanno, ma forse lo so io. Credo l'abbia rubato lei.
Gli occhi della ragazza si spalancarono e vi balen per una frazione di secondo la consueta fiamma. Poi Garda scoppi in una risata che non aveva nulla di artefatto. Cerc di soffocarla e, sporgendosi verso Fox con una smorfia seducente, supplic con tono scherzoso: Ancora, ancora una barzelletta, la prego.
Non ne conosco altre, signorina, e vorrei anzi raccontargliela con maggiori particolari. Posso?
Glielo concedo, purch continui a renderla divertente. Non avevo pi riso cos da quando...
Tacque e divenne di nuovo seria.
Dubito che la trover divertente, e inoltre  un po' complicata. Ha inizio con una domanda a cui la polizia sta cercando di rispondere: da dove provengono le sue rendite? L'ispettore Damon sostiene che lei spenda pi di diecimila dollari l'anno, probabilmente molto di pi, che la sorgente di questo denaro non sia chiara, e che lei si rifiuti di svelarla.
Perch dovrei farlo? Non  affar loro, n suo.
Pu darsi. In un'inchiesta su un delitto, il guaio  che si fruga dappertutto, anche in posti impensabili, fino a scoprire qualcosa che spesso  fonte di fastidi per gente che non c'entra. Sapr forse che la polizia ha esaminato anche la possibilit che lei sia mantenuta da qualche...
Non abbia riguardi per la mia suscettibilit, sbott Garda. Lo so benissimo, hanno perfino cercato di far parlare la mia cameriera, con modi prepotenti.
Che altro potrebbe aspettarsi?  una dei principali sospetti in un caso di omicidio e sta nascondendo qualcosa. Visto che non vuole svelare la fonte delle sue ricchezze, la polizia deduce che viva con i proventi di crimini o si faccia mantenere da qualche ricco imbecille, o forse entrambe le cose. Non sono per riusciti a trovare le prove, e ora stanno dirigendosi verso un'altra pista: ritengono che lei ricatti qualcuno.
Come? Gli occhi di Garda lanciavano fiamme. Questo  troppo!
Stanno proprio indagando su questa ipotesi, afferm Fox impassibile, ma dubito che appureranno qualcosa. Io sono propenso a credere che sia una ladra, che abbia rubato lei il vaso di Pomfret.
Lo scherzo non  pi spiritoso!
Non era mia intenzione scherzare. Mi permetta di abbozzarle i fatti.  bella e intelligente, probabilmente priva di scrupoli, e frequenta un ambiente dove  facile trovare ogni sorta di oggetti di notevole valore. Sarebbe semplicissimo per lei raggranellare in tal modo pi di diecimila dollari l'anno. Ha rubato il vaso di Pomfret, sapendo che era di grande pregio, ma non poteva venderlo senza correre un grosso rischio. La prego, signorina, ormai mi lasci finire. Diego, che l'amava ed era stato suo intimo amico, conosceva il suo... sistema per far soldi. Sospettava, o forse sapeva, che era responsabile del furto. L'ha accusata apertamente e costretta a consegnargli l'oggetto. Pu darsi che l'abbia minacciata di rendere pubblica la cosa, ma in tal caso si sarebbe trattato di un bluff, perch un gentiluomo del suo stampo non tradirebbe mai una donna, anche se ladra. Senza dubbio intendeva restituire il vaso a Pomfret, ma essendo un'anima semplice e candida, totalmente priva delle risorse dell'intrigante...
Basta! grid Garda. Non pretender che io stia qui ad ascoltare una filastrocca di menzogne...
Non sono tutte menzogne. Non  una menzogna dire che Diego aveva il vaso, perch l'ho visto io stesso a casa sua.
Il detective ud chiaramente il respiro strozzato di Garda, vide lo sguardo velarsi, gli occhi inespressivi ridursi a due fessure nere, profonde, fra le palpebre semichiuse. Non... cominci a dire lei, ma non complet la frase.
Ho visto il Wan Li nel suo ripostiglio, riprese Fox in tono paziente, e le assicuro che non mento. Come sia finito in un pacco postale  un'altra faccenda, sulla quale ho varie teorie. Ma non c' fretta. Ora m'interessa sapere in che modo fosse finito in mano a Diego. Sono anche convinto che glielo abbia dato lei, altrimenti non saprei spiegarmi il suo atteggiamento nei miei confronti.  cos, non  vero? Gli aveva consegnato lei il vaso? Garda scosse il capo, ma il suo non era soltanto un gesto di diniego. Le sue labbra si torsero in una smorfia che denotava un miscuglio di sprezzo, sdegno e divertita ironia.
Davvero? fece. Mi sta chiedendo come nulla fosse se sono una volgare ladruncola? E anche se fosse? Pretenderebbe che... In fondo avrei voglia di rispondere affermativamente, per sentire che cos'altro direbbe. Tacque all'improvviso e, mutando espressione, ringhi: Lei  un perfetto imbecille! Fox la fiss sospirando, ma non apr bocca.
Lei e il suo Diego! prosegu Garda con voce aspra. Parliamo pure di lui!  suo amico, non  vero? E il vaso era in suo possesso? Perch non chiede a lui dove se l' procurato? Le cose cambierebbero, se mentisse e dichiarasse di averlo ricevuto da me...
Faccia silenzio! esclam Fox severamente.
Ah, disse lei sorridente. Non le garba...
Le ho detto di tacere. Fox si era alzato e la sovrastava, dominandosi a fatica. Se Diego dicesse che il vaso l'aveva lei, gli darebbe del bugiardo? Non solo  una volgare ladruncola, anche se non ne ho le prove, ma non ci sono dubbi che sia una creatura spregevole.
La ragazza fece per alzarsi, ma il detective glielo imped, spingendola contro la poltrona con un gesto rude. Garda sorrise.
Proverei molto gusto, riprese il detective pi calmo, ma in tono tagliente, a cancellarle quel sorriso dal volto. E se non fosse per Diego lo farei. Ho simpatia per lui, potrei anche dire di volergli bene, se non avessi smesso di voler bene a chiunque alcuni anni fa. La signora Pomfret mi ha affidato l'incarico di svolgere indagini sull'assassinio del figlio, e quando ho accettato non pensavo che Diego sarebbe stato capace di avvelenare un uomo, ma da allora sono venuto a conoscenza della sua infatuazione per lei... Dio lo aiuti... e della faccenda del vaso. Non vuole parlarmene, e quindi mi rivolgo a lei. Se questo fatto non ha nessun rapporto con la morte di Dunham, ci metter una pietra sopra e mi dedicher soltanto al compito che mi  stato assegnato.
Pos con forza una mano sulla spalla della ragazza e sent sotto le dita la morbidezza della carne.
Non tagli la corda, ordin. Non posso ancora credere che Diego abbia avvelenato Perry, ma non  da escludere che sarebbe capace di qualunque gesto per difendere lei. Se quello che mi dir del vaso potr farlo incriminare, io me ne lavo le mani. Se la polizia lo acciuffer, e spero di no, sar affar suo. Io non intendo agire, glielo posso assicurare. Ecco perch devo sapere la verit circa il vaso. Stia ferma! Se ha un po' di buon senso...
Frida! Fox incroci le braccia, e subito dopo si ud un rapido scalpiccio. Sulla soglia apparve la cameriera, il cui volto flemmatico non mostrava emozione di sorta.
Telefona gi al signor Thorne, ordin Garda con voce tremula, e digli che quest'individuo mi sta molestando. Oppure... Aspetta un momento, prendi il cappotto e il cappello del signor Fox.
Fissando il detective aggiunse: Che cosa preferisce?
Sta commettendo un errore, forse fatale. Se le cose stanno cos, andr fino in fondo.
Il loro sguardo s'incroci. Gli occhi del detective erano freddi, decisi, quelli di Garda sprezzanti e iniettati di sangue.
Cappotto e cappello, Frida, disse la ragazza.
Peggio per lei! esclam Fox con rabbia malamente repressa.
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CAPITOLO 14.
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La facciata della vecchia casa nell'Ottantatreesima Strada era squallida e sporca, quasi indecorosa. All'interno le cose miglioravano, a favore di una pulizia quasi meticolosa. Quel marted sera alle nove e mezzo, nell'ingresso e nella sala da pranzo dell'appartamento di Frida fluttuava un odore di maiale cotto nella crema di latte acida. In cucina l'odore aveva impregnato, oltre all'ambiente, anche gli abiti di Frida Jurgens, che aveva appena finito di gustare il manicaretto. In generale si dimostrava soddisfatta del trattamento della padrona, ma il marted, giorno in cui sua zia Hilda preparava gli "Schweinsfilets mit sauer Sahne", aveva cura di tenersi leggera. Pos coltello e forchetta e il suo stato d'animo era cos tranquillo che, quando sent una voce chiamare il suo nome spinse indietro la sedia senza manifestare impazienza di sorta.
Zia Hilda aveva acceso le luci nella sala da pranzo e stava osservando con aria sospettosa un estraneo che teneva un grosso libro sotto il braccio. L'uomo aveva un aspetto comico e sinistro allo stesso tempo, conferitogli dai capelli unti e lisci divisi a met nel centro della testa, dagli occhialoni cerchiati di nero e da una cicatrice livida, a zig-zag, che gli solcava il viso dallo zigomo destro all'angolo della bocca. Aveva posato il cappello su un angolo del tavolo da pranzo.
Censimento, sibil zia Hilda a Frida.
Censimento decennale degli Stati Uniti, annunci severamente l'individuo. Le labbra deformate dalla cicatrice avevano un'espressione sardonica.
Censimento? ripet Frida. Di gi? Ma se i giornali e la radio l'hanno annunciato per il 2 aprile!
Si tratta di preliminari, ribatt l'uomo con sprezzo. La radio l'ha spiegato.
Io non ho sentito nulla. E poi, perch di sera?
Se preferite che faccia rapporto all'amministrazione distrettuale...
Andiamo, andiamo, disse zia Hilda preoccupata, ma zia Hilda era sempre preoccupata per natura. Vorrebbe fare rapporto? Via, via. Si rivolse a Frida e diede sfogo a un fiotto di parole in tedesco, ottenendo per scarse risposte. Poi disse al funzionario: Mia nipote parla inglese meglio di me.
Usc dalla stanza. Frida scost due sedie dal tavolo, ne occup una, giunse le mani in grembo e disse impassibile: Mi chiamo Frida Jurgens, sono cittadina naturalizzata...
Un momento. L'uomo si mise a sedere e apr il suo librone, tenendolo in modo che Frida non potesse vederne le pagine. Prima di tutto, chi  il capofamiglia? Un quarto d'ora dopo Frida cominciava a manifestare leggeri ma inequivocabili sintomi di tensione. Aveva risposto a domande riguardanti due zie, quattro cugini e un fratello autista, e la responsabilit faceva ora sentire il suo peso. Nel vicinato si era diffuso il sospetto che il censimento fosse un trucco della polizia e che potessero sorgerne le pi gravi conseguenze. Era preoccupata, conscia che due cugini appartenevano a una certa organizzazione, e non osava asciugarsi il sudore che le imperlava la fronte. Quando il funzionario abbandon i parenti per dedicarsi a lei, il suo sollievo fu tale che non consider strano il grande interesse che gli Stati Uniti parevano nutrire per la sua persona.
Dove lavorava attualmente, da quanto tempo era al servizio in quella famiglia, quali erano le sue mansioni, quante persone abitavano nell'appartamento, fisse o saltuarie, quanti pasti doveva preparare, che orario faceva, quante ore di libert le venivano concesse... Disse di avere molte ore di libert e che variavano secondo le necessit di lavoro. Il funzionario, con aria accigliata, protest che le sue risposte erano troppo vaghe. Secondo quali necessit?
Dipende da lei, rispose Frida. Mangia di rado in casa e, quando non c', io me ne vado alle sette, spesso anche prima. A volte poi mi dice di andare via alle due o anche al mattino e di non tornare per tutto il giorno. In questi casi, sono libera per molte ore.
Succede spesso?
Abbastanza. A volte un giorno alla settimana, a volte anche tre.
In giorni specifici? Il marted, per esempio?
No, quando capita.
Da quanto tempo accade?
Da quando sono entrata a servizio, cio da pi di un anno.
Quando  accaduto l'ultima volta?
Non dico bugie, protest Frida con tono risentito.
Perch dovrebbe dirne? Quando  accaduto l'ultima volta?
Venerd... venerd scorso.
Forse la signorina Tusar la lascia libera perch intende uscire di casa e quindi non ha bisogno di lei?
Pu darsi, ma non me lo dice.
Esce o fa preparativi per uscire prima che lei se ne sia andata?
No.
L'avverte in tempo? Il giorno prima?
No, in generale me lo dice all'improvviso. Appena ha telefonato il signor Fish...
Fish. L'uomo emise una risatina cordiale.  un nome buffo. Anch'io conosco un tale che si chiama cos, un ometto col doppio mento. Non credo per che sia lui a telefonare alla signorina Tusar. Piccolo, grasso, col doppio mento?
Non so, non l'ho mai visto. Quando rispondo al telefono mi dice di chiamare la signorina.
E subito dopo lei la lascia libera per tutta la giornata?
S, signore.
Il mondo  proprio strano.
Frida annu, e l'uomo, dopo averle rivolto altre domande in tono amichevole, chiuse il libro, prese il cappello e usc. Fece qualche decina di metri lungo il marciapiede ed entr nel primo bar che gli venne a tiro. Si chiuse nella cabina telefonica e fece un numero.
Ispettore Damon? Qui Tecumseh Fox. Cattive notizie. Il personale dei Bolton Apartments non le ha detto la verit. Un tale, che forse si chiama Fish, telefona alla signorina una, due o tre volte la settimana, da oltre un anno. Mi pare sia il caso di adoperare sistemi persuasivi... Bene... Sar da lei fra mezz'ora.
Dopo la mezzanotte, l'atmosfera della Camera Nove, negli scantinati del distretto di polizia, era densa di fumo e di cattivo umore. Una dozzina di uomini, d'et, aspetto e stato d'animo vari, era seduta su una fila di sedie di legno a un lato dello stanzone. Quattro o cinque agenti in borghese li sorvegliavano dalla parte opposta. L'ispettore Damon, l'aria torva, sedeva sull'orlo di una rozza tavola di legno. Tecumseh Fox, liberatosi di parrucca, cicatrice e occhiali, si stava versando un bicchiere d'acqua.
I sistemi persuasivi, che avevano raggiunto punte addirittura drammatiche, non avevano dato i frutti sperati. Il direttore, il vicedirettore, i portieri, gli uomini addetti agli ascensori, tutti avevano sostenuto di non aver mai visto n sentito nominare il signor Fish, che la signorina Tusar non riceveva visite ricorrenti e abituali da nessuno in particolare, n uomo n donna, che si sarebbero ben guardati dal nascondere indizi alla polizia, e avevano infine espresso il desiderio di rincasare.
Erano ormai passate oltre due ore dall'inizio dell'interrogatorio.
Avvicinandosi a Fox, Damon borbott: Tanto vale lasciarli andare. Mentono tutti, oppure Fish  un'invenzione della cameriera. Pu anche darsi che la signorina Tusar abbia sempre fatto i preparativi per uscire dopo che la domestica se n'era andata. Scelga lei.
Ha trascurato una possibilit, ribatt Fox, e visto che sono tutti qui riuniti, vale la pena di tentare. Forse, tanto per cambiare, dicono tutti la verit, compresa la cameriera. Fish  proprio Fish?
Intende dire che pu aver dato un nome falso fingendo di telefonare a qualcun altro? Abbiamo gi...
No. Chi potrebbe entrare a piacimento e salire in ascensore senza dare il proprio nome?
Ma... ah! Damon riflett un istante e aggiunse: Capisco. Se avesse telefonato dall'interno, la chiamata sarebbe dovuta passare dal centralino.
Infatti, ma il nostro amico non ha certamente fatto cos.
Avr telefonato da fuori. Se le pare che il gioco valga la candela, dovremo cominciare dall'ultimo piano e scendere.
Accendiamo pure questa candela, rispose Damon sarcastico. Ritorn verso il tavolo, si sedette di nuovo sullo spigolo e si mise a fissare un uomo vestito decorosamente, l'aspetto stanco, la calvizie prematura.
Signor Warren, purtroppo non abbiamo finito. Le devo rivolgere qualche domanda sui suoi inquilini. Quanti ne ha?
Novantatr, rispose il direttore senza esitare.
Quanti ce ne sono al dodicesimo piano?  l'ultimo, vero?
S. Otto.
Come si chiamano e cosa fanno?
Cominciando dal lato sud abbiamo i signori Bellow. Lui ha un ufficio commerciale... Un agente in borghese, munito di taccuino, era seduto a un capo del tavolo, e dopo un'ora aveva compilato un voluminoso resoconto sugli occupanti dei cinque piani superiori dei Bolton Apartments.
Non sembrava tuttavia esserci fra loro un possibile candidato per la parte che si stava tentando di attribuire a qualcuno, sebbene tre o quattro nominativi fossero stati messi in evidenza per eventuali accertamenti. Come accade quando si cerca un ago in un pagliaio, si trattava di un'impresa ingrata e noiosa, e infatti quasi tutti gli astanti cominciavano a sonnecchiare per la stanchezza.
A un tratto Fox sput un'imprecazione.
Che cosa c'? chiese Damon.
Quel nome... la signora Piscis.
Ebbene?
Piscis in latino vuol dire "pesce", e anche fish in inglese.
 vero! Damon si rivolse di nuovo al direttore e gli chiese: Che aspetto ha? Warren rifer che la signora Harriet Piscis aveva preso in affitto il 7D, un appartamento di due camere con bagno, nel gennaio di due anni prima. Abitava fuori citt, il direttore non sapeva esattamente dove, e si serviva del pied--terre soltanto per le sue gite a New York, che si ripetevano con frequenza, circa due volte la settimana. Nessuno del personale aveva notizie sulla sua famiglia o sulla sua vita. Non riceveva mai visite, pagava l'affitto puntualmente, in contanti, era prodiga di mance e poco comunicativa. Piuttosto massiccia di corporatura, timida, vestiva in modo antiquato e la sua voce aveva un timbro un po' stridulo e tremulo. Quanto alla faccia non era facile descriverla, perch portava sempre un fitto velo, sul tipo di quelli da lutto. Il personale aveva fatto la romantica supposizione che l'inquilina del 7D si recasse nell'appartamentino per restare sola con qualche grande dolore.
Quando c'era andata l'ultima volta? In seguito a questa domanda nacque una discussione, ma finalmente uno dei portieri, un inserviente e un uomo addetto all'ascensore furono concordi nel dire che era stato il venerd.
Fox mormor qualcosa a Damon, attese la risposta, quindi si rivolse di nuovo al direttore.
Andiamo a dare un'occhiata all'appartamento.
Adesso?
Adesso.
Warren protest, ma cedette quando gli fu spiegato che non era possibile ottenere un mandato di perquisizione fino all'indomani mattina e avrebbe fatto un favore alla polizia, se non avesse intralciato lo svolgimento di un'inchiesta. La Camera Nove fu lasciata a macerare nel fumo e nell'atmosfera stantia, e tutti uscirono a respirare a pieni polmoni l'aria della notte. Le strade erano quasi deserte. Salirono su tre macchine della polizia e in meno di dieci minuti arrivarono a destinazione. Il personale ebbe ordine di attendere a pianterreno, mentre il direttore accompagn Damon, Fox e due agenti al 7D.
L'appartamento era disabitato. I cassetti dei mobili erano vuoti, e nel bagno non trovarono neppure uno spazzolino da denti. Dopo una perquisizione rapida ma diligente, il direttore dichiar che oggetti e mobili contenuti nell'appartamento erano propriet dello stabile.
Date un'ultima occhiata, brontol Damon agli agenti. Poi si rivolse a Fox. Andiamo gi a fare qualche altra domanda.
Il personale era riunito nell'ufficio del direttore, adiacente all'atrio. Tutti furono interrogati ancora, ma nessuno seppe fornire niente di nuovo sulla signora Harriet Piscis. Nessuno l'aveva mai vista senza velo, nessuno aveva mai sospettato che potesse trattarsi di un uomo, sebbene non ne escludessero la possibilit. La signora aveva un'andatura mascolina e piedi grandissimi. Arrivava sempre in taxi, non faceva n riceveva telefonate, non le venivano mai recapitati n pacchi n lettere.
Al termine dell'interrogatorio, arrivarono gli agenti che erano rimasti al 7D. Non c' un accidente. Neanche l'ombra di un'impronta.
Se l' svignata, brontol Fox.
Un'altra brutta gatta da pelare! esclam Damon con amarezza. Dovremo rintracciare i tassisti che l'hanno scarrozzata in giro. Bene, ho perso una nottata di sonno, e che cosa ho imparato? Che piscis in latino significa "pesce".
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CAPITOLO 15.
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Per tre giorni squadre di agenti si diedero da fare, con energia, con calma, a seconda del temperamento, alla ricerca ostinata di una traccia di Fish, o meglio della signora Harriet Piscis.
Trovarono indizi, ma non piste vere e proprie. Fu scovata una buona dozzina di autisti che avevano condotto ai Bolton Apartments una donna avvolta in un fitto velo. La passeggera era sempre salita nei quartieri del centro, per lo pi nei pressi delle edicole vicine agli ingressi della metropolitana. Ogni sforzo per risalire ai movimenti precedenti della misteriosa signora rimase infruttuoso. Salt fuori un'altra traccia a un indirizzo della Cinquantunesima Strada visitato da Fox il luned sera, dove invece di un letto in cui dormire aveva trovato un appartamento nel quale sembrava fosse passata una tromba d'aria. Il pomeriggio di quel giorno era salita in ascensore una persona che rispondeva alla descrizione della donna col velo. L'inserviente la ricordava, perch era scesa al terzo piano, dove c'era una mostra di stampe raffiguranti cavalli da corsa. Aveva trovato strano che una signora in lutto s'interessasse a cose del genere. Sarebbe stato semplice per la sconosciuta salire a piedi dal terzo al sesto piano, ma rimaneva oscuro il modo in cui aveva potuto introdursi nell'appartamento.
La terza e ultima pista, sebbene finisse come le altre in un vicolo cieco, era la pi significativa, almeno per Fox. Damon gli raccont che una squadra aveva avuto l'incarico di controllare con ostinata pazienza le recenti vendite di cianuro e aveva assodato che il luned mattina un commesso di Dickon, la farmacia all'ingresso della Seconda Avenue, aveva venduto cinquecento centimetri cubi di essenza di mirbana a una donna grossa dalla voce stridula, avvolta in un velo nero.
Damon sembrava impazzito. Era lei, dichiar con tetra convinzione, Non mi dica il contrario.
Era lui, corresse Fox.
Lui, come vuole.  un assassino e se ne servir. Sa che l'essenza di mirbana  nitrobenzene, tanto micidiale che se ne cade il contenuto di un cucchiaino sulla pelle... Fox finse di ascoltare la descrizione degli effetti letali del nitrobenzene e i timori di Damon circa l'uso che Fish-Piscis intendeva fare della bottiglia acquistata. Non condivideva tali timori, poich era convinto di aver evitato per miracolo una doccia con quel nitrobenzene, aprendo la porta dell'appartamento di Diego Zorilla, luned pomeriggio. Trattenne tuttavia l'impulso di tranquillizzare l'ispettore, convinto che n l'astuzia n la brutalit dei sistemi di polizia sarebbero valse a far cantare Diego.
Appariva per sempre pi evidente che lo spagnolo rappresentava l'ultima speranza. Fox aveva messo la faccenda di Fish nelle mani di Damon, perch si trattava di un caso pi adatto ai mezzi e alle possibilit della polizia che non alle indagini di un privato, basate sulla sola abilit. Se il misterioso Fish-Piscis era realmente un uomo e un assassino, allora doveva ammettere di non aver mai avuto a che fare con un criminale pi fortunato e pi scaltro.
Damon aveva perso la testa, preso dal panico, nell'apprendere che Fish si aggirava, probabilmente sotto le solite ignote sembianze, munito di una bottiglietta di nitrobenzene. La sera precedente, l'ispettore si era recato da Garda e aveva messo le carte in tavola. La ragazza gli aveva risposto sorridendo che riceveva spesso telefonate, ma non da un signor Fish, per quanto potesse ricordare: del resto Frida storpiava sempre i nomi. Comunque non riteneva di essere legalmente n moralmente obbligata a giustificare la propria abitudine di dare ogni tanto un pomeriggio di libert alla cameriera. Non aveva mai visto n sentito nominare la signora Piscis e aveva pochi contatti con gli altri inquilini. Damon confess a Fox di aver commesso un errore attaccando la ragazza a carte scoperte. Sebbene Garda fosse pedinata dietro suo ordine, era quasi certo che Fish Piscis sarebbe stato messo in guardia, e quindi tanto valeva rinunciare alla sorveglianza all'esterno e all'interno dello stabile. Altrettanto inutile era continuare a pedinare Beck, Pomfret, Zorilla, Gill e Koch, nella vana speranza di arrivare a qualche camera ammobiliata in periferia, dove uno tra loro si potesse tramutare nella signora Harriet Piscis.
La confessione dell'ispettore non ammetteva la totale sconfitta, ma riconosceva il rischio di uno scacco. Non si erano trascurate altre possibilit durante i tre giorni d'instancabili e diligenti ricerche, alle calcagna di Fish-Piscis. Si era indagato a fondo sulla faccenda di Diego e del vaso, su Hebe Heath, sul violino e sulla bottiglia di whisky, sul secondo biglietto di Tusar che Dora diceva di aver visto, e la signora Pomfret era stata perfino interrogata circa la vita privata del figlio. La stampa cominciava a diventare acida e il capo della polizia esprimeva le proprie opinioni senza perifrasi.
Irene Dunham Pomfret aveva appuntamento con il sindaco e con il procuratore distrettuale, il mattino seguente, alle dieci.
Damon accendeva una sigaretta dopo l'altra e le schiacciava nel portacenere dopo averle fumate a met. Questo suo modo di fare parlava ancor pi chiaramente di qualsiasi confessione verbale. Fox l'aveva visto comportarsi in quel modo soltanto una volta, quattro anni prima, durante il caso Hatcher, il cui mistero non era ancora stato chiarito.
Mentre si dirigeva verso i quartieri alti, il detective si abbarbic all'idea che Diego rappresentasse l'ultima speranza. Non gli restava che tentare ancora con lo spagnolo, o segnare il passo come faceva ormai da tre giorni, in attesa che la polizia mettesse le grinfie su Fish-Piscis. Ma l'attesa lo aveva snervato.
Il tentativo con Diego dovette essere rimandato. Sal le due rampe di scale che portavano all'appartamento dello spagnolo e trov che alla porta era stata applicata una nuova serratura. Suon invano il campanello una dozzina di volte, sedette sull'ultimo gradino delle scale, attese per un'ora, poi rinunci all'impresa e rincas per riposare. L'indomani mattina, sabato, poco prima delle sette era gi in piedi e alle otto in punto posava il dito sul campanello dell'appartamento di Diego.
Sent lo squillo echeggiare all'interno, e poco dopo una voce rude grid: Chi ?
Fox.
Dopo un lungo silenzio, Diego chiese: Cosa vuoi?
Parlarti, che tu lo voglia o no.
Diego era in pigiama, evidentemente appena sceso dal letto, e senza dubbio non condivideva il desiderio del suo visitatore. Ma la sua innata cortesia lo indusse a farlo entrare. Gli indic una sedia.
Scusa il disordine, disse, ma sono rincasato tardi, e avevo alzato il gomito. Fa freddo, qua dentro. Chiuse una finestra, si mise a sedere e aggiunse: Sono stato scortese al telefono e, mi dispiace, dovr continuare a esserlo.
Non importa, rispose il detective sorridendo. Spero di convincerti ad abbandonare questo atteggiamento. So chi  l'assassino di Jan Tusar e di Perry Dunham.
Diego, gli occhi iniettati di sangue, sbatt le palpebre e si irrigid. Davvero? disse.
S, ma non ho le prove.
Con me le prove non sono necessarie. Era evidente che Diego non voleva essere colto di sorpresa, deciso a conservare la sua aria impassibile. Pronunci tuttavia involontariamente un nome:
Koch! Poi sembr seccato che la parola gli fosse sfuggita. Infatti chiuse la bocca e fiss indispettito l'amico.
Per il momento non dico niente, disse lui scuotendo il capo. Per so la verit, e ti assicuro anche che, se ti ostinerai nel tuo stupido atteggiamento cavalleresco, non farai che aggravare la situazione.
Cavalleresco?
Chiamalo come vuoi. Garda Tusar non ha rubato il vaso, anche se ti ha detto il contrario, n ha tentato di ucciderti col tranello del pentolino. Per non sar materialmente possibile tenerla fuori da questa faccenda. Sono sincero con te, Diego: l'ispettore Damon non sa ancora quello che so io, perch non l'ho messo al corrente di ogni cosa...
Fallo pure. Ti ho forse chiesto...
No, ti comporti sempre con eleganza. Non mi sto prendendo gioco di te, e non intendo neanche ricordarti che quella persona non merita la tua devozione. Lo sai anche tu. Voglio solo dirti che il tuo silenzio  inutile e che raccontandomi la verit agevoleresti le cose anche per lei. Esiste poi la probabilit che tu venga accusato di complicit... ma immagino che questo non ti preoccupi. Ti avverto per che Garda corre lo stesso rischio. Ti farebbe piacere? L'unica risposta di Diego fu un borbottio.
Ragiona, prosegu Fox. Guarda in faccia la realt, accidenti! Come ti sei procurato il vaso? Te l'aveva dato in consegna lei?
Ti ho gi detto che avrei continuato a essere scortese, ribatt Diego con calma.
E io ti ripeto che conosco l'identit dell'assassino. Tu lo stai proteggendo.
No.
Ti dico di s!
Io non proteggo un assassino. Ho rubato a Pomfret il vaso che hai visto nel mio ripostiglio, poi qualcuno  venuto qui e l'ha portato via. Ecco tutto. Lasciami in pace. Perch non te ne vai? Racconta pure tutto alla polizia, non me ne importa. Per  penoso che un amico...
Farai bene a non ammettere di avermi preparato il tranello col nitrobenzene. Sanno gi chi lo aveva comprato.
Grazie. Sarebbe comunque stato sciocco parlarne.
Non vuoi sapere altro? Non ti importa sapere, per esempio, chi ti aveva preparato il gavettino?
La cosa mi lascia indifferente.
Fox era arrivato con l'intenzione di dedicare ore, anche l'intera giornata se necessario, al tentativo di far parlare Diego, ma uno sguardo a quella faccia di pietra, agli occhi iniettati di sangue, gli fece capire che sarebbe stato tempo sprecato.
Bene, disse prendendo il cappello, ma prima di andarmene voglio dirti che circa un anno fa qualcuno ruppe un vaso Ming a cinque colori, appartenente a Pomfret. Questo non ha nulla a che vedere con quello che... ehm... hai rubato tu. Ne sai qualcosa?
Non l'ho rotto io, se  questo che vuoi sapere.
Sai chi  stato?
No.
Ne avevi sentito parlare?
Ero presente.
In che occasione?
Circa un anno fa, come hai detto, anzi pi di un anno fa. La signora Pomfret dava un ricevimento in onore di un pianista, un certo Glissinger, e come al solito c'era un sacco di gente.
Chi si accorse della rottura del vaso?
Non lo so, me n'ero gi andato. Lo seppi soltanto una settimana dopo. Pomfret non si era ancora consolato e giurava che non avrebbe mai pi comprato porcellane.
Si scopr chi fosse il colpevole?
Non ricordo. La cosa non m'interessava in modo particolare, ma non mi sembra. Se lo sapevo l'ho dimenticato, oppure non me l'hanno detto.
Sai dove tenevano generalmente il vaso? In quale stanza, voglio dire.
No. Se questo  un modo complicato per...
S,  proprio un affare complicato. Fox si alz e aggiunse: Grazie, e scusami per averti tirato gi dal letto. Ti avvertir se e quando la polizia decider di venire qui. Addio.
Scese in strada ed entr in una cabina telefonica. Fece alcune telefonate, poi sal in macchina e si diresse verso il centro.
Cinque ore dopo, alle due del pomeriggio, entrava nell'atrio dello stabile in cui abitava Dora Mowbray. Si stava convincendo che la caccia ai ragguagli sul vaso infranto sarebbe rimasta sterile quanto le altre piste seguite, oltre che da lui, dalla polizia. Adolph Koch aveva detto che il Ming a cinque colori, uno dei pi belli al mondo, era sempre stato sopra un mobiletto in un angolo del salotto giallo. E sebbene quando si era rotto lui si trovasse tra gli invitati al ricevimento, non aveva saputo aggiungere altro. Hebe Heath, avvolta in una vestaglia azzurra, sdraiata su un divano nel suo appartamento all'hotel Churchill, non aveva fornito informazioni di sorta, perch a quell'epoca si trovava a Hollywood. Felix Beck aveva espresso il sospetto che fosse stata Garda a rompere il vaso, perch l'aveva vista ronzargli attorno, per aveva dovuto ammettere che si trattava solo di una supposizione. I due Pomfret erano usciti, e il maggiordomo e il segretario non avevano potuto arricchire le scarse cognizioni di Fox. Wells aveva fatto un oscuro accenno alla signora Briscoe, ma lui non aveva dato eccessiva importanza al particolare.
Se il vaso era stato rotto dalla signora Briscoe o da qualche altro estraneo, non gli sarebbe rimasto che restituire i cinquemila dollari alla signora Pomfret e andarsene a giocare a biliardo.
Sempre in balia di queste congetture, suon il campanello a nome Mowbray.
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CAPITOLO 16.
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Dora ascoltava in silenzio, seduta sullo sgabello del pianoforte.
 strano, disse dopo un attimo di esitazione.
Che cosa,  strano? Fox sent una sorta di formicolio allo stomaco.
 passato tanto tempo e me ne parla ora. Perch le interessa?
Qualcosa ha risvegliato la mia curiosit in proposito. Il detective accavall le gambe e le sorrise. Tuttavia non alludeva a questo, dicendo che  strano. Parlava di un'altra cosa.
Dora ricambi il sorriso, ma scosse il capo affermando:
Non volevo dire altro.
Non  vero, intendeva dire che c'era qualcosa di strano nell'incidente capitato al vaso e non nel fatto che io gliene parlassi. Non  forse cos?
Be'... s.
Che cosa?
Non posso dirglielo.
Perch?
Perch  una delle promesse fatte a mio padre.  inutile dirmi che sono sciocca, lo so anch'io, ma quando pap era vivo non mantenevo mai le promesse. Ora che  morto vorrei mantenerle.
Fu suo padre a rompere il vaso?
Oh, no!
La sua promessa riguardava lui? Cio, l'ha fatta per aiutarlo a nascondere qualche gesto disonorevole, vergognoso...
Neanche per sogno.
Parlando, screditerebbe la sua memoria...
Niente di simile, fece Dora con impazienza. Le ho gi detto che si tratta di una sciocchezza, ma non voglio mancare alla promessa fatta, ecco tutto.
Certo, non parliamone pi, disse Fox. Due uomini sono stati uccisi, forse tre, ma l'assassino non sar punito, perch lei non vuole rompere una sciocca promessa fatta a suo padre.
L'assassino... ripet Dora sbarrando gli occhi. Ma  assurdo!
Non  assurdo.
Le dico di s.
Ne so pi di lei in questa storia. Sapevo che c'era qualcosa di strano nella faccenda del vaso rotto ancora prima di discuterne con lei, altrimenti non sarei qui. Le parlo chiaro, signorina Mowbray: se manterr la promessa fatta a suo padre, protegger un assassino.
Ma non si tratta di un delitto!
Lo dice lei.
 ridicolo.
Sia ragionevole, disse il detective. Mi racconti tutto, e se non si tratta di quello che credo, dimenticher le sue parole. Se invece i miei sospetti saranno confermati, sar lei la prima a non desiderare che le dimentichi. Mi sto forse sbagliando?
No, ammise Dora con riluttanza.
L'aiuto a ricordare, la incoraggi Fox. Un pomeriggio di dicembre, sessanta o settanta persone erano riunite nel salone della signora Pomfret per un ricevimento musicale. Durante l'intervallo furono serviti cocktail nel salotto giallo, e a concerto ultimato segu un rinfresco. Il Ming a cinque colori si trovava sopra un mobiletto basso in un angolo del salotto giallo. Quando molti invitati, forse tutti, se ne furono andati... Beck, Diego e Koch erano tra questi... si scopr che il vaso era stato rotto.  esatto?
S, ammise Dora, ma c'era ancora qualche invitato. C'ero anch'io, tra gli altri.
Quanti erano?
Dieci o dodici.
Ricorda i nomi?
Ma... Dora si mise a riflettere intensamente. La signora Briscoe, Glissinger, Barbinini... Ricordo benissimo che era presente anche Elaine Hart, perch si trovava all'altro capo della stanza con Perry quando lui vide il vaso.
Perry Dunham? Fu lui ad accorgersene?
S. Noi eravamo attorno al camino quando Perry chiam Pomfret con voce agitata. Poi Pomfret grid alla moglie di raggiungerlo, e allora ci avvicinammo tutti per vedere cosa fosse successo. Il vaso era per terra, in mille pezzi.
E poi?
Non c' altro. Pomfret era sul punto di scoppiare in lacrime. La moglie ci chiese se sapessimo come fosse accaduta la disgrazia, ma nessuno seppe fornire chiarimenti. Poi ce ne andammo.
Che cosa c'era di strano in tutto ci? chiese Fox, la fronte aggrottata.
La cosa strana non avvenne allora.
E quando?
Dopo, a casa. Pap era andato via prima della fine del concerto, e quando torn per la cena, prima ancora che potessi accennargli all'incidente, disse che indubbiamente Pomfret avrebbe chiamato la polizia per la faccenda del vaso. Gli chiesi come mai ne fosse gi al corrente e lui rispose che prima di uscire aveva voluto bere qualcosa nel salotto giallo. Ma mentre stava per varcare la soglia, aveva visto l'immagine di Pomfret riflessa nel grande specchio all'altro capo del salotto. L'espressione della sua faccia l'aveva bloccato, e cos si era accorto che l'altro aveva in mano un frammento del Ming. Non desiderando assistere alla scena che sarebbe seguita, era andato via.
Allora Pomfret non l'aveva visto?
Si direbbe di no.
Gli occhi di Fox luccicavano. Il vaso rotto fu allora scoperto due volte, da persone diverse?
A quanto pare. Dissi a pap che doveva essersi sbagliato, perch Pomfret non ne aveva parlato, e quando Perry lo aveva chiamato stava chiacchierando tranquillamente con noi. Quando aveva visto il vaso, invece, era rimasto sconvolto. Pap mi disse di avergli chiaramente visto in mano il frammento sul quale era dipinto il dragone giallo. Poi mi fece promettere di non parlarne con nessuno. Disse che avevamo gi abbastanza guai per conto nostro, senza immischiarci in quelli del prossimo. Era un uomo saggio, aggiunse Dora mordendosi le labbra, e buono... tanto buono. Non aveva mai nutrito simpatia per Pomfret.
Aveva qualche opinione personale su quella strana faccenda?
Non credo, comunque non me ne parl mai.
In seguito accenn altre volte al vaso?
No, per quanto io ricordi... anzi, ne sono certa.
Possiamo ritenere che Pomfret fosse solo nel salotto giallo, quando suo padre lo vide?
Direi di s. Tutti assistevano al concerto.
Quanto tempo trascorse prima che Perry scoprisse l'incidente?
Mezz'ora o poco pi.
Fox s gratt un orecchio, soprappensiero. Ho gi saputo pi di quanto potessi sperare, disse, ma non  granch, soprattutto considerando che suo padre non c' pi.
Aveva detto che se non si fosse trattato di quanto pensava... cominci Dora.
Invece si tratta proprio di quello.
Davvero? La ragazza era scettica.
Esattamente. Non dico che i particolari quadrino, ma la base c'.  stato il primo atto di una commedia tramutatasi poi in atroce tragedia. So che  stata atroce, perch ricordo la faccia di Jan Tusar quando tentava di trarre suoni melodiosi dal violino, quella sera.
Io me ne dimentico, quando posso, disse Dora scossa da un fremito.
Io no, ribatt Fox, alzandosi di scatto. Per ora deve credermi se le dico che non si pentir di aver mancato alla promessa fatta a suo padre. Se ne ha fatte altre, per, le mantenga. Dovr probabilmente pregarla di ripetere in presenza di altri quanto mi ha detto. In tal caso le circostanze la convinceranno che sar necessario. Nel frattempo non fiati con anima viva, per amor del cielo. Tre omicidi e un tentato omicidio mi pare che bastino.
Tre? ripet Dora sbigottita.
Anche suo padre, asser il detective. Comincio a credere che lei si sia sbagliata soltanto sull'identit della persona verso cui nutriva sospetti.
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CAPITOLO 17.
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Domenica, alle due del pomeriggio, Irene Dunham Pomfret sedeva nella biblioteca, a un capo del tavolo attorno a cui si tenevano spesso assemblee per opere di beneficenza e per l'organizzazione di manifestazioni artistiche. A giudicare dal suo aspetto era quantomeno dubbio che sarebbe stata capace di presiedere l'imminente riunione con il consueto autoritarismo o addirittura di assistervi.
Due settimane prima era vivace, bella ed energica quanto lo pu essere la madre di un ragazzo gi ventenne; adesso era un'anziana signora distrutta. La forza, l'elasticit l'avevano abbandonata. Le spalle curve, gli occhi privi di vita dietro le palpebre gonfie e arrossate, sembrava che soltanto la morte avrebbe potuto portarle pace e sollievo.
Gli altri erano disposti intorno al tavolo come le volte precedenti. Solo Fox era fuori posto, occupando la sedia di Perry. Alla sua sinistra, tra lui e la signora Pomfret, c'era Wells, il segretario.
Alla sua destra Henry Pomfret, seguito da Hebe Heath e da Beck. All'altro lato del tavolo sedevano Koch, Tedd Gill, Dora, Diego e Garda.
La signora Pomfret si guard attorno con occhi spenti e disse con voce afona: Voglio spiegarvi la ragione per cui vi trovate qui. Il signor Fox mi ha detto ieri che la polizia gli ha chiesto di consegnare il violino, ritenuto prova di un delitto. Non essendo riusciti a trovarne altre, vogliono almeno quella. Io sono propensa a cederlo, ma Fox si  opposto. Indic con gesto molle la custodia del violino sul tavolo, di fronte al detective, e si sforz invano di dominare il tremito delle labbra.
Ve ne spiegher lui stesso la ragione.
Tutti gli sguardi si posarono con evidente sollievo su Fox, che costituiva uno spettacolo meno straziante.
Forse si tratta di eccesso di prudenza da parte mia, disse il detective. Apr la custodia, tir fuori lo strumento e lo pos con cautela sul tavolo. Mi sentivo responsabile verso di voi, riprese
e volevo appunto liberarmi di tale peso. Come ho detto alla polizia, il violino mi era stato temporaneamente affidato. Ora lo restituir ai proprietari. Potrete consegnarlo alla polizia spontaneamente, oppure costringerla a ricorrere a mezzi legali.
Posso vederlo? chiese Beck.
Certamente.
Fox gli consegn il prezioso strumento. Il maestro lo esamin con cura e pass la punta delle dita sulla curva del coperchio, facendo poi stridere una corda. Il debole suono lamentoso si ripercosse sui nervi tesi dei presenti. Dora fremette, Diego brontol qualcosa, la signora Pomfret si port il fazzoletto alle labbra e Garda esclam in tono secco: La smetta!
Chiedo scusa, disse Beck posando il violino sul tavolo.
Koch si schiar la gola e si rivolse a Fox. Se la polizia lo ritiene una prova del delitto, ha diritto di ottenerlo, non  vero?
Non necessariamente, se noi ci rifiutiamo di consegnarlo.  un oggetto fragile, di pregio, e ci appartiene. Potremmo opporci al sequestro.
Poteva fare qualcosa di meglio, invece di riunirci qui, protest Koch. Si tratta di un'imposizione spiacevole, soprattutto per la signora Pomfret. Non poteva semplicemente telefonare alla signorina Heath, alla signorina Mowbray e a me?
Avrei potuto certamente, rispose Fox guardandolo con aria seria, ma ci sono alcune complicazioni. Prima che possiate prendere una saggia decisione nei riguardi del violino, dovr rivelare il nome dell'uccisore di Tusar e di Dunham.
C' ne ha messo di tempo, direi, obiett Koch in tono sarcastico.
 vero, ma ora sono pronto.
Le sue parole suscitarono esclamazioni soffocate, e tutti gli sguardi corsero verso di lui. Hebe afferr un braccio di Beck, ma l'uomo si svincol, mentre la signora Pomfret fissava Fox, rigida.
Il detective gust per un attimo la sorpresa dei presenti, poi cominci: Cinque giorni fa, e cio marted sera, ho cominciato a nutrire forti sospetti sull'identit dell'assassino. Ieri pomeriggio, poi, sono venuto a conoscenza di un particolare che me li ha confermati, ma non avevo prove come non ne ho tuttora. Si direbbe che non ne esistano. Quindi, per indurvi a prendere una saggia decisione circa il violino, vi dir quello che ho scoperto. Naturalmente uno di voi non ignora quanto sto per raccontarvi.
Uno di noi? borbott Diego con ira a stento repressa.
La signora Pomfret fissava sempre Fox con i suoi occhi arrossati.
Dora ripet: Uno di noi?
Questo colpo di scena  davvero incredibile, osserv Koch incrociando le braccia, e questi trucchi da ciarlatano...
Non sono trucchi, protest Fox calmo. Ritengo non vi sia altro da fare. Dopotutto l'uomo con il quale siete tutti in rapporti di amicizia  un assassino spietato, scaltro e pericoloso. Anche se non sar possibile provarlo davanti ai giurati, dovete tutti sapere la verit. Soprattutto la signorina Tusar, perch in un certo senso  stata beffata pi crudelmente degli altri, mentre aveva maggior diritto a essere trattata con lealt: lei amava suo fratello. Non  cos, signorina?
S, rispose Garda seccamente, e se pu dirmi...
Un attimo di pazienza, per favore. Uno dei presenti ha spinto suo fratello al suicidio, e quando  venuto alla luce l'espediente di cui si era servito, temendo che lei potesse sospettare di lui, le ha mandato il biglietto firmato con la svastica. Era chiaro per che la lettera non era opera di un nazista.
Come lo sa?
Il disegno della svastica era sbagliato.
Era pur sempre una svastica, obiett Garda. Ha avuto anche questa informazione dalla mia cameriera?
No, la sua cameriera mi ha soltanto dato ragguagli sul signor Fish, e questo mi porta al nocciolo della questione: suo fratello  stato ucciso da Fish.
Sta mentendo! Un impulso irrefrenabile aveva spinto Garda a parlare, ma poi la ragazza si domin e, senza manifestare la minima paura, fiss Fox con occhi di fuoco.
Mi sbaglio, o aveva negato di conoscere Fish? disse il detective con calma.
L'ho negato e lo nego. Volevo soltanto dire che ogni sua parola  una menzogna!
Chi diavolo  questo Fish? chiese Diego. Avevi parlato di uno di noi.
Infatti. In fondo posso iniziare il mio racconto da Fish.  un amico della signorina Tusar e si recava spesso da lei, sotto le spoglie di signora Harriet Piscis... Signorina, la prego. Non servir a nulla. Se d in escandescenze la far allontanare, e continuer comunque a dire quel che ho da dire.
Se considera le mie parole diffamatorie, pu querelarmi.
Dovremmo querelarla tutti, dichiar Koch, dal momento che ha detto che l'assassino  uno di noi. Adesso poi questa storia di Fish che diventa la signora Piscis...  davvero fantastica!
Lasciatelo proseguire, impose la signora Pomfret con tono improvvisamente autoritario.
Continui, signor Fox.
Sar bene chiarire subito quello che pu sembrare un controsenso. Fish  uno di voi, ed  abilissimo nel far sparire le proprie tracce quando si reca dalla signorina Tusar. Le telefona prima, probabilmente da una cabina telefonica, in modo che lei possa mettere in libert la cameriera e restare sola in casa. Si reca poi in qualche camera ammobiliata che la polizia non ha ancora scoperto, ne esce travestito da donna, la faccia coperta da un fitto velo, prende la metropolitana per un certo tratto, poi si fa condurre da un taxi fino ai Bolton Apartments, dove nel gennaio di qualche anno fa prese in affitto un appartamento sotto il nome di signora Harriet Piscis. Qui scende dall'ascensore al settimo piano e sale a piedi le ultime due rampe di scale che conducono all'abitazione della signorina Tusar.  una procedura un po' complicata, che finora gli ha evitato un'incriminazione per omicidio. Un disegno tanto tortuoso, all'origine, non era stato escogitato per questo scopo. Allora il nostro uomo non intendeva uccidere nessuno: voleva soltanto garantirsi che le sue visite alla signorina sarebbero rimaste segrete.
All'esclamazione soffocata di Diego, Fox si volt verso di lui e disse: Mi dispiace, e puoi allontanarti se lo desideri, ma non puoi fare altro... Tornando a Fish,  un uomo appassionato di belle cose,  un fine intenditore di porcellane e ama la signorina Tusar. Aveva rubato un vaso Wan Li nero rettangolare in questa casa e lo aveva portato nell'appartamento di Garda, perch quando ci andava gli faceva piacere vederlo...
Bugiardo! grid Garda.
No, non sono un bugiardo, ma ammetto che certi particolari sono soltanto congetture. Quanto sto per dire  accaduto, forse non esattamente come lo racconter, ma la sostanza  identica. La signorina Tusar teneva nascosto il vaso, e lo tirava fuori solo durante le visite di Fish, per paura che qualche ospite occasionale potesse riconoscere l'oggetto rubato al signor Pomfret. Tuttavia, per sbadataggine, lo aveva lasciato in vista un giorno in cui Diego and a trovarla. Diego pens subito al furto. Anche prima di allora aveva probabilmente pensato che la ragazza rubasse oggetti di valore per vivere nel lusso. In cuor suo doveva in qualche modo giustificare il tenore di vita di Garda, e per quanto ripugnante fosse questa conclusione, lo era meno di altre alternative...
Ti venga un accidente! sbott Diego balzando in piedi. Vieni fuori con me, vigliacco!
Non posso, non ora, almeno. Avresti potuto evitare tutto questo, amico mio, ti avevo avvertito... Dunque, Diego prese il vaso, apertamente s'intende, cio in presenza della signorina, perch non sarebbe capace di gesti sleali. Intendeva restituirlo in qualche modo a Pomfret, ma rimand il momento finch non fu troppo tardi. Garda si trov costretta a riferire a Fish l'accaduto e questi ne fu atterrito, perch ormai doveva nascondere segreti pi gravi della propria relazione con la signorina.
Questi segreti erano due: i due omicidi che aveva commesso. Non si fidava pi di nessuno, neppure di lei. Se Garda avesse confidato a Diego come il vaso era finito in casa sua? Per questa ragione, pochi giorni fa si  introdotto nell'appartamento di Diego, ha sottratto il vaso e gli ha preparato un tranello mortale, fallito soltanto perch, per caso, sono arrivato io prima di lui. Fish voleva ormai restituire il vaso a Pomfret e ci  riuscito per vie traverse, spedendolo per posta a Koch. Sapeva che questi l'avrebbe riconosciuto e si sarebbe sentito in obbligo di riconsegnarlo a Pomfret. Fish  stato molto attivo, luned scorso: nel pomeriggio  andato nell'appartamento di Perry e l'ha perquisito con la violenza di un ciclone. Non so che cosa cercasse, ma suppongo volesse trovare il secondo biglietto lasciato da Tusar sul tavolo del camerino prima di uccidersi. La signorina Mowbray aveva creduto di vedere due biglietti, mentre Perry aveva dichiarato che ce n'era soltanto uno. Era semplice dedurre che Perry ne avesse sottratto uno e lo avesse nascosto, e se ero riuscito a capirlo io, senza dubbio c'era arrivato anche Fish. Perry doveva avergli detto di avere la lettera, e forse gliel'avr anche mostrata: era un ragazzo sciocco e imprudente. Sapeva di aver a che fare con un topo in trappola, oppure, dopo aver apertamente accusato Fish... sebbene non lo conoscesse sotto questo nome...
Neppure noi, lo interruppe Pomfret, ammesso che lo conosciamo davvero. Capisco che voglia tenerci in sospeso, fa parte dello spettacolo che ha inscenato.
Fox gli rivolse un sorriso freddo. Perch? chiese. Comincia a turbarla?
Che cosa? domand Pomfret cercando di sorridere, ma riuscendo soltanto a fare una smorfia.
L'attesa.  naturale che sia curioso, soprattutto di sapere che cosa abbia risvegliato i miei sospetti, marted sera. Voglio toglierla dal dubbio: sono stati tre particolari, apparentemente slegati, ma in realt strettamente connessi se inseriti nello stesso contesto. Anzitutto le dir che la gente, quando sceglie uno pseudonimo, tende a conservare le iniziali del proprio nome. E quelle di Harriet Piscis corrispondono a quelle di Henry Pomfret. In secondo luogo c'era da chiedersi se il Wan Li rettangolare finito nell'appartamento della signorina Tusar fosse stato davvero rubato. Terzo particolare, pi significativo, Fish aveva preso complicate precauzioni per tenere segreta la propria amicizia con la signorina. Si doveva dedurre che l'eventuale scoperta di questa relazione sarebbe stata per lui catastrofica. Secondo me questa pista aveva una sola direzione possibile. Avevo ragione, vero, signora Pomfret? Suo marito  stato in gamba a tenerle nascosta la sua relazione con la signorina Tusar.
Tutti tacevano, immobili, e la signora Pomfret, col busto eretto, gli occhi ora inchiodati sul marito, sembrava una statua di marmo. Pomfret fiss Fox, e sulla sua faccia era dipinto solo lo sdegno per una cos assurda calunnia. Poi, sentendo gli altri occhi che lo scrutavano fino a trafiggerlo in fondo all'anima, non pot resistere e distolse lo sguardo dal detective per rivolgerlo verso Irene.
Reag con coraggio alla sfida e si difese come meglio pot, protestando con voce roca, ma energica: No, Irene, no, ti assicuro! A questo punto la collera sempre crescente di Garda giunse al punto di rottura e sfoci in un gesto improvviso, rapido come il fulmine. La ragazza afferr il violino per il manico e, prima che Diego e Beck potessero impedirglielo, aveva lanciato il prezioso e fragile strumento. Probabilmente voleva colpire Fox, ma il lancio era stato troppo alto e il violino and a fracassarsi contro lo spigolo di un mobile.
Beck si precipit a raccoglierlo, ma Fox l'aveva preceduto.
Santo Dio! esclam Diego afferrando Garda per un braccio e costringendola a sedersi.
Fox stringeva fra le mani il violino, il cui bellissimo coperchio era ridotto in frantumi, e vi stava guardando dentro, sul fondo, noncurante di Beck che lo tirava per una manica.
Perdio! imprec Koch. Ha perso la parola? Fox non gli prest attenzione. Torn al suo posto, pos il violino sul tavolo e guard Pomfret, le braccia conserte.
Questo capovolge completamente la situazione, disse. Avevo ammesso di non avere prove, e se la signorina Tusar si fosse dominata dubito che ne sarebbero mai saltate fuori. Il mio piano era di convincerla che fosse stato lei a uccidere suo fratello, inducendola cos a fornirmi qualche prova... quel tanto che sarebbe bastato. La signorina, invece, me ne ha fornite in un altro modo. Batt un colpetto sul coperchio infranto del violino e aggiunse: Le prove sono qui dentro.
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CAPITOLO 18.
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Pallida, la faccia di Pomfret era contorta da una smorfia che gli scopriva i denti. Irene tese una mano, dicendo con voce aspra: Me lo faccia vedere.
Devo prima continuare il mio racconto, le rispose il detective scuotendo il capo. Voglio avere la soddisfazione di chiarire i fatti in sua presenza. Si gir sulla sedia per guardare Pomfret, tenendo un braccio appoggiato sul violino, e riprese: Un momento fa ho detto di aver appreso ieri pomeriggio qualcosa che mi ha dato la certezza della sua colpa. Sono venuto a conoscenza di quanto sospettavo gi, e cio che ruppe lei stesso il Ming a cinque colori. Lo fece di proposito...
No! esclam Koch. Non ci credo. Non voglio mettere in dubbio che lei abbia le prove della sua colpevolezza, ma Pomfret non pu aver rotto di proposito il Ming. Non  possibile.
 cos, invece, ribatt Fox rivolgendosi di nuovo a Pomfret. Lo ha fatto, perch doveva trovare un pretesto convincente per rinunciare a collezionare porcellane. Sua moglie se ne intendeva troppo, forse non quanto lei, ma sempre troppo. Voleva dedicarsi alla raccolta delle monete, perch le sarebbe stato pi facile fingere di aver pagato duemila dollari per un dinaro dei Fatimidi che invece gliene era costato solo tre o quattrocento. Sua moglie le dava il denaro per acquistare le monete, come aveva fatto per le porcellane. In questo modo lei riusciva ad ammassare... non so, diciamo ventimila dollari l'anno, quanto bastava per i suoi scopi. Per questa ragione ruppe il Ming.
 una menzogna! esclam Pomfret inumidendosi le labbra. Non staccava gli occhi dalla faccia di Fox, cosa che indubbiamente richiedeva meno coraggio che guardare la moglie.  una vile menzogna, ripet. Perdio, me la pagher! Questo trucco evidente  una prova? Indic il violino sfiorandolo quasi con le dita. Dichiara che  una prova, quando non ci pu essere...
Ne parleremo a suo tempo, tagli corto il detective.
Prima devo chiarire altre cose. Ruppe il Ming nel salotto giallo, ma qualcuno la vide mentre ne stringeva in mano un frammento, pi di mezz'ora prima che Perry Dunham lo scoprisse.
Chi mi avrebbe visto?
Lawton Mowbray.
 morto.
S,  morto. Suppongo che l'episodio del vaso avesse destato i suoi sospetti, e in seguito era venuto a conoscenza della sua relazione con la signorina Tusar. Sua moglie era una sua cara e vecchia amica, e quando lui l'ammon di comportarsi lealmente nei suoi riguardi, minacciando di svelare la verit, lei si rec nel suo studio, lo colp alla testa e lo fece precipitare dalla finestra.
Pu provare quello che dice?
No, si tratta di una supposizione, ma volevo dirglielo davanti alla signorina Mowbray.
Dora! Pomfret tese una mano sopra il tavolo. Non crederai... La ragazza non lo guard neppure: la faccia contratta, stringeva le mani con forza e teneva gli occhi fissi su Fox.
Questo accadeva l'inverno scorso, riprese il detective.
Lei si sentiva al sicuro, ma nel complesso  uno strano miscuglio di scaltrezza e di ottusit.  possibile tenere nascosto, anche per sempre, qualche gesto sporadico, ma qualsiasi attivit continuata prima o poi viene scoperta. Mowbray era venuto a conoscenza della sua relazione, e cos pure Jan Tusar, non molto tempo fa. Non so per n quando n come. Ma a questo penser la signorina Tusar.
Prima del giorno in cui lei sar costretto ad affrontare il giudice e la giuria, la signorina probabilmente dir ben altro, per evitare di essere processata come sua complice. Pu darsi che Jan Tusar avesse visto il Wan Li nell'appartamento della sorella, come accadde poi a Diego... il vaso che lei stesso ci aveva portato. Tusar  venuto a sapere della relazione. Non nutriva simpatia per lei e aveva debiti di riconoscenza verso sua moglie, quindi l'ha accusata apertamente e le ha dato un ultimatum: se lei non avesse rotto ogni rapporto con sua sorella, lui avrebbe informato sua moglie.
Lei si  difeso dalla minaccia con astuzia demoniaca: poche ore prima del suo debutto ha versato la vernice nel violino. Conosceva la sua indole, il suo temperamento, e sapeva che, travolto dalla disperazione, sarebbe stato capace di uccidersi. Non si era sbagliato.
No! lo interruppe Pomfret con voce strozzata. No! Poi commise l'inevitabile, grossolano errore. Si volt a guardare non la moglie, bens Garda, supplicando: Garda! Garda! Non  vero! Irene si alz in piedi e la sua voce risuon metallica. Dice di avere le prove?
Fra poco, rispose Fox rivolgendosi di nuovo a Pomfret. Ancora una volta, come era accaduto con Lawton Mowbray, si  sentito al sicuro. Ma ora sorgevano complicazioni. La scomparsa del violino deve averla terrorizzata, e sebbene io avessi poi chiarito soddisfacentemente l'episodio, avevo al tempo stesso risvegliato in lei altri timori, scoprendo la faccenda della vernice. Non temeva che la si potesse imputare del crimine, ma che la signorina Tusar sospettasse di lei. Ha cercato di correre ai ripari mandandole la lettera e cercando di sviare i suoi sospetti... Signorina! Fermala, Diego! Diego intervenne tempestivamente e Fox riprese: Ormai la miccia era accesa e non poteva essere spenta. Roso dall'angoscia, lei doveva essere in preda alla disperazione quando Perry le ha detto che Jan aveva lasciato un secondo biglietto, indirizzato a sua moglie, nel quale svelava la sua relazione con Garda. Gliel'ha mostrato? Che altro le ha detto? Forse, come Mowbray e Jan, le ha imposto di troncare i suoi rapporti con Garda. Sapeva che sua madre era felice con lei, e le voleva abbastanza bene per non desiderare di distruggere la sua felicit. Di conseguenza, invece di consegnarle la lettera le ha offerto una via d'uscita. Non sapeva che lei fosse un assassino, s'intende. Lei gli ha promesso di ubbidire e lui, da sciocco, ha prestato fede alle sue parole. Comunque, ha commesso l'imprudenza di versarsi da bere da una bottiglia del suo whisky preferito, alla quale lei aveva libero accesso.
Sapevi benissimo che anch'io bevo bourbon, a volte, disse Koch a Pomfret in tono risentito.
Hebe Heath soffoc una risatina divertita.
Scomparso Perry, prosegu Fox, lei era di nuovo al sicuro. Ma i nodi stavano venendo al pettine e i suoi nervi cominciavano a cedere. C'era la questione del vaso Wan Li. Garda l'aveva naturalmente informata che l'aveva preso Diego, e ormai il suo sangue freddo la stava abbandonando.
Si  di nuovo tramutato nella signora Harriet Piscis per acquistare il nitrobenzene, e l'irruzione nell'appartamento di Diego, come pure il tranello per ucciderlo, sono stati gesti addirittura pazzeschi. Del resto il suo piano  fallito. Poi c'era la questione del secondo biglietto lasciato da Tusar, una questione d'importanza vitale. Si  procurato la chiave dell'appartamento di Perry... infatti quando la signora Pomfret me ne ha data una, ho notato che c'era un duplicato... poi  salito con un espediente qualunque, camuffato da signora Piscis, e ha frugato dappertutto come un pazzo, ma non ha trovato il biglietto.
Mio figlio mi aveva detto che non esisteva, intervenne la signora Pomfret. Sosteneva che ce ne fosse uno solo e che Dora si fosse sbagliata. Mio figlio non mentiva mai, con me.
Quella volta ha mentito, ma si trattava di una bugia innocente. Fox si rivolse di nuovo a Pomfret. La storia del biglietto la tormentava, e del resto non lasciava dormire neppure me. Dopo che Perry aveva tentato di manomettere il violino, il giorno in cui lo avevo lasciato solo, mi  venuta l'idea che il biglietto potesse essere dentro lo strumento. Se, dopo averlo letto rapidamente quella sera, avesse voluto nasconderlo, poteva averlo infilato in uno dei tagli a effe. Ma poi non era riuscito a recuperarlo, perch il violino era sparito. Io ho rigirato il violino in tutti i sensi, ma all'interno non si sentiva muovere niente. Ho anche guardato attraverso le effe con una torcia, e allora ho scoperto la vernice. Ma il biglietto non si vedeva. Sono stato davvero sciocco a non capire subito. Lo strato di vernice era tanto spesso che, dopo sei o sette ore, era ancora appiccicoso e il biglietto era scivolato in fondo, restandovi attaccato.  ancora l.
Pomfret, la faccia contratta da uno spasimo, balbett: ... ...
 ancora l, attaccato alla vernice, ripet Fox, aggiungendo con voce severa:  la vendetta di Jan, che Garda ha scoperto con il suo gesto. Il biglietto dice: "A I. D. P. Addio. Questa mia morte e` un oltraggio che lei non meritava, come non merita cio` che fanno mia sorella e suo marito. Si opponga.  mio dovere avvertirla. Addio! Jan".
Garda lasci cadere la testa sul tavolo, scossa dai singhiozzi.
Me lo dia, ordin la signora Pomfret con voce strozzata.
Fox commise l'imprudenza di voltare la testa verso Irene, e in quel momento Pomfret spicc un balzo. Si gett contro il detective, lo spinse con violenza e tent di afferrare il violino. Come un animale selvatico, Hebe si interpose fra Pomfret e lo strumento. L'uomo non riusc a toccarlo e, perdendo l'equilibrio, cadde trascinando con s la diva. Lei gli si era avvinghiata furiosamente, e in un attimo il detective, Diego, Beck e Koch accorsero a darle man forte.
Quando si rialz, Fox vide che Wells si stringeva al petto il violino. Stava dicendo con voce tremante: Il telefono...
Grazie, rispose il detective. Mi chiami Spring settantatr, uno, zero, zero...
...
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...
FINE.